Successo di pubblico per la collettiva CAI 20: tra scatti sociali e riflessioni di sociologia visuale (articolo + galleria)

11 Settembre 2020 Ivan Guidone 2501

Nella foto, il MACA - Museo d’Arte Contemporanea di Anagni, Frosinone (foto di Ivan Guidone).

La redazione giornalistica della rivista Arte & Società è lieta di presentarvi in anteprima alcuni scatti fotografici "rubati" dalla collettiva d'arte CAI 20 - Catalogo Artisti Italiani 2020 svoltasi il 5 Settembre scorso al MACA - Museo d’Arte Contemporanea di Anagni (FR). Questo importante evento culturale, ci ha permesso – attraverso le foto scattate ai presenti – di formulare una piccola riflessione sociologica, ed in maniera specifica di sociologia visuale, oggetto di una trattazione più approfondita in un prossimo articolo.

Le collettive d'arte non sono solo un luogo di fruizione e diffusione di cultura visiva (alta o bassa non ha importanza al momento), ma anche una possibilità – più ampliata rispetto alle personali – di socializzazione per le persone.

Una collettiva d'arte, infatti, permette di far incontrare gli artisti non solo con il proprio pubblico, ma anche con quello del proprio collega, e questo in maniera più ampliata rispetto ad una semplice mostra personale dove l'attenzione del pubblico sarebbe monopolizzata all'unico artista presente.

Ma quello che è balzato all'attenzione dell'obiettivo della mia macchina fotografica – utilizzata qui come medium per una analisi di sociologia visuale – è che una collettiva d'arte, in questo caso quella del CAI 20 - Catalogo Artisti Italiani 2020, è stata un'occasione per gli stessi artisti di creare nuove sinergie artistiche, valide e sane interazioni e collaborazioni che alimentano più scene artistiche, anche distanti tra loro. Una reazione vitale all'isolamento dei mesi scorsi dominato da parole ormai divenute familiari quali distanziamento sociale, assembraménto, contagio, lockdown, quarantena.

E lo testimoniano le foto scattate che mostrano artisti – fino a poco prima estranei tra loro – sentirsi felicemente parte di una comunità, quella artistica, felice di stare insieme ma anche responsabile: tutti infatti erano dotati di mascherina, tolta solo in occasione dello scatto fotografico.

Nel corso del mio servizio, inoltre, mi sono imbattuto in alcuni artisti a me già familiari, ma anche in altri che non conoscevo affatto e che mi hanno colpito particolarmente come la pittrice Selene Bonavita (interessante il suo massiccio uso di dripping dai vivaci risvolti floreali), la scultrice Aleandra Merenda (per una scultura realizzata in resina e sabbia) e la pittrice Rossella Cavagnuolo (che si contraddistingue per il suo impegno ecologico nella realizzazione di un'opera ben definita). Interessante, poi, quanto proposto dalla restauratrice Cinzia Giorgi, qui però alle prese con una vera e propria illustrazione.

Impeccabili, come sempre, artisti del calibro di Carlo Curatoli, Maria Pia Daidone, Mauro Molinari e Hassan Yazdani, veri e propri dominatori della tela, così come lo è nella scultura il maestro Vittorio Fumasi, capace di contraddistinguersi per l'alta caratura delle sue produzioni artistiche. Sempre bravo e professionale, soprattutto nella cura dei particolari, il giovane maestro stabiese Nicola Caroppo che riesce sempre a "sfornare" opere di alto profilo. Non nascondo poi la mia debolezza per le opere di artisti come Alfredo Celli – un vero innovatore nel campo dell'arte da me definito "pittoscultore" – e Fernando Pisacane – capace di riversare su tela tutta la sua genialità materica proveniente dalla sua esperienza di scenografo.

Questa collettiva d'arte, a cura di Gianpaolo Coronas, è stata sicuramente un successo di pubblico e, allo stesso tempo, la dimostrazione che l'arte riesce sempre ad essere un grande elemento di coesione sociale, sicuramente necessaria in questo periodo di grandi incertezze per il futuro.

Ivan Guidone

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