Scheda critica su Emilia Della Vecchia

1 Luglio 2020 redazione88

L'artista Emilia Della Vecchia insieme al critico d'arte Vittorio Sgarbi.

Testo critico 1

Le interpretazioni marine di Emilia Della Vecchia

Emilia Della Vecchia prova su prova, studio su studio, passo dopo passo, opera su opera inquadra le sue pitture. Le sue attuali determinazioni pittoriche vertono sul mare e, con molta probabilità, guarderanno, nell’immediato futuro, ad altri temi naturalistici, come le nuvole e le cascate.

Nella sua partecipazione al mondo della Pittura, Della Vecchia sta assumendo concrete variazioni e svolte decisive che, oggi, si rivolgono al mare con semplici ma efficaci deduzioni compositive.

Riporta in ricordi visivi, nutriti da riverberi e rimandi, quello che vede e, così, continua il suo cammino. Non si può toccare il mare se non si sono percorsi i sentieri del giorno e della notte. Il mare è da vedere, da ascoltare, da riportare in memoria. Nel cercare di fissare il mare sono da considerare vari elementi: i cicli dei venti, le declinazioni del sole, gli uccelli che lo sorvolano, i paesaggi limitrofi, gli ambienti finitimi con le diverse geografie umane, e non solo.

Nelle sue ultime interpretazioni ciocche rosse, quasi petali di corallo, insomma, ciuffi brillanti invadono la massa d’acqua e l’attraversano nelle profondità. Due colori, il blu e il rosso, convergono in sostenute e plurime sfumature e sembrano incontri per rendere atmosfere, che s’allontanano dalle dimensioni reali per inoltrarsi in campiture rastremate, quasi per sfidare un futuro convegno astratto. In un esercizio di riflessioni e di rifrazioni di applicazioni cromatiche si stende un lavoro di altre e ulteriori precisazioni.

Napoli, giugno 2020

Maurizio Vitiello


Testo critico 2

La fenice e l’onda. Aurore, notturni e maree nell’arte di Emilia Della Vecchia

Emilia Della Vecchia è artista introspettiva, legata ad un figurativo empatico, di forte impatto visivo, spesso materico, si avvale dello spatolato che, con le sue corposità, cattura la luce imprigionandola in una texture che delinea e realizza il disegno stesso. Particolarmente efficaci risultano, in questo caso, i paesaggi marini, le distese blu che si allontanano in un orizzonte sognato, da perseguire, forse raggiungere: i tramonti e le albe, tutt’uno con le superfici cerulee del mare, densi e vigorosi, nelle pennellate che costruiscono l’onda e la sua curva, sono i protagonisti di visioni cariche di pathos e profonda emozione. Tali raffigurazioni nascono dal sentimento della memoria, è il ricordo, delicato o malinconico, sempre ardente e vivo, che legato ad un paesaggio lo evoca nella sua potenza naturalistica, nella sua forza cromatica, nella sua lirica essenzialità.

L’artista sonda lo specchio dell’onda e, al contempo, i suoi abissi, suggerendone una percezione anche simbolica: le ali, leggere, di bianchi gabbiani che baciano i riverberi dei flutti appena accennati, divengono metafora di ricerca, libertà ed affrancamento; i coralli, purpurei e rosa, beltà preziose e nascoste, da scoprire e proteggere, nel mistero d’una profondità che è ventre e vita.

In quest’analisi del contrasto e dell’unione tra superficie ed abisso, s’inserisce la ricca indagine pittorica sul femminile: le protagoniste di Emilia Della Vecchia narrano di attese, tenere e perdute nella rimembranza; di ferite inferte all’innocenza e alla dolcezza, curate in solitudine con estremo coraggio; del bacio, fragile, all’alter ego nell’estremo bisogno di amarsi a dispetto dell’altrui crudeltà; di fanciulle dormienti, proiezioni di una percezione diversa, aperta all’ignoto. Occhi socchiusi, come delicate conchiglie, posseggono la malìa antica delle Sirene del mito, figlie dell’eros, lo esprimono nell’abbandono seducente degli sguardi e nelle nuances blu, care all’artista, che, improvvisamente, si accendono di dettagli vermiglio e porpora.

Donne e notte, liricamente insieme nel silenzio e nei chiari baluginii della luna sull’acqua, complici d’una poesia visiva e di un comune sentire fatto di arcana segretezza, di delicato desiderio, di timide paure, di agognato e dolce oblio. E se, nella serenità della notte, il cuore sopito trova la quiete, si risveglierà nel fuoco dell’alba come novella fenice che rinasce, di nuovo, alla vita e all’amore.

Roma, giugno 2019

Antonella Nigro