Artivismo ante litteram: intervista all’artista Silvana Campese

9 Giugno 2022 Redazione A&S 2299

NELLA FOTO: INTERVISTA A SILVANA CAMPESE.

Classe 1948, Silvana Campese è una pittrice e scrittrice campana che ha iniziato la sua attività artistica verso l’inizio degli anni Settanta, ispirata dall’incontro con l’artista Lina Mangiacapre e lo storico collettivo femminista napoletano Le Nemesiache, fondato dalle sorelle Mangiacapre nel 1970. Autrice di svariati libri, tra i quali va ricordato La nemesi di Medea (Una storia femminista lunga mezzo secolo), oggi forse più che mai potremmo definire Silvana Campese una vera e propria artivista ante litteram. La redazione di Arte & Società è dunque lieta di proporvi una esaustiva intervista testuale a questa valida artista napoletana.


INTERVISTA A SILVANA CAMPESE
a cura del sociologo e giornalista Ivan Guidone


Quando e, soprattutto, perché ha iniziato a fare pittura?

Ho iniziato a dipingere oltre i trent’anni. Dapprima con colori ad olio e successivamente con gli acrilici. Ma sin da bambina ho amato molto disegnare. Era una vera passione e fu alimentata anche dal felice incontro con il professore Mario Schera, docente della materia alle medie (di allora... fine anni Cinquanta) che mi gratificava sempre e si mostrava entusiasta dei miei lavori. Inoltre credo di aver ereditato dal ramo paterno questo talento: mio padre ed il suo disegnavano e dipingevano per hobby. Anche loro, come me, autodidatti.

Quali sono i suoi artisti preferiti?

Tanti anni fa lessi il bellissimo romanzo di Irving Stone “Brama di vivere - Van Gogh” e mi innamorai di Vincent e delle sue opere di cui incominciai a raccogliere le immagini che trovavo. Non soddisfatta, presi ad acquistare fascicoli e altre pubblicazioni settimanali tra cui “Gli impressionisti e la pittura dell’800” e fui molto colpita anche dagli artisti dell’immaginario cioè dall’arte visionaria e non solo. Inoltre ho tra i miei preferiti anche De Chirico e Dalì. Mi emozionano alcuni quadri di Vassily Kandinsky, che è considerato uno dei padri dell’astrattismo. Mi arrivano ondate di sensazioni/emozioni. Del resto egli dava sfogo alle sue più intime, attraverso colori e forme. I critici concordano nel ritenere che Kandinsky dipingesse come se componesse un brano musicale. Io sento palpitare i suoi dipinti come materia vivente. Come sempre anche per lui, come per molti altri artisti, prima di arrivare a quel tipo di espressioni e linguaggio pittorico, ci fu il periodo in cui dipingeva soggetti figurativi con un approccio accademico. Chi pensa che l’astrattismo, come il cubismo di Picasso o il surrealismo di Magritte e l’action painting di Pollock, per citare solo qualche esempio, nascano dal caos o dall’improvvisazione, si sbaglia. Sono il frutto di un percorso lungo e tormentato.

E quali quelli che l’hanno ispirata a fare arte?

L’incontro con l’artista femminista Lina Mangiacapre/Nemesi, che si firmava Màlina come pittrice, e con il gruppo delle Nemesiache, fondato nel 1970 da lei e dalla sorella Teresa/Niobe, fu per me determinante. Liberatorio in quanto donna e in quanto artista. Lina diceva di recitare i suoi quadri e dipingere le sue poesie. Ne ero affascinata. Tuttavia, non essendomi mai considerata pittrice in senso proprio, non avendo una formazione specifica, una competenza in senso tecnico, preferii per alcuni anni utilizzare il tempo libero che mi restava dagli impegni di vario genere, per esercitarmi nella scrittura creativa, altra mia passione, rispetto alla quale ritenevo di avere maggiori possibilità di ottenere risultati apprezzabili. Miravo, già allora, a pubblicare qualche lavoro e feci anche dei tentativi. Però, nel frattempo, influivano su di me le esperienze e le attività del e nel gruppo: al Centro donna di via Cilea si formò il Gruppo della Creatività nel quale entrai a far parte e vi confluirono le Nemesiache, altre artiste femministe che le frequentavano in quegli anni, tra cui in particolare Mathelda Balatresi, Ela Caroli, Teresa Bello, Rosa Panaro, Anna Trapani, ma anche Donne della Mensa dei Bambini Proletari che avevano nel frattempo preso contatto con le Nemesiache in quanto molto interessate e coinvolte sul piano politico-femminista ma soprattutto dalla loro dimensione artistica e innovativa. In particolare Lucia e Cinzia Mastrodomenico, Conni Capobianco, Consuelo Campone... Il “Manifesto per la riappropriazione della nostra creatività”, concepito e scritto alla libreria “L’incontro”, al Vomero, dove avevamo organizzato una mostra di lavori ed opere di donne, ha la data dell’8 Marzo 1977 e fu firmato dalle partecipanti, compresa la sottoscritta. In questo manifesto denunciavamo la violenza che ha espropriato le donne del loro corpo, delle loro espressioni ed estensioni. “Creatività è politica, vita, quotidianità, erotismo, armonia con la natura e col cosmo”. Rifiutavamo la distinzione tra momento creativo e momento produttivo. Rifiutavamo l’interpretazione critica di una realtà che non viene accettata come vissuto. Sfidavamo così tutte le estetiche e i filosofi che da secoli si sono avvicendati nello stabilire e decidere chi e come doveva o non doveva essere creativo. “Quindi dissacriamo tutte le cattedrali, i capi carismatici, i miti e i simboli denunciandone tutta la mistica fallocratica perpetrata sulla nostra storia. Bruciamo pubblicamente tutti i manifesti espressionisti, cubisti, futuristi, astrattisti, dadaisti, surrealisti, scoprendo nelle loro elaborazioni, attraverso le giustificazioni dell’arte, la riappropriazione dei contenuti e scoperte specifiche delle donne per ritorcerli nuovamente contro di esse”. Inoltre ormai da tempo frequentavo l’abitazione di Nemesi/Màlina e restavo molto coinvolta dalle sue opere di pittura, per lo più su grandi tele rotonde. Certamente anche come pittrice Lina Mangiacapre mi ha influenzato e di lì a poco presi coraggio e mi inoltrai in questo percorso artistico all’insegna delle sue parole: “La mia vita sono i colori e questo mondo è così grigio e noioso! Sono una donna, non ho storia, non ho autorità alle mie spalle, non devo seguire scuole perché le mie scuole non sono trascritte sulla carta e nella legge, ma nel sangue; la mia esperienza si trasmette per sentieri nascosti, sconosciuti agli uomini e ai loro maestri. Rifiuto ogni discorso tecnico a priori, come valido; le tecniche sono a posteriori, sono riflessioni su chi si è espresso da parte di chi non ha esigenza di esprimersi come ego, di chi si riflette, decide, astrae e poi pretende (per prendere un posto nella storia), di decidere e comandare e bloccare così la vita e chi ha urgenza di esprimersi”.

Quale è la mostra (collettiva o personale) che ricorda con maggiore affetto?

Molti ricordi sono legati ovviamente alle mostre ed alle performance del gruppo. Ma non riguardano i miei dipinti, bensì altri lavori e contributi di vario genere. Come mostre d’arte in altre situazioni con la mia partecipazione anche in quanto pittrice, ricordo sempre con piacere la collettiva d’Arte organizzata nel 2002 dall’Associazione Lucana “Giustino Fortunato” che all’epoca frequentavo con una certa assiduità, collaborando peraltro in più occasioni, compresa quella. Ospite d’onore Luciano Scateni, recital di cantautori quali Marco Donnarumma ed Enrico Mosiello alla chitarra classica. Le recensioni delle opere furono curate dalla Prof.ssa Clementina Gily Reda. Io fui voce recitante. Tra gli artisti Antonello Leone, Rita Ragni, Ena Villani ed altri ancora.

Cosa vogliono comunicare le sue opere allo spettatore?

A parte quelle opere che conservo solo per affetto – paesaggi, personaggi su sfondi di vario genere e nature morte – ma che furono piuttosto delle esercitazioni per prendere confidenza con i pennelli, avendo deciso di passare dal disegno alla pittura, da un certo momento in poi, più sicura e matura nell’ardire, mi cimentai in lavori più impegnativi sul piano dell’espressione di sé. Ogni mia creazione da allora in ambito pittorico (ma non solo in quello...), in genere ha origine da una ispirazione di tipo viscerale o comunque emozionale, che seguono una esperienza reale o di sogno. Attraverso il tramite dell'espressione pittorica esprimo quindi impressioni che prendono corpo in immagini abbastanza simboliche e non sempre facilmente interpretabili. Alcuni quadri hanno anche una ispirazione di tipo contenutistico/intellettuale. Comunque in me, come artista, la testa e il ventre sono fusi in una unità inscindibile.

È soddisfatta della sua ricerca artistica o c'è ancora molto da esplorare per lei?

In verità la mia età e soprattutto le patologie croniche di cui soffro da alcuni anni mi condizionano molto e non oso più affrontare e sfidare le tele grandi, perché occorrono energie fisiche e resistenza che non ho più. Del che mi rammarico, essendo sempre stata per me entusiasmante quella ‘sfida’! Esploro molto dentro e fuori di me attraverso la scrittura. Non a caso per le copertine dei libri ho talvolta utilizzato i miei dipinti. Per esempio “Prisma”, “Caleidoscopio” e per l’ultimo in ordine di pubblicazione dal titolo “Memorie dal futuro” ho scelto il dipinto “Infanzia negata” perché estremamente rappresentativo rispetto ad un romanzo distopico come questo.

Cosa è cambiato in lei (e nella sua pittura) dagli esordi fino ad oggi?

Agli esordi praticamente disegnavo e coloravo con i pennelli... Nel tempo ho conquistato un rapporto ben diverso con lo spazio e la materia disponibili e ho sentito liberarmi da schematismi e rigidità dogmatiche...

Come vede l'attuale scena artistica contemporanea?

Definire l’arte non è mai stato semplice, ancor di più se si tratta di arte contemporanea, termine con cui si intende fare riferimento alle espressioni e produzioni artistiche vicine o dell’epoca in cui viviamo. Secondo alcuni studiosi, l’arte contemporanea copre tutto il ‘900, secondo altri critici invece si può definire arte contemporanea solo l’arte dagli anni sessanta ad oggi. Intanto penso che l’arte contemporanea non è solo Pop Art ma è la videoarte, la fotografia, la pittura, le installazioni artistiche ma anche scultura, musica e performance originali. In ogni caso l’arte è da sempre il riflesso della realtà e subisce quindi le suggestioni di tutti i cambiamenti socio-culturali. Gli artisti spesso ne raffigurano gli aspetti più critici, come per esempio quelli conseguenti all’inquinamento ambientale ed alla grave crisi climatica in atto. Infatti assistiamo allo sviluppo della “Trash Art” (spazzatura + arte), in cui molti artisti si prefiggono lo scopo di svolgere una lotta contro il degrado ambientale ed in particolar modo contro l’accumulo dei rifiuti, talvolta di difficile smaltimento. I materiali – indirizzati alla discarica – come plastica, legno, carta e rifiuti vari vengono rivitalizzati in opere d’arte innovative e green, cioè vicine alla natura attraverso il riciclaggio. Trovo questa particolare forma di arte molto valida. Inoltre per me, in quanto nemesiaca, l’arte è politica, quotidianità, prendere posizione e lottare per la libertà e soprattutto contro le discriminazioni e le violenze di genere. Quindi provo molta stima per tutte le artiste e gli artisti “ARTIVISTE/I” perché, se l’attivismo è l’impegno di coloro che intendono con la propria voce ed azione rompere il silenzio degli oppressi, l’arte può essere la cassa di risonanza più potente che possano trovare. L’Artivismo nella contemporaneità chiama alla responsabilità molte artiste ed artisti del panorama globale.

Ha trovato difficoltà a farne parte?

Come persona non posso dire di aver fatto tutto il possibile per farne parte... Del mondo dell’arte in genere, intendo. Ho sempre privilegiato la dimensione collettiva, l’impegno ‘insieme’, in gruppo... Mi premeva vivere la circolarità di energie, la creazione collettiva di eventi e performance stimolanti sul piano politico oltre che creativo. Né ho mai rivendicato maternità e primogeniture. Il che, probabilmente, fermo restando che non rinnego la scelta politico-femminista, come artista mi ha penalizzato. Però devo fare un distinguo: grande è stato da parte mia e nei limiti delle mie possibilità economiche e organizzative, l’impegno profuso per la pubblicazione dei libri... Ma questa è un’altra storia e riguarda in particolare il sistema editoriale nel suo complesso e quello gestito da piccoli sedicenti editori. Soprattutto a livello promozionale…

Ritiene utile per un artista avere un Sito e fare uso dei Social?

Sì, credo possano essere di grande aiuto in senso promozionale. Oggi i canali di comunicazione e promozione si basano sulle possibilità offerte dai media, da tutti o quasi tutti i mezzi e gli strumenti tecnologici. Siamo persino oltre quella che fu definita “civiltà dell’immagine”. Siamo nella società digitale! Con tutti i suoi pro ed i suoi contro. Mi sembra quindi conseguente cercare di utilizzarne il positivo... La Terra è ormai da tempo “il pianeta connesso”, nel quale si realizza la nuova dimensione immateriale della nostra esistenza: la contiguità tra spazio fisico e spazio digitale. Ne consegue, di positivo, che si aprono orizzonti molto vasti. Tuttavia, per molti aspetti, c’è tanto ancora da esplorare e non è detto che i riscontri siano auspicabili, almeno da alcuni punti di vista... Un discorso, questo, complicato e difficilissimo da esaurire. In ogni caso abbiamo una importante certezza: la nuova e smisurata disponibilità di informazioni, da raccogliere, volendo, e scambiare in un flusso ininterrotto. C’è stato ed è tuttora in itinere un salto che non è solo quantitativo – per volume e varietà dei dati generati e sfruttati – ma qualitativo. Nella società digitale, noi siamo i nostri dati. Cioè la tecnologia digitale offre nuove ed illimitate potenzialità di sviluppo, la dimensione dei fenomeni in rete è globale, si fa "rete" per implementare sinergie, condividere esperienza, proporre e proporsi ecc. ecc.

Che consigli darebbe ad un giovane che vuole intraprendere il percorso artistico?

Di avere ben chiara la differenza tra una giovanile infatuazione a sfondo narcisistico ed una vera autentica passione alimentata da talento naturale, volontà di raggiungere il massimo livello individuale e personale possibile, ricerca, sperimentazione, studio e quindi costanza e umiltà.

Vuole dire qualcosa ai lettori di Arte & Società?

Arte & Società è un bel progetto in evoluzione, una fonte di conoscenza e riflessione a più livelli, con un particolare taglio sociologico. Credo quindi che sarà per tutte e tutti lettrici, lettori e partecipanti un vero piacere seguirne la crescita.

Ivan Guidone

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Ultimo aggiornamento: 10/06/2022, 08:13