Gabriele Basilico, un grande narratore di paesaggi urbani

21 Dicembre 2020 Redazione A&S 923

Nella foto: il maestro della Fotografia Gabriele Basilico.

Dalmazio Gabriele Basilico è uno dei più grandi fotografi documentaristi contemporanei italiani, divenuto famoso per le sue ricerche sul paesaggio urbano. Nato a Milano il 12 Agosto 1944, Basilico lascia questo mondo – quello stesso che lui aveva tante volte fotografato – nella sua stessa città natia il 13 Febbraio del 2013. Gabriele Basilico consegue la laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1973, ma la archivia immediatamente per dedicarsi totalmente alla sua passione che sente sin da subito essere una vera e propria vocazione: la Fotografia.

Nei primi anni della sua attività, quando era ancora studente universitario e nel pieno periodo delle grandi passioni politiche, si dedica al reportage umanistico e all’indagine sociale, seguendo i movimenti dell’epoca ed il suo maestro, nonché punto di riferimento ed amico, Gianni Berengo Gardin.

Dopo qualche anno, la sua formazione accademica gli fa registrare il tiro: dall’indagine sociale, intesa in senso canonico, si focalizza sugli spazi che ospitano la vita sociale, quegli spazi urbani che saprà raccontare come nessun altro, tanto che spesso lo stesso Basilico amava definirsi un “misuratore di spazio”. Nessuno, fino a quel momento, aveva scelto di eleggere quel particolare soggetto a protagonista del proprio lavoro fotografico.

L’architettura delle aree urbane, le mutazioni del paesaggio contemporaneo, diventano così il fulcro della sua personale ricerca artistica, cosa che lo stesso Basilico ci svela durante una sua dichiarazione pubblica: Mi ero dato una specie di missione, testimoniare come lo spazio urbano si modifica. Oggi lo fanno in tanti, negli ultimi dieci anni è stato considerato il lavoro più artistico che ci sia, e non c’è città al mondo che non venga fotografata.

Da subito Gabriele Basilico riesce a trovare una personalissima cifra espressiva, svuota gli spazi urbani dalle figure, che pure li hanno creati e li vivono, per raccontare l’umanità attraverso i suoi manufatti, le loro geometrie e, guardandoli, si capisce che tipo di vita quegli spazi occupino, che relazioni facciano intrecciare o impediscono, il rumore dei passi che riflettono quei muri, tramite uno sguardo analitico, lo spazio viene “misurato” e catalogato dalla sua prospettiva più utile a comprenderlo in un singolo fotogramma, senza lasciare nulla di non narrato.

Tendo ad aspettare che non ci sia nessuno, – afferma il grande fotografo milanese – perché la presenza di una sola persona enfatizza il vuoto e fa diventare un luogo ancora più vuoto. Mentre se lo fai vuoto e basta, allora diventa spazio metafisico, alla Sironi o alla Hopper.

Nel 1982 Basilico pubblica il seminale "Milano. Ritratti di fabbriche" e due anni più tardi si occupa del tema "Bord de Mer" nella Mission Photographique de la DATAR, un progetto di documentazione della trasformazione del paesaggio per il governo francese, unico italiano a partecipare. Nel 1991 a Beirut, città libanese devastata dalla guerra civile, Gabriele Basilico prende parte ad un importante progetto – composto da altri cinque bravi fotografi – per registrare ben quindici anni di guerra civile attraverso quei martoriati paesaggi urbani, feriti, abbandonati.

Basilico diventa un fotografo riconosciuto in tutto il mondo, nel tempo svilupperà lavori organici su diverse città fra cui ricordiamo Shangai, Rio de Janeiro, Berlino, Istanbul, Mosca, Roma, oltre a zone come le valli del Trentino e la Silicon Valley. Durante la sua lunga carriera, Gabriele Basilico ha pubblicato oltre sessanta libri, ha ricevuto numerosi premi internazionali e le sue fotografie sono state esposte in tutto il mondo, confermandosi sempre uno dei più grandi narratori di paesaggi urbani.

Mario Biglietto

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