Tra Pop Art e Fantascienza: quattro chiacchiere con Giancarlo Montuschi

5 Marzo 2021 Redazione A&S 1850

Alcune opere dell'artista Giancarlo Montuschi.

L'artista Giancarlo Montuschi nasce a Faenza nel 1952 e, come molti giovani artisti della sua epoca, riceve durante gli anni della formazione le influenze della nascente Pop Art, esperienza che evolve in una sua personalissima cifra stilistica in bilico tra l'illustrazione e la pittura, popolata da elementi fantastici e fantascientifici. Conosciamo meglio attraverso questa intervista testuale condotta dal nostro sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello.

Intervista a Giancarlo Montuschi

Puoi segnalare il tuo percorso di studi e i risultati raggiunti?

Dopo le elementari, dove mi realizzavo bene nel disegno, mi hanno iscritto alla vecchia Scuola Media dell’Istituto d’Arte per la ceramica di Faenza. Il mio professore di Disegno mi ha, poi, invitato a proseguire le Superiori, visto le mie capacità, al Liceo Artistico di Bologna, dove avrei sviluppato meglio il mio percorso pittorico e grafico.

Puoi raccontare i desideri iniziali e i sentieri che avevi intenzione di seguire? Raggiunti, effettivamente?

Ero indeciso tra gli studi classici, amando molto la letteratura e gli studi artistici; poi, fortunatamente, al Liceo Artistico di Bologna, dove arrivai con borsa di studio e superando il numero chiuso di allora in base alla media, insegnavano molti professori del Classico il famoso Galvani di Bologna e, così, potei approfittare anche di un buon insegnamento letterario.

Quando è iniziata la voglia di “produrre arte”?

Molto presto, fin dalla prima media progettai decorazioni per un autoscontro dei giostrai, alcuni marchi e mi dedicavo al giornalino parrocchiale con illustrazioni.

Mi puoi indicare gli artisti bravi che hai conosciuto e con cui hai operato, eventualmente “a due mani”?

Ho avuto la fortuna di conoscere tantissimi artisti. Posso ricordarne alcuni. Ero compagno di scuola con il grande e mai dimenticato Piero Manai, a Bologna, e sempre durante gli studi esposi con la Pop Roman. Poi iniziai a lavorare presto con una galleria di Perugia, Il Gianicolo, in cui ero in squadra con Franz Borghese, Antonio Vangelli, Bruno Donzelli, Francesco Musante, poi vennero Luca Alinari e Antonio Possenti. Ho poi stretto amicizia con un gruppo di pittori tedeschi, con i quali ho lavorato a due mani, che erano una derivazione del COBRA, tra questi ricordo Helmut Sturm e tanti altri... Sviluppai una grande amicizia con Omar Ronda e da lì continuo ad avere rapporto con bravi artisti più giovani di me.

Ora, puoi specificare, segnalare e motivare la gestazione, i temi, i motivi e l’esito delle personali che hai concretizzato e delle esposizioni, tra collettive e rassegne importanti, a cui hai partecipato?

Ho sempre lavorato per cicli pittorici, diciamo che circa ogni 5/6 anni cambiavo. Non sono mai riuscito a fare la stessa cosa per 40/50 anni... beh, questo non piaceva ai galleristi, ma, poi, si adeguavano. Ho lavorato 5 anni a Parigi con una galleria in Saint-Germain-des-Prés, con cui ho sempre contatti, una delle mie stagioni più belle. Tra le rassegne più importanti “La Biennale di Venezia” con il Costa Rica, dove sono presenti mie opere nel museo italiano. Ho realizzato alcune personali a Chicago, una collettiva in Brasile, centinaia di personali in Italia e sono stato presente nelle più importanti fiere d’arte italiane e francesi.

Dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

Dentro la mia pittura c’è il mio mondo, non so quanto del mondo reale.

L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti? La Toscana, il Sud, la “vetrina ombelicale” milanese cosa offrono adesso?

Direi di sì. La vedevo già ai tempi della Pop Art; a Roma era molto legata alla storia dell’Arte, a Firenze era con Luca Alinari molto legata alla fantasia, a Napoli Del Pezzo e Bruno Donzelli legata al colore, a Milano molto concettuale con Emilio Tadini e Valerio Adami, così a Bologna la vedevo legata alla grafica con Concetto Pozzati, che fu mio professore e via via.

Quali piste di “maestri” hai seguito?

Più che altro, le loro vite mi hanno dato delle piste, ho una biblioteca di circa 600 biografie e autobiografie.

Pensi di avere una visibilità congrua?

Mi accontento.

Quanti “addetti ai lavori” ti seguono?

Molte gallerie e critici, ma, soprattutto, sono felice della stima di importanti colleghi.

Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?

Nuovi cicli sono in partenza. In anteprima, queste pitto-sculture in box di plexiglas le sto preparando per una galleria di Napoli e che vedi il primo in assoluto nella mia mia foto con opera.

Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti, secondo te, riescono a saper “leggere” l’arte contemporanea e a districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”?

Pochissimi.

I “social” t’appoggiano, ne fai uso?

Li uso, ma non so la loro effettiva portata...

Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, promoter per metter su una mostra o una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?

Più siamo meglio stiamo, oggi esistono molte professioni diverse, che, poi, convergono su un unico punto. Certo, ho amato molto il rapporto critico-artista tipico italiano e l’ho vissuto con piacere.

Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni?

Perché io dovrei ricordarmi degli impegni del pubblico?

Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

Ho insegnato part-time in un Istituto d’Arte poi Liceo Artistico facendo conoscere il mio impegno artistico e portando molti amici artisti e critici a scuola, molto importante...

Prossime mosse, a Firenze, Londra, Parigi?

Per ora non ho obbiettivi, potrei dirti quelli saltati con il COVID-19, ma certo un ritorno a Parigi mi piacerebbe, stringere meglio con Chicago e Londra mi affascina, anche perché lì vive mia figlia.

Che futuro prevedi nel post-COVID?

Un cambiamento totale nel modo di esporre rispetto a prima e sicuramente di mercato... ma lo stiamo vivendo è difficile fare previsioni, viviamo il nostro tempo.

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