Note critiche su Alessandra D’Ortona

22 Agosto 2021 Redazione A&S 73

NELLA FOTO: DORTONA CRITICA.

NOTA CRITICA 1
(di Victoria Dragone - poetessa, critico d’arte, saggista)

L’artista Alessandra D’Ortona rispecchia nella sua pittura concetti profondi, analitici, di introspezione psicologica trattati con sottile e fantasiosa intuizione. I suoi pensieri prendono forma grafica tramite una particolare tecnica in cui a grosse pennellate che sfumano dal carminio, bordeaux, marrone-rosso, marrone scuro, lilla bluastro fino al nero, avvicina una “scrittura”, graffi di pennini. Questa sua scelta pittorica ha un significato interpretativo collegato con la dinamica dell’argomento; è la scelta di contrapporre sensazioni antitetici e rilevare la loro metamorfosi, il valore catartico della trasformazione. I quadri di Alessandra sembrano un viaggio paesaggistico, a volte impreziosito con degli elementi umani, ma la natura è solo spazio che ospita una tematica complessa, è la cornice per lo sviluppo delle riflessioni, per le domande esistenziali, per le sensazioni inconsce, sentite a fior di pelle da una sensibilità in continuo ascolto. Anche la natura fa parte dei mutamenti concettuali, ma mantiene sempre la sua fiabesca bellezza che enfatizza gli aspetti emotivi. Le aspettative dell’artista non sono i desideri di un’ingenua sognatrice, sono piuttosto le coordinate di una lottatrice consapevole di ciò che la ostacola e determinata a combattere per vincere con i mezzi del pensiero artistico. Nel discorso pittorico dell’artista Alessandra D’Ortona c’è valore etico e valore estetico, l’eloquenza di denunciare il male smascherando i suoi effetti, e la proposta di annientarlo tramite il raffinamento del disegno, il linguaggio del colore, l’impostazione dell’immagine, in tutto guidato dalla ricchezza delle idee, dall’eco di un’anima vibrante.


NOTA CRITICA 2
(a cura della Giuria dell'Accademia dei Bronzi di Catanzaro)

Opera: “Riciclo blu” (olio su tela, 70x100).
Con un gioco di linee ed un ventaglio di luce, trasversale e orizzontale, il paesaggio che ne esce è decisamente ricco di movimento e di modulate presenze astratte. È un quadro ad olio che lascia il segno in chi lo osserva e che rimarca la capacità insita nell'artista nel comunicare sensazioni a tutto campo.


NOTA CRITICA 3
(di Francesco Federico - poeta e critico d'arte)

Opera: “Riciclo blu” (olio su tela, 70x100).
I vettori percettivi obliqui configurano la vitalità degli elementi cromatici primaverili, di una natura che sembra nutrirsi di cielo, oltre la stagione del letargo. Magicamente la luce avvolge ogni cosa che pulsa. È un raro e originale lavoro pittorico.


NOTA CRITICA 4
(di Beniamino Cardines - scrittore, regista, performer)

Alessandra D’Ortona – Cercatrice di tracce.
Alessandra D’Ortona è una pittrice che cerca. Un’artista che ha bisogno di comunicare perché da qualche parte ha trovato qualcosa o piuttosto ha visto qualcosa. Qualcosa che solo l’arte può dire, recuperando dal linguaggio artistico la vocazione alla denuncia, del mettere sotto gli occhi di tutti ciò che altri e la stessa comunicazione di massa, vogliono nascondere, oscurare. In questo senso i quadri di Alessandra D’Ortona sono investigativi del sociale, frutto di un cercare ciò che è sepolto. Un cercare proprio all’archeologia. Ricerca paziente di chi ha amore per le tracce anche quando non sono così evidenti, facili. Anzi difficili e scomode. Lei osserva le forme della sua pittura, da lontano da vicino, cercando e scoprendo i personaggi nascosti tra i gesti del colore, tra le fusioni cromatiche. E trova volti, corpi, noi tutti. Le apparteniamo perché ci cerca, ci vuole, ci chiama, nessuno resterà non visto. La sua pittura è inclusiva, globale, tutti vi trovano spazio. Nessuno è dimenticato nell’anonimato periferico o tutti i dimenticati presenti. Nella pittura di Alessandra D’Ortona troviamo anche tracce più sottili, colte, tracce altre di Storia dell’Arte. I suoi quadri sembrano pezzi di muro, graffiti metropolitani, segni e movimenti di Keith Haring. Nei suoi quadri ritroviamo Pablo Picasso, volti, teste, corpi, sguardi solo apparentemente distratti dall’insieme. Ritroviamo anche certi segmenti di Gustav Klimt e miscele cromatiche vive, azzardate. In tutto questo c’è forza, vitalità, innovazione, continuità con i linguaggi dei maestri e nuova forza creativa. Invenzione. Alessandra D’Ortona è una cercatrice di tracce che affiorano come da una memoria naturale della pittura e del colore. Tracce di tristezza, allegria, disperazione. Tracce e storie che ognuno di noi ha lasciato e ritrova nei suoi quadri, interconnesse ad altre sconosciute, ma ugualmente vite.


NOTA CRITICA 5
(di Pasquale Solano - critico d’arte)

Opera: “Eroica natura” (acrilico su tela).
Più che un'eroica natura, io la vedo come un meraviglioso linguaggio della natura, in tutta la sua bellezza ed espressività. L'artista non ha lasciato niente al caso, tra tonalità calde, fredde e neutre. Devo proprio dire: "Eroica Natura", mi piace davvero, perché ha semplificato in una dolce melodia cromatica, un contesto, che con il suo linguaggio pittorico, appare quasi universale e non è da tutti sapersi esprimere pittoricamente in questa maniera.


NOTA CRITICA 6
(di Pasquale Solano - critico d’arte)

Opera: “Vortice” (acrilico e olio su multistrato legnoso, 30x30).
Un'opera dai contenuti altamente suggestivi, che riescono a penetrare nell'anima, di chi la osserva. I riflessi dorati, ci riportano per associazione di idee, ad un contesto quasi iconografico-ecclesiatico, dell'Europa orientale. Un "Vortice" che tende solamente ad inglobare, la magnificenza abbellita, di una grande opera pittorica, dai squisiti tracciati.


NOTA CRITICA 7
(di Alfredo Pasolino - critico d’arte)

Opera: “Vortice” (acrilico e olio su multistrato legnoso, 30x30).
Ho il ricordo vivo delle sue vitali splendide composizioni ricche di messaggi preziosi liberati dall'anima, vere icone splendenti di oro tonale e d'impianto iconico prospettico. Bravissima!


NOTA CRITICA 8
(di Francesco Chetta - editore e curatore)

Opera: “Melodia di una luce” (olio e acrilico su tela, 100x70).
Un barlume di speranza che ci conduce a percorrere con serenità il lungo e spesso travagliato sentiero della vita! Alessandra d'Ortona, con sincera abnegazione per la sua passione per l'arte, ci trasmette la sua gioia interiore, nel silente contesto sociale.


NOTA CRITICA 9
(di Alfredo Pasolino - critico d’arte)

Opera: “Ti seguirò ovunque” (acrilico materico e olio su tela, 100x70).
Un quadro analitico d'anima d'impressione divisionista; nel focus l'icona dell'impianto-allegorico si staglia nell'incombusto bagliore d'anima l'ascesa di un modulo archetipale messaggero della luce chiaro-tonale del traguardo atteso, in solitudine: la felicità leopardiana.


NOTA CRITICA 10
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “Ti seguirò ovunque” (acrilico materico e olio su tela, 100x70).
L'anima e l'energia eterica che la rivela alla gestualità della mano creativa, sono i conduttori della rivelazione dell'io-profondo liberato dalle catene dell'illusione del corpo materiale... una trascendente comunicazione intrisa di intensità della luce spirituale... sembra il passaggio da una dimensione ad un'altra... un dipinto impegnativo, i "passaggi" fanno sempre paura, e forse anche in questo caso la figura che segue ha le sue paure... ma sembra decisa a seguirla dovunque.


NOTA CRITICA 11
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “Senza Metà” (olio su tela, 30x30).
Molto originale e delicato, i fiori... coloratissimi sembrano avvertire la mancata visibilità e danno l'impressione di volersi spostare nel vaso... ma il loro sforzo non è premiato... spostarsi da quel vaso vuol dire finire sul pavimento.


NOTA CRITICA 12
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “Acqua, Fuoco, Terra, Aria” (acrilico e olio su tela 40x80).
Non è semplice da commentare, colori forti, intensi ed in grande sintonia tra loro... sagome di costruzioni e forse di persone... l'impressione è quella di un attimo prima di una rinascita che porta in un'altra dimensione.


NOTA CRITICA 13
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “In cerca della verità” (acrilico su tela, 70x100).
Un'opera di grande suggestione, fredda in apparenza... ma non è così... il giallo è dosato in modo ottimale con la predominante blu, un dipinto veramente molto bello.


NOTA CRITICA 14
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “Spighe di grano al tramonto” (acrilico e olio su tela, 60x80).
Il cielo si riflette sul terreno e la sua luce conferisce alle spighe una doratura particolare che sembra poter arrivare sino alle case sullo sfondo, Alessandra è bravissima con i colori... tanto brava da mettere in secondo piano il cerchio bianco del sole... un'opera molto bella.


NOTA CRITICA 15
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “Sogno boreale” (acrilico e olio su tela, 50x70).
Qui il Sole non è bianco e neppure piccolo... l'armonia dei colori è fantastica... e la composizione dell'opera mi ricorda i grandi artisti.


NOTA CRITICA 16
(di Giuseppe Santagostino - esperto d’arte)

Opera: “Fine estate” (olio su tela).
Bello, di una bellezza intensa, forte... come i suoi colori, come la sua atmosfera... come quello che trasmette... un dipinto pieno di vigore... e di bravura.


NOTA CRITICA 17
(di Victoria Dragone - critico d’arte poetessa, saggista, scrittrice)

Opera: “Fine estate” (olio su tela).
Ho visto il quadro “Fine estate”, c’è una sensazione di freschezza captata e imprigionata dalle nuvole drappi su un cielo “liquido”, la luce centrale accecante è riflessa nel magnetismo delle onde. Mi ricorda Antonio Pedretti, avete una sensibilità comune ad intuire l’effetto della luce filtrata da una natura rigogliosa.


NOTA CRITICA 18
(di Victoria Dragone - critico d’arte poetessa, saggista, scrittrice)

Opera: “Campo di ginestre” (olio e acrilico su tela, 100x50).
Mi sono fermata un momento sull’opera Campo di ginestre... dove sotto un cielo alla Van Gogh si sfuma la città utopica, con effetto Fata Morgana, e il sole liberato che riversa il calore sui campi. Ho trovato l’artista bellissima e sorridente vicina al suo quadro alla mostra, lei è solare e misteriosa come i suoi lavori.


NOTA CRITICA 19
(di Giuseppe Santagostino - critico d’arte)

Opera: “Giochi proibiti” (olio su tela, 60x80).
L'opera è resa bene dal punto di vista compositivo e tecnico. Il disegno ,essenziale, regge ed è molto appropriato il primo piano ed anche il cielo appare ben assortito con il resto del componimento pittorico. L'opera si presenta materica e cerca la luce riuscendo a trovarla, i colori sono piacevoli e suggeriscono un senso di libertà e di forza vitale anche una certa passionalità. È attraente e regge.


NOTA CRITICA 20
(di Giuseppe Santagostino - critico d’arte)

“Se non si riesce a dimenticare si prova a perdonare” (Primo Levi)
Il perdono (Per Dono) è qualcosa che pochissimi riescono a dare... tanto sembra fuori dall'umana portata... Primo Levi non è riuscito a perdonare se stesso per essere sopravvissuto al lager... il dipinto di Alessandra D'Ortona è delicato nella sua cruda realtà rappresentata da una colorazione fredda, ma preziosamente ingentilito dai fiori che possono essere interpretati in modo soggettivo ma senza dubbio positivo da chiunque... la luce al centro dell'opera mostra una figura ben visibile e ben proporzionata e delle ombre più grandi dove il sottoscritto... anche se di riflesso vede ciò che non è riuscito a Primo Levi... perdonare sé stesso.


NOTA CRITICA 21
(di Giuseppe Santagostino - critico d’arte)

“Perdita della singolarità umana sotto l'impero del consumismo” (olio su tela, 60x80).
Ho provato ad entrarci in questo dipinto di Alessandra D'Ortona e con un certo timore credo di essermi riconosciuto... l'opera è diretta, immediata e non lascia spazio a fantasie e giustificazioni... Pier Paolo Pasolini aveva ragione, ma era troppo avanti per essere compreso... credo che Alessandra abbia usato anche i giusti colori per rappresentare questo pensiero... e credo anche che gli sia costato fatica e sofferenza.


NOTA CRITICA 22
(di Giuseppe Santagostino - critico d’arte)

“Fuocoammare” (acrilico e olio su tela, 70x100).
Il dipinto di Alessandra D'Ortona va a toccare un tema sociale denso di drammaticità... e polemiche... questo fa onore alla sua sensibilità... per quel che riguarda l'aspetto tecnico, i colori sono come sempre dosati con la giusta complementarietà e gradevolezza, le barche sono vuote... forse perché chi le occupava ormai è parte della luce dorata che si staglia dietro di esse e vola verso il cielo, notevoli e da rilevare sicuramente, le efficacissime pennellate di bianco.


NOTA CRITICA 23
(di Carla d'Aquino Mineo - critico d’arte, presidente Centro Accademico Maison d'Art Padova)

Ho inserito nel sito del Centro Accademico Maison d'Art di Padova il suo ultimo dipinto che svela un'inconfondibile originalità con una tensione lirica, da cui si sprigiona un'ebrezza di sensi, mentre la visione trascende ogni abbandono al vero in una "irreale realtà". Molto interessante, la ricollego ad una corrente artistica del primo novecento detta degli "Astratto-Impressionisti".


NOTA CRITICA 24
(di Maurizio Vitiello, sociologo e critico d'arte)

Un asterisco per Alessandra D’Ortona.
Le arti visive contemporanee, pur nel silenzio di queste lunghe pause, dovute a una crisi pandemica mondiale, hanno riordinato gli assetti. L’Italia artistica pur chiusa, in vari momenti, “a riccio”, ha sempre coltivato estensioni, seppur silenti, della creatività, e, oggi, si riaprono musei, gallerie, spazi d’arte per accogliere quanto prodotto. Dall’evoluzione dello “smart working” si è passati al recupero della lettura, dell’ascolto della musica, della visione di films sino a incontri virtuali grazie ai “social”. Durante le lunghe attese domestiche, dovute ai cicli di “lockdown”, artisti, galleristi e vari “addetti ai lavori”, comunque, si sono impegnati per esposizioni virtuali, anche per quelle di solidarietà. Adesso, dopo la comprensibile e smisurata paura globale, determinata dallo stress-test del COVID-19, l’arte riparte e agita sentimenti. Gli artisti, che, da tempo, considero “viaggiatori dell’anima”, hanno voglia di sostanziare centralità di ricerca. I nuovi sentieri dell’arte contemporanea aprono a originalità d’influenza analitica e vengono, così, riprogrammate nuove frontiere visive col concorso di riguardi, revisioni e controlli. Sensibili intese e tacite frenesie rimarcano una rete cognitiva, che esprime un’ampiezza estroflessa in cui inquadrature, campiture, sottolineature, striature, plasticità, incisioni, luci, tagli, angolazioni, purezze, astrazioni conducono al rapporto dialogico, alla democratica conversazione, al confronto vero, talvolta, serrato. Le opere d’arte sono legittimi dispositivi e vantaggiosi apparati visivi, che consentono di esplorare “le multiple identità del mondo”. Mi piace, oggi, pensare che l’arte si sia rotta e spaccata, ma duttilmente ricomposta, e ogni volta ne è uscita più rara, preziosa e utile per tutti. Con margini dettati da coerenza operativa e da una continuità logistica l’artista Alessandra D’Ortona ha seguito una pista particolare, riuscendo a trovare una sua “cifra”, che fa avanzare la sua produzione pittorica verso una dimensione ben calcolata di proiezione aniconica. Nelle sue opere emergono frammentazioni di carattere; tratti di volti, effrazioni su corpi, variegati segni e segnacoli, nonché screziate segnature s’allargano a conquistare lo spazio. Le immagini sono lavorate sul concetto delle moltitudini, quasi a raccogliere un abbraccio sociale scomposto; vengono fuori segmenti corporali, tagli arditi, particolarità avviluppate, contrasti cromatici. L’impatto visivo è forte e in una concentrazione chiasmatica c’è sviluppo infinito e mi rendo conto che una parte, un angolo, un cantuccio sono già possibili, futuri quadri indipendenti; insomma, sono coltivati bozzetti inquadrati per saldare una congestione, voluta, una sorta di rappresa dinamicità sociale. Motivi diversificati e sconnessioni compongono una rete sociale, che si vuole intendere in azione, seppur stretta da contraddizioni evidenti. Le plurime identità umane dell’architettura sociale sono tutte da studiare, da “cribrare”, da soppesare. L’aggregazione di massa non riesce sempre a trasformarsi, perlomeno, in gruppi giusti o in gruppi omogenei. In una sorta di estensione grafico-pittorica, quasi fremente nella febbricitante resa, raccoglie le valenze antropologiche, pulsanti e agite, di dimensioni orientate alla pluralità. Nell’accorta ricerca d’intima introspezione, abbreviata per sintesi, cerca di gestire la marea umana riscontrabile in un “puzzle” battente. Se agli altri bisogna prestare attenzione, diventa necessaria una visione telescopica, da meditare, successivamente. La sua investigazione sul sociale è raffronto per un dialogo. S’avvale di simboli, di riquadri selettivi, di scale cromatiche, di addendi speculativi, di margini dispositivi, di influenze singolari di apparati metaforici per comporre un ramificato raggruppamento (“Viele Kleine Leute”), che, fondamentalmente, è virtuale scandaglio di corrispondenze e di opposti. Significativamente, l’artista aggrega per dipanare, in futuro; tutto il registro delle realtà umane possibili è singulto aniconico, deframmentazione di una teoria allargata di emozioni. La sua indagine da visioni intimiste passa a scala riflessiva di impegnato tono sociale. La sua partecipazione scavalca l’emozione ed entra in una sfera empatica per i suoi agganci correlati, che vanno dalla “joie de vivre” all’”esprit” di quelle problematiche che ricorrono nello spazio della vita di tanti (“Dubbie prospettive”). C’è tenuta espressiva e saldezza di intenti indagatori, che riflettono le sue onde interiori, nella produzione di una serialità strutturata a definirsi in un panorama visivo. I suoi pensieri dialettici determinano soluzioni pittoriche ben circoscritte. Nel gioco delle attenzioni ai profili sociali gioca in cognizioni, che determinano la comprensione dell’arte contemporanea ed emerge una consapevolezza esecutiva. Alla base c’è quel “sentimento di comunità”, quel voler focalizzare la dimensione della famiglia umana allargata, quell’esplorazione degli aspetti “glocal”. In una sorta di rilanci e di rimandi si spalma la pittura straordinariamente attrattiva, quasi una fornace tridimensionale in cui le incursioni nella materia e le disposizioni cromatiche esaltano un “corpus” dalle mille facce in una versatilità concludente. Dosando accenti segnici e campiture cromatiche e, talvolta, squarci informali (“Purgatorio dantesco” e “Lotta per la vita”), tra onde emozionali e atmosfere psicologiche, perviene a stesure affollate nel ricalco di una creatività sorgiva, motivata e tagliente.


NOTA CRITICA 25
(di Roberto Di Giampaolo - Segretario Giuria “Dai graffiti ai nostri giorni” XLVIII Premio Sulmona)

Nel segno della coerenza, della continuità, ma anche dell’evoluzione, Alessandra D’Ortona si presenta a questa edizione del Premio con un quadro dall’ironico titolo “Dubbie prospettive” che conferma la sua proiezione verso un’astrazione sempre più aniconica. Nel quadro, denso di frammenti di immagini, si colgono porzioni di volti e di corpi, avvolti da armoniose ramificazioni cromatiche, che creano continuità e coesione. Tali particolari, apparentemente sconnessi, sono invece, nelle intenzioni dell’artista, fortemente interattivi, quasi a voler rappresentare un tessuto sociale sempre in fermento e pieno di contraddizioni. L’artista ama definire i suoi ultimi quadri come “Investigativi del sociale”, in quanto vanno a scandagliare e cercare di far emergere l’identità dell’uomo, spesso soffocata dall’aggregazione di massa. La sua è pur sempre una ricerca introspettiva, ma adesso l’attenzione è rivolta maggiormente verso “l’altro”. Con efficace gestualità e con “improvvisazioni cromatiche”, la pittrice di Paglieta (CH) elabora opere che 
vogliono raccontarci il suo intimo mondo, che ora si apre verso un rinnovato desiderio di partecipazione e condivisione. I suoi quadri, sempre ricchi di contenuti simbolici e di suggestioni cromatiche, ci inducono a riflettere sul senso della vita. Il vigore espressivo, costante nelle sue opere, ci fa quasi percepire le intime vibrazioni del suo animo che accompagnano il suo fare pittura. Attraverso un filo sottile fatto di emozioni, ma anche di attenta e meditata riflessione, Alessandra D’Ortona ci propone composizioni sempre in linea con il suo pensiero.