Biografia di Nicola Guarino

22 Ottobre 2021 Redazione A&S 69

NELLA FOTO: GUARINO BIO.

L’artista Nicola Guarino, nasce nel 1957 a Teora, in provincia di Avellino, dove attualmente risiede e porta avanti la sua attività pittorica.

Laureato in architettura presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Guarino è da sempre stato interessato all’arte nelle sue più molteplici forme, spaziando dall’architettura alla pittura, fino alla poesia, pubblicando diversi libri. L’artista ha partecipato a svariate manifestazioni ed esposizioni di livello nazionale ed internazionale, dove ha ottenuto un considerevole consenso di critica.

Le opere di Nicola Guarino sono contraddistinte da un forte dinamismo pittorico che oscilla tra il versante informale e quello geometrico, dove è possibile scorgere una potente carica drammatica: le immagini caotiche (rappresentate in stile informale) vogliono ripercorrere quei fatidici movimenti tellurici che nell’Ottanta rasero al suolo il suo paese natio in provincia di Avellino. Ma questo caos "tellurico" è dominato da saette rosse (rappresentate in stile geometrico) che irrompono nella composizione pittorica a simboleggiare la razionale dell’artista che vuole mettere ordine in questo caos. All’interno delle composizioni sono inoltre presenti delle scritte calligrafiche che testimoniano un'altra grande passione di Guarino: la poesia.

Nella poesia, Nicola Guarino rappresenta una voce complessa e ricca, dove è innegabile che una delle note dominanti insieme a quella intima, memorialistica e sentimentale, sia quella dell’impegno civile, sulla scia di quella vigorosa “linea meridionalista”, che il professore Paolo Saggese ha ampiamente analizzato nelle sue antologie dei poeti irpini. Nel segno del meridionalismo e dell’impegno civile è in particolare la prima raccolta, Viaggio nel mondo e nei sentimenti di un incallito emigrante (Aletti editore, 2007). Una raccolta interamente dedicata all’emigrante – come testimoniano il titolo e l’autore stesso nell’esergo e nell’Introduzione – e dunque alla figura dei genitori, il padre Angelo e la madre Rosa. Scrive, tra l’altro, Nicola: «[Il libro] è dedicato a mio padre per i suoi trenta anni di sacrifici che lo hanno segnato nel corpo e nello spirito, ma che è ritornato; a mio fratello, che dopo i suoi altrettanti trenta anni, rimane in Svizzera.»

Le raccolte successive propongono anche altri aspetti di questa figura complessa e dal profondo sentire: Solo amore è una plaquette edita per gli stessi tipi di Aletti nel 2009, con saggio introduttivo di un critico letterario di valore, Massimo Pasqualone, dal titolo Ma l’amore che cos’è? (conversando con Nicola Guarino). Il volume, del resto, è dedicato alla moglie Filomena, ai figli Angelo e Roberto, all’amico Massimo. Nel saggio di Pasqualone, si trovano tutte le coordinate di questa raccolta, di cui viene giustamente messa in evidenza la semplicità apparente «del dettato lirico che è in realtà profondità abissale di pensiero e meditazione». Attraverso queste poesie, insomma, si cerca il senso della vita, il poeta si fa filosofo.

La raccolta Mute parole, edita ancora per i tipi di Aletti (2013) sempre con saggio introduttivo di Massimo Pasqualone, si concentra filosoficamente sul tema del dubbio. Scrive, al proposito, lo studioso: «[...] la parola poetica non dà risposte, non scioglie problemi, ma è la riproposizione dell’enigma a un livello diverso». D’altra parte, il titolo della raccolta è emblematico, e fa riferimento all’incapacità dell’uomo a parlare, a raccontare, a descrivere la realtà, a decifrare il mondo.

Eppure, le parole non dette dagli altri devono essere dette almeno dalla poesia, che diviene riflessione e comprensione del mondo. Al proposito, scrive Nicola Guarino nell’Introduzione: «È la volta delle parole mute. Quelle che sono state scritte in mancanza del tempo che non c’è più, quelle che non necessariamente vanno dette o riferite, ma neanche sussurrate. Parole che non c’è ragione per dirle o raccontarle perché l’evidenza è abbagliante, scontata, inevitabile: il tempo scorre inesorabile, la parola è inutile per giudicare fatti che sono sotto i nostri occhi. [...] Ma allora serve ancora scrivere? Dico di sì, purché nelle parole non si voglia, poi, individuare il percorso di una fuga, che non c’è. Si scrive, allora, non per fuggire, ma per un disperato tentativo d’amore [...]».

Il 2015 è il momento de Il Rumore dei Silenzi, per i tipi di Delta3, quarta raccolta che l’artista pubblica, una silloge poetica legata al periodo storico attuale: i temi, forti, a tratti drammatici, raccontano della crisi, del disagio umano, del lavoro che non c’è e spinge i giovani a emigrare; della terra, la nostra, tanto ricca quanto carente di possibilità, di futuro, di speranza. Il 2017 è stato l’anno de Il Pianto della Luna e poi nel 2019 de Il Cielo davanti alle Nuvole.