Il respiro intellettuale di Salvatore Pepe

28 Maggio 2020 Redazione A&S 1556

La prima Biennale Internazionale della Calabria Citra, a Praia a Mare, nel 2018, mi ha permesso di conoscere meglio Salvatore Pepe e il suo studio, ricco di dipinti, assemblaggi, elaborazioni variegate, disegni, grafiche, nonché di altre opere e oggetti d’arte e anche cataloghi. Insomma, la Biennale Internazionale della Calabria Citra riesce ad essere volano di incontri e “focus” attivo sullo “status” dell’arte italiana, e non solo.

L’artista Salvatore Pepe, da consapevole sperimentatore, frequenta l’uso di materiali inconsueti e naviga nelle mescolanze e guarda a tutte le varie semantiche operative dalla pittura materica al collage, dalle sobrietà del ready-made alle rastremate estroflessioni plastiche.

Il suo interesse per la scenografia e per il teatro l’ha portato a considerare gli apporti di altre discipline con un raggio di attrazione e di misura sensibile utili a redigere singolari testi visivi. Il suo procedere non è glam e le sue incursioni attivano orizzonti di parabole discrete, che ci fanno meglio comprendere memoria e contemporaneità. Chi siamo e cosa saremo, quindi status pregresso e futuro possibile, alimentano il fluire, in parte sorgivo e in gran parte studiato, che accoglie un linguaggio spedito e senza remore.

In conclusione, altri artisti che si copiano in una forma di selfie perenne non virtuale, ma auto-celebrativo, sono da scartare di fronte alla dimensione del brivido del respiro intellettuale di Salvatore Pepe, di forte significazione e impatto, che governa un gioco “sottile” di segni e campiture, che svela la concretezza di concetti in un arco comunicativo, che manifesta pulsazioni critiche.

Maurizio Vitiello

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Ultimo aggiornamento: 28/05/2020, 12:56