Schede critiche su Emilia Della Vecchia

1 Luglio 2020 Redazione A&S 630

L'artista Emilia Della Vecchia insieme al critico d'arte Vittorio Sgarbi.

Testo critico #1
Le pitto-sculture di Emilia Della Vecchia (2020)

Le nuove opere di pitto-scultura di Emilia Della Vecchia rappresentano un atto creativo che elimina ogni distanza tra il fruitore dell’opera e l’opera stessa. La tela viene riprodotta su supporti materici tridimensionali, dove il limite e il contorno della tela non esiste più. I petali liquidi creati nelle opere vengono trasferiti su queste nuove forme tridimensionali.

L’Artista Emilia Della Vecchia fa una continua ricerca di nuove forme di pittura e astrazione, per rendere sempre più vivi e libere le sue creazione. Ogni forma materica da lei scelta come supporto alle sue opere, vibra ed è dinamica. Le dinamiche spirali, create spesso dal solo contorcersi della materia già modellata, rappresentano la manifesta volontà di fuga dalla consueta ovvietà artistica.

C’è un’immersione totale dell’artista in ogni pitto-scultura. L’atto creativo è un vivere intenso fatto di colore, materia che vibra e si muove, si tocca, con le mani. Quindi non solo non solo esperienza visiva ma tattile.

La materia scelta e la forma danno ancora più forza a questa esigenza di creare elementi artistici che hanno più dimensioni di una tela, essi sono volti a espandere le sensazioni in tutto il mondo che sta intorno. La tela quindi diventa materia che va verso nuove forme dove artistico non è la tela ma qualunque materia che contiene la tela stessa.

Il cono con la sua forma sembra che si contorca per portare l’opera tridimensionale in altre spazi sconosciuti che la pittrice Emilia Della Vecchia cerca in maniera incessante, come nuova esploratrice di un viaggio sconosciuto in nuove dimensioni artistiche che la investono.

La pittrice Emilia Della Vecchia non pensa più alla pittura ma la vive intensamente come atto creativo e unico di creazione dell’Arte.

La pittrice Emilia Della Vecchia cresce matura ed esplora nuove dimensioni dove l’atto creativo è la sublimazione della bellezza dell’atto stesso. L’atto creativo è una forma d’amore intima con il colore e la sperimentazione continua.

Maddalena Cenvinzo


Testo critico #2

La fenice e l’onda. Aurore, notturni e maree nell’arte di Emilia Della Vecchia (2019)

Emilia Della Vecchia è artista introspettiva, legata ad un figurativo empatico, di forte impatto visivo, spesso materico, si avvale dello spatolato che, con le sue corposità, cattura la luce imprigionandola in una texture che delinea e realizza il disegno stesso. Particolarmente efficaci risultano, in questo caso, i paesaggi marini, le distese blu che si allontanano in un orizzonte sognato, da perseguire, forse raggiungere: i tramonti e le albe, tutt’uno con le superfici cerulee del mare, densi e vigorosi, nelle pennellate che costruiscono l’onda e la sua curva, sono i protagonisti di visioni cariche di pathos e profonda emozione. Tali raffigurazioni nascono dal sentimento della memoria, è il ricordo, delicato o malinconico, sempre ardente e vivo, che legato ad un paesaggio lo evoca nella sua potenza naturalistica, nella sua forza cromatica, nella sua lirica essenzialità.

L’artista sonda lo specchio dell’onda e, al contempo, i suoi abissi, suggerendone una percezione anche simbolica: le ali, leggere, di bianchi gabbiani che baciano i riverberi dei flutti appena accennati, divengono metafora di ricerca, libertà ed affrancamento; i coralli, purpurei e rosa, beltà preziose e nascoste, da scoprire e proteggere, nel mistero d’una profondità che è ventre e vita.

In quest’analisi del contrasto e dell’unione tra superficie ed abisso, s’inserisce la ricca indagine pittorica sul femminile: le protagoniste di Emilia Della Vecchia narrano di attese, tenere e perdute nella rimembranza; di ferite inferte all’innocenza e alla dolcezza, curate in solitudine con estremo coraggio; del bacio, fragile, all’alter ego nell’estremo bisogno di amarsi a dispetto dell’altrui crudeltà; di fanciulle dormienti, proiezioni di una percezione diversa, aperta all’ignoto. Occhi socchiusi, come delicate conchiglie, posseggono la malìa antica delle Sirene del mito, figlie dell’eros, lo esprimono nell’abbandono seducente degli sguardi e nelle nuances blu, care all’artista, che, improvvisamente, si accendono di dettagli vermiglio e porpora.

Donne e notte, liricamente insieme nel silenzio e nei chiari baluginii della luna sull’acqua, complici d’una poesia visiva e di un comune sentire fatto di arcana segretezza, di delicato desiderio, di timide paure, di agognato e dolce oblio. E se, nella serenità della notte, il cuore sopito trova la quiete, si risveglierà nel fuoco dell’alba come novella fenice che rinasce, di nuovo, alla vita e all’amore.

Antonella Nigro