I numerosi volti dell'artista Aldo Capasso: quattro chiacchiere con l'artista-architetto partenopeo

23 Febbraio 2021 Redazione A&S 458

Nella foto, Aldo Capasso a lavoro nel suo studio.

Classe 1938, Aldo Capasso, artista e architetto, vive e lavora a Napoli. Ha studiato presso l'Istituto Statale d'Arte “Filippo Palizzi” di Napoli, come Maestro d’Arte e, successivamente, si diploma al Liceo Artistico Statale, presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Fino agli anni Sessanta dipinge partecipando a varie esposizioni d’arte. Si laurea in architettura, nel 1965, si dedica all'insegnamento, dopo alcuni anni nella scuola media, magistrale e liceo, percorre la carriera universitaria, dal ruolo di assistente ordinario (1972) fino a quello di professore ordinario (1994) di Tecnologia dell’Architettura presso Università di Napoli Federico II. Non trascura il disegno, che lo accompagna nella sua carriera di architetto e docente, per illustrare progetti ed elaborati di ricerca. Nel 2000 riprende il disegno e la pittura come ricerca artistica, con una parentesi dedicata a Pinocchio e a Totò attraverso l’assemblaggio di gadget, scritti in un ciclo di bassorilievi. Dal 2010, libero dall’impegno accademico, si dedica sostanzialmente all’attività artistica, ampliandola fino alla fotografia.

Intervista ad Aldo Capasso

Puoi segnalare tutto il tuo percorso di studi?

Nel 1956, conseguo il Diploma di Maestro D’Arte, nel 1957 il Diploma di Liceo Artistico, nel 1958, Diploma di Magistero d’Arte, nel 1965, Laurea in Architettura, tra il 1972/2010, Insegnamento di Tecnologia dell’Architettura / Progettazione Ambientale.

Puoi definire e sintetizzare i desideri iniziali e i sentieri che avevi intenzione di seguire?

Dal breve curriculum risulta evidente la mia propensione all’Arte, sia per l’architettura e in particolare alla pittura. Un’attenzione che si è sempre confrontata con al realtà, nel senso del rigore, non a caso nell’insegnamento si è confrontato con la tecnologia. Nello stesso tempo anche nell’attività artistica attraverso le problematiche sociali.

Quando è iniziata la voglia di affrontare l’architettura e quando la voglia di “produrre arte”?

Il desiderio di andare oltre l’artigianato artistico, penso che sia nato proprio frequentando l’Istituto Statale d’Arte.

Mi puoi indicare gli architetti bravi che hai conosciuto e con cui hai operato, eventualmente “a due mani”?

Il primo architetto di valore che ho incontrato e collaborato è stato Eduardo Vittoria, il quale è stato per me un maestro. Altri, che ho incontrato e dialogato, sono stati Frei Otto, Renzo Piano, Massimo Majowiecki, e altri rilevanti nei vari simposi nazionali e internazionali di architettura e leggerezza in cui ho partecipato come invitato.

Quali sono le tue personali da ricordare?

Al di là delle giovanili esposizioni negli anni Sessanta, la prima esposizione è stata nel 2008 a Collodi con le opere Intorno a Pinocchio alla quale è succeduta una ad Andria nel 2009 e nel 2010 a Napoli nel Maschio Angioino - Sala Carlo III in collaborazione con L’Ospedale Santobono. Nel 2017 partecipo alla collettiva dedicata a Totò al Castel dell’Ovo, con un’opera dedicata. Nel 2018 partecipo a due mostre a Palermo: “Effetto arte” e “Mi fido di te”. Dal 2019 espongo nella galleria ATELIER 59b parte delle mie opere dedicate a “Volto e volti” e “Intorno a Lei”.

Ora, puoi specificare, segnalare e motivare la gestazione e l’esito delle esposizioni tra collettive e rassegne importanti a cui hai partecipato?

Per quanto riguarda quelle di Pinocchio ho avuto un certo riscontro, dovuto un po' al mito collodiano e un po' alla modalità delle mie opere. Per le altre ho avuto un discreto esito.

Puoi definire i temi che tratti in pittura, da “Totò-Pinocchio” agli ultimi che vedono la donna al centro? Ma dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

Come ho segnalato prima, la fase dedicata a Intorno a Pinocchio è stata episodica nel mio percorso artistico, così come quella dedicato a Totò. In particolare, quella di Pinocchio nasce da una mia esperienza progettuale a Ischia negli anni Ottanta, in cui realizzai un giardino dedicato a Pinocchio. Un’idea che scaturì in occasione di una sistemazione di una piazza in cui si affacciava una scuola elementare. La fase di “Volto e Volti”, dedicata alle donne, in cui il loro volto è rappresentato dal “vuoto” segnato dai lineamenti esterni, “vuoto” che va al di là della bellezza degli occhi, del naso, della bocca, scaturisce dal fascino intrinseco del soggetto: dal rapporto con i capelli che lo incornicia e dalle movenze del capo: posture che spesso si traducono in una irresistibile seduzione: affettiva, sensuale, talvolta malinconica. Volto che si specchia con sé stessa o con altre, e in alcune si stacca dal quadro.
Soluzioni formali che si traducono in variegate immagini di volti femminili che cercano di sublimare la bellezza, l’intelligenza, i sogni, la maternità e anche l’incomprensione sociale. Un’incomprensione procurata dalla società che, con la sua mascherata violenza e prepotenza, impedisce alla donna di affermare integralmente il diritto di essere lavoratrice, amante e madre.

Quali piste di maestri dell’architettura e quali tracce di maestri della pittura hai seguito?

Nella fase giovanile le sperimentazioni erano varie, quella scolastica con figurazioni popolari, legate egli insegnanti, tra cui Casciaro, Chiancone e Girosi; successivamente, guardo le nature morte di Giorgio Morandi, ai paesaggi con campiture geometriche, fino a forme astratte alla Mondrian.
Nella fase di ripresa artistica prevale il disegno e, poi, la pittura in cui i riferimenti artistici si perdono e assumono connotati personali. Tuttavia, nei “Volto e volti” non mancano riferimenti ad artisti moderni e contemporanei, tra cui Licini e Desiato. Nello stesso tempo ho coinvolto i volti delle opere di Leonardo, Botticelli e Modigliani, come non mancano richiami ai media e all’uso della foto.
In tal senso alcuni eventi segnano una svolta nella rappresentazione: al disegno si sostituisce la foto con la quale si ritiene più efficace il messaggio subliminale.
Un aspetto che ritengo di sottolineare è la necessità tanto i disegni, quanto i dipinti d’inserirli in una cornice quadrata, quasi a marcare il passaggio dalla realtà all’immaginazione attraverso la rigorosa geometria euclidea.

Pensi di avere una visibilità congrua?

In riferimento agli amici e conoscenti, a cui ho disegnato il “Volto”, ho una certa visibilità, accentuata anche dai loro volti riportati nei profili Facebook. Comunque, attraverso la pagina Facebook di “Volto e Volti” ho un discreto riscontro delle mie opere.

Quanti “addetti ai lavori” ti seguono da architetto e quanti ti seguono come artista?

Circa gli addetti ai lavori mi seguono più come architetto ricercatore: cioè sull’architettura a membrana pretesa e sulle problematiche ambientali degli spazi pedonali.

Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro nel campo dell’architettura e nel campo della pittura?

Sul campo dell’architettura continuo le mie esperienze di ricerca e di didattica sull’architettura tessile, che spero di pubblicare, appena possibile, dopo l’ultimo libro sull’Architettura atopica, “Le tensostrutture a membrana” del 2013, mentre sulle problematiche ambientali ritengo conclusa l’esperienza con la pubblicazione "Piazza Plebiscito e Città" del 2018. Per quanto riguarda la pittura, io spero di dare seguito al libro "Segno e segni" del 2011 con il catalogo della mostra prevista a Maggio al PAN.

Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti, secondo te, riescono a saper “leggere” l’arte contemporanea e a districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”?

È un problema complesso. L’arte contemporanea ha molte sfumature per cui non sono in grado di valutare le mistificazioni e le provocazioni. Se l’arte è andare oltre le cose che ci circondano, che sia il messaggio di pura astrazione, che sia quello figurativo, possono comunque essere efficaci, se riescono a emozionare e a far pensare il fruitore.

I “social” t’appoggiano, ne fai uso?

Sì, in particolare per veicolare le mie opere e anche le mie riflessioni sociali e politiche.

Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, gallerista, art-promoter per metter su una mostra o una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?

Certamente, collaborare con un esperto che possa essere un critico costruttivo e aprire a nuove esperienze.

Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi diversi impegni?

Forse i miei vari interessi potrebbero suscitare qualche perplessità, ma ritengo che siano integrativi e motivati; comunque, forse, il pubblico potrebbe avere varie opzioni a ricordarsi di me. Certamente, per tecnici quello connesso alle tensostrutture, per colleghi architetti agli aspetti ambientali, per gli amici alle immagini delle opere “Volto e volti”.

Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

Penso che una buona diffusione della Storia dell’Arte aggiornata nelle scuole possa essere efficace.

Prossime mosse, a Napoli, Londra, Parigi?

Per il momento spero che vada in porto una mostra a Napoli, al PAN Palazzo delle Arti, prevista per Maggio-Giugno.

Maurizio Vitiello

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