Scheda critica su Selene Bonavita

28 Settembre 2020 redazione53

Nella foto, l'artista Selene Bonavita insieme al critico Vittorio Sgarbi durante una Collettiva a Palazzo Galleria Farini di Bologna (Gennaio 2020).

Nota critica di Azzurra Immediato, 2019

Selene Bonavita, formatasi sotto l’egida di Mario Ferrante, ha sviluppato una ricerca imperniata attorno ad un linguaggio fenomenico di matrice astratta e informale, ove il solo appiglio al dato reale è offerto dalle titolazioni. Ella procede e sperimenta al fine di generare una personale geografia interiore che, seppur priva di un raccordo di mimesis con luoghi riconoscibili, ne sostanzia la più profonda essenza, che è quella emozionale, determinante nell’istante maieutico.

Altrove ho affermato quanto la poetica della Bonavita si soffermi sul dualismo relazionale ed intrinseco tra universo inconscio e sfera cosciente, dimensioni che “traslate sulla tela mediante il ricorso ad una sorta di ‘ascolto intimo’ che affiora tramite il gesto, il segno ossia traccia di un mondo celato, altrimenti inenarrabile” tende verso una peculiare “osservazione del quotidiano secondo un idioma generato da commistione di casualità ed imprevedibile quanto inenarrabile prorompenza”.

Lo spettatore si sentirà come ammaliato ed ipnotizzato, recepirà in maniera sinestetica quanto l’artista ha lasciato sulla tela, traccia di una visione personale ed intima ma pronta a farsi portatrice di sentimenti universali. (…) La sorpresa è profonda, lo stupore è fonte di un concatenarsi di emozioni che paiono frastagliarsi con lo stesso ritmo offerto dal segno pittorico e dalla gestualità epifanica; di volta in volta qualcosa rinasce, con la stessa energia catartica della vita.