Sogni digitali: intervista all'artista multimediale Giosuè Marongiu (articolo + foto)

26 Aprile 2021 Ivan Guidone 418

Nella foto: Giosuè Marongiu accanto a "Omeomorfa 5.0", opera certificata INarte Blockchain NFT Waves.

La redazione di Arte & Società vi propone una intervista testuale esclusiva all’artista multimediale Giosuè Marongiu, fondatore verso l’inizio degli anni Ottanta del movimento della Digital Computer Art. Nel corso dell’intervista – condotta dal nostro direttore, il giornalista e sociologo Ivan Guidone – si è reso utile per il lettore l’uso massiccio di collegamenti ipertestuali al fin di documentare esaustivamente il complesso e faticoso percorso artistico di Marongiu.


INTERVISTA A GIOSUÈ MARONGIU
a cura del giornalista e sociologo Ivan Guidone


Quando ha iniziato a fare arte? E quando con un calcolatore elettronico?

Erano gli anni Ottanta, ma in realtà è difficile stabilire la data esatta nella quale pensai di fondare questo nuovo Movimento della Digital Computer Art perché, come descriverò di seguito, le motivazioni che mi portarono ad ipotizzarne la sua esistenza dentro di me si insinuavano nella mia mente molto prima. Comunque, in quel periodo, avviai questa mia ricerca, pur consapevole che avrei trovato ben pochi artisti disposti a condividere con me quella che io consideravo e considero una meravigliosa avventura, anzi, molta resistenza, da subito, trovai tra i colleghi pittori, critici e quant’altro, che consideravano quel modo di fare arte assai astruso e ridicolo: “Figuriamoci, fare arte con il computer!” In realtà, nulla avviene per caso: nel 1970, frequentavo, a Cagliari, l’Istituto di formazione professionale di Stato "INAPLI", con indirizzo Elettrotecnico, materia che da sempre mi aveva incuriosito e interessato. Avevo 16 anni quando conobbi il mio professore che insegnava Elettrotecnica, al quale raccontai della mia passione per la pittura e come dipingessi già dall’età di 8 anni. Anche lui era appassionato d'arte e mi parlò del mondo dei computer, che da poco si erano affacciati alla disponibilità dei civili, e della possibilità di poter usare quel mezzo tecnologico per disegnare e colorare piccole opere grafiche. Fu allora che quel tarlo iniziò a scavare dentro di me, un pensiero che non mi abbandonò più, ma che dovette aspettare molto tempo prima che io potessi tentare di realizzarlo; anche perché, come ho detto, quel mezzo tecnologico, il computer, era molto difficile e costoso da reperire, in quel tempo. Dovettero passare quasi 20 anni, prima che io potessi accedervi. La mia passione per la letteratura, fino ad allora era restata inespressa; avendo vissuto un periodo burrascoso nelle scuole medie, mi spinse a pensare di fondare come Editore – per una scommessa fatta con un collega pittore che mi avrebbe dato per morto solo dopo qualche mese – un nuovo periodico mensile di cultura, informazione e spettacolo che chiamai "Sogni": nome della testata che volli concedere in omaggio al film omonimo del grande regista Akira Kurosawa, che molto mi colpì per la sua bellezza e che in quel periodo veniva proiettato nelle sale cinematografiche di Cagliari, dove abitavo e dove vi ero nato. La mia formazione scolastica, come ho anzidetto, fu molto burrascosa, in una scuola di frontiera di un quartiere ghetto dove io vivevo e dove la polizia era di casa, un giorno sì e l’altro pure... e anche i miei rapporti con mio padre erano diventati sempre più difficili. Fu anche questo il motivo per cui mi nascosi, fin da bambino, nel mio mondo esclusivo, la pittura, che mi ero creato e che poi, nel tempo, ho continuato a praticare con: dipinti, sculture, ceramiche e bronzi con mezzi tradizionali, fino alla fine degli anni '80, per la verità anche con discreto successo. Il mio carattere molto introverso mi fece assegnare persino ad una classe “differenziale”. Chi ha la mia età sa di cosa parlo: un periodo alquanto infelice causato dalle metodiche culturali/educative alquanto discutibili adottato dalla scuola di Stato, che compromise per sempre il mio rapporto con la scuola, ragione per cui dovetti procedere, con la mia formazione culturale, da autodidatta. Quel Giornale, che rappresentava per me una grande sfida dalla quale non mi sarei mai tirato indietro, in quel momento, rappresentava per me un modo per poter tentare di accorciare sia quel gap culturale che cercavo e tentavo di ridurre, e di potermi anche avvicinare alla possibilità di realizzare le mie opere con il computer. Come pensavo, quel giornale, mi obbligò a dotarmi di un computer, dedicato alla digitazione ed alla impaginazione degli articoli e delle foto, al fine di creare una prestampa definitiva da inviare poi alla tipografia che avrebbe stampato il mio giornale; prestampa che all’inizio dovetti demandare ad un service ma che, visti i costi elevati, fui obbligato ad attrezzarmi di computer e stampante nella mia redazione. Incaricai un giovane ragazzo con art director e web design, dal quale imparai velocemente ad usare in maniera disinvolta sia la macchina che i programmi operativi di grafica. Finalmente potevo iniziare a realizzare quel vecchio progetto ed elaborare, con quel computer, forme intelligenti che potessero traghettarmi dalla pittura tradizionale alla mia Digital Computer Art. Da allora ho abbandonato pennelli e tavolozza e non mi sono più fermato.

Ed il suo rapporto con l'allora nascente World Wide Web?

Con l’uso del computer incominciava a farsi avanti anche il mondo del web ed io, senza perdere tempo, avendo imparato ad usare anche il programma FrontPage per la realizzazione dei siti, realizzai nel 2000 il mio sito web ufficiale: giosuemarongiu.it. Molti colleghi artisti, con i quali avevo avuto negli anni passati relazioni, mi chiesero di inserire, nel mio sito, un piccolo spazio personale con le loro opere; cosa che feci volentieri e tempestivamente: mi sembrava giusto aiutare chi con quei mezzi aveva difficoltà ad interagire e mi piaceva rendermi utile per i miei colleghi. Le richieste però, troppo numerose, mi fecero pensare di dover fondare un portale di arte contemporanea che chiamai Bau Form, "progettazione della forma", che pubblicai online. Due anni dopo, nel 2002, potei così riappropriarmi nel mio sito personale e trasferire sul sito bauform.it tutti quegli artisti che avevo, fino ad allora, ospitato ed aggiungerne, via via, degli altri; ma anche cercare di portare avanti, con questi nuovi linguaggi che ormai imperavano, l’ambizioso intento di raccogliere il testimone di quell'idea che portò il Giorgio Vasari nel scrivere Le vite de' più eccellenti pittori scultori e architettori. Questo mio portale di arte contemporanea, da allora, si è arricchito molto ed è diventato strumento utilissimo anche per tutti coloro che desiderino avvicinarsi per la prima volta, ma non solo, a questo mondo dell'arte contemporanea in fermento, costellato da tanti artisti, emergenti e già consacrati, da visitare nei loro spazi personali, ma anche leggere i grandi manifesti programmatici e le vite dei maestri che ci hanno traghettati nel nostro contemporaneo. Il portale, pur sembrando a prima vista caotico, è di facile lettura poiché i nomi degli artisti sono inseriti, in cascata, in ordine alfabetico per cognome e nome nelle varie caselle poste nel lato destro e sinistro della home page, mentre le notizie e la Galleria in 3D interattiva, posizionate, sempre in cascata, nel centro della Home Page. La realizzazione della grafica del sito è ormai diventata vintage perché in quel periodo si faceva così ed ho voluto lasciarla così, nella sua veste di nascita originale.

Indipendentemente dal mezzo utilizzato, come definirebbe le sue opere? Astratto-geometriche o altro?

Ho dipinto per più di trent'anni in maniera tradizionale e, per chi conosce la mia pittura del periodo giovanile, in quei soggetti raffigurati vi era una costante, negli sfondi, sugli abiti delle persone, negli oggetti, eccetera. Questa costante, erano le righe o strisce; per lo più verticali, a distanza di tempo, ho potuto analizzare che appartenessero sicuramente alla manifestazione del disagio che nell’infanzia mi sono portato avanti: le strisce verticali di una costante ossessiva ma rassicurante che rappresentavano momenti di ordine alternati ad un disordine grafico che rasenta lo sgomento: sono caratterialmente per un ordine quasi maniacale. Riposi pennelli e tutto il materiale che mi era avanzato nello studio: tele e cornici, le tagliai con un segaccio e rimontai i pezzi, come sculture dove le tele erano bianche e le cornici si vestivano di colore, un gesto che stava ad indicare che la mia creatività si era avviata per cercare nuove possibilità. Il passo successivo, intorno agli anni Ottanta, furono le WunderKamere: da quel momento iniziò la mia ricerca sulle immagini speculari. Successivamente, con la Digital Computer Art denominata “Speculum”, continuai l’intento iniziale di far evolvere, con il tempo, quelle geometrie di base che mi tenevano confortevole compagnia. Ora, che esse possano essere riconducibili alla corrente Astratto-Geometrica, o ancora alla Optical art, per via della medesima produzione nelle stereometrie a visione tridimensionale anche con l’ausilio dei miei occhiali CromaDepht3D, non lo so.

Quando decide che un'opera – partorita all'interno di un contesto elettronico – è pronta per diventare "quadro", nella sua eccezione tradizionale?

Con l’avviarsi della mia ricerca sulle immagini speculari “Speculum Files Movie” (1990), partendo dalla riga o striscia iniziale, ho iniziato a creare un Modulo ideale, realizzatosi poi in una forma totanica, prima bidimensionale e poi tridimensionale, che ho, via via, accoppiato, duplicato e moltiplicato in un ambiente bidimensionale dinamico e realizzando, in animazione, la prima opera di Video Digital Computer Art di 12 minuti dal titolo appunto Speculum Files Movie “Metamorphosis” e che ho presentato nella 7a Biennale del Cairo del 1997 nel Padiglione Italia. Le mie opere, quindi, per loro natura, nascono e vivono in un ambiente animato ma ogni animazione, relativamente alla velocità/fluidità che si vuole raggiungere, è composta, mediamente, da 25 fotogrammi per ogni secondo di animazione. Ora mi sembra ovvio dedurne che l’immagine singola rappresenti la cellula che componga l’intero; lo dico perché qualche collega artista di video art, pensa che il video sia più rappresentativo della realtà e il frame sia una parte poco importante. Non è così. Ora, va da sé, per rispondere alla domanda, che ogni cellula-frame dell’opera abbia dignità ad essere elevata a rappresentare l’intero e che, naturalmente, la scelta di una di essa cambi in relazione al momento nel quale l’animazione si interrompa: "Penso, che un singolo giorno di vita è rappresentativo della vita intera di un individuo!"

Quali le esposizioni le sono rimaste nel cuore?

Sostanzialmente due. La prima menzionata nella precedente domanda, la 7a Biennale del Cairo 1997 nel Padiglione Italia, con la mia prima opera Speculum Files Movie “Metamorphosis”, poiché l’inaugurazione era stata fissata per il 15 Dicembre, giorno del mio 43° compleanno. Sembrava fatta per me: era il primo riconoscimento ufficiale di una ricerca artistica “impossibile”. La seconda fu “8+1=20 Immagini Parole e Musica” con la quale mostra si inaugurò “Contemporanea”, la nuova galleria del Comune di Venezia, e dove presentavo nel 1999 il mio secondo lavoro di Video Digital Computer Art, completamente in ambiente 3D, dal titolo Speculum Files Movie 2 “The Speculum’s Factory”: per l’occasione mi venne concesso l’uso di un piccolo televisore, ed alcune sedie, per proiettare il mio video allora ancora in VHS; i DVD non erano ancora in commercio. Un po’ deluso, perché io auspicavo ad un proiettore sul grande schermo, mi dovetti accontentare di un piccolo televisore a 14 pollici, ma che suscitò comunque, tra il pubblico, stupore ed interesse, di chi riusciva a restare seduto nella sedia per tutti i 12 minuti.

Cosa è cambiato dai suoi esordi sino ad oggi?

Penso che, dai miei esordi, non sia cambiato molto: una costante mi ha tenuto per mano durante tutto questo percorso: la solitudine. Un correre spasmodico di creatività compulsiva in avanti non sapendo bene neanche da chi o da che cosa stessi fuggendo. Qualche sparuto, ma vitale, consenso; molte incomprensioni ed emarginazioni perché troppo complicato relazionarsi con me e con il mio lavoro, che certo non favoriva la conservazione ed il perpetrarsi di quel “campicello di serenità” che gli addetti ai lavori si erano faticosamente costruiti, considerato un pericolo costante, come me, che aveva l’ardire di dichiarare che la “pittura” fosse una lingua morta. Ed ora, che tutto sembrava finalmente cambiare in meglio, devo ancora lottare per affermare con forza la paternità di qualcosa che mi sono guadagnato con fatica, onestà intellettuale, costanza e coerenza nello studio e nella ricerca.

Verso gli anni Novanta, grazie allo sviluppo tecnologico, le sue opere – nate all'interno di un computer – hanno iniziato a "prendere vita" in formato video-clip. Ma nel 2017 le sue opere – quasi per magia – escono fuori dallo schermo per trasformarsi in ologrammi. Ce ne può parlare?

Ha detto proprio bene: i miei Speculum hanno preso vita all’interno del computer, come partoriti, ed hanno iniziato a costruire il loro DNA, ognuno singolarmente, raccogliendo informazioni che io, inizialmente, gli avevo fornito con l’utopistica speranza che un giorno, essi, si sarebbero potuti evolvere, come mie creature, in maniera autonoma con una propria intelligenza artificiale. Proprio nel secondo video Speculum Files Movie 2 “The Speculum’s Factory” (La fabbrica degli Speculum) si può prendere visione di questo viaggio, prima attraverso la nascita, poi con la clonazione, e poi con la personalizzazione di ognuno di loro, dove ognuno si veste di colori differenti affermando la propria unicità e personalità. Questi singoli moduli, continuano nel tempo ad evolversi diventando già nel 2003 gli Animated Painting dove crescono, si dotano di un linguaggio verbale con i miei progetti di sound-art, come con l’opera Metarazionalità F, dove la musica si estende nella multimedialità della mia ricerca, composta sempre al computer con programmi come “Cubase” o similari. Quindi essi si muovo e parlano, in forme tridimensionali, poi si trasformano ancora e nel 2007 diventano le opere Metarazionali: periodo artistico dal 2007 al 2009, nel quale ho redatto anche il mio Manifesto della Nuova Realtà – L’Arte è il Pensiero, invitato a militare nel Gruppo artistico L.I.G Metarationality, Beppe Bonetti, Rudolph Rainer e Milan Zoricic. Queste opere che si librano liberandosi di alcune costrizioni, del passato, strutturali e blindate che si muovono in una danza ciclica perenne come è quella della natura e dell’Universo tutto, che si ripete ossessivamente e che sottolinea così il valore dell’esistenza, fine a se stessa: unica e assoluta certezza giustificativa nella funzione del tutto: quella di esistere. Dal 2007 al 2018 ancora si trasformano e diventano Omeomorfe che si ricollegano alla Congettura di Poincaré, enigma dimostrato dopo 100 anni, dove esse prendono coscienza di essere sempre lo stesso “modulo ideale”, nato nella sua forma totanica, che non è cambiato ma si è solo trasformato, morfizzato, ed è sempre lo stesso. Ora si evolvono ancora e compiono quel fantastico viaggio nell’universo dove la materia e l’energia si forma e si trasforma diventando interscambiabile fin dal primo Big Bang iniziale che dà il via alla creazione dell’Universo. È così che nasce l’opera-ologramma del 2009 L’Ordine Implicito, presentata alla "InsideOutside Biennial", evento parallelo alla 54° Biennale di Venezia. Ma tutte queste opere, vogliono restare in eterno, prendono coscienza di essere Opere Immortali, fisicamente, non solo concettualmente, poiché vogliono resistere all’usura del tempo; custodite magari in chiavette USB o supporti ottici, da inventare anche nel divenire, da tramandare per generazioni a testimonianza del passaggio e dell’affermarsi dell’uomo sulla terra. Ma queste opere, non sono ancora libere del tutto, e benché siano tridimensionali, sono ancora relegate a spazi visivi bidimensionali: sui monitor da computer, proiettate su schermi in parete o in Big Screen. Ora esse pretendono di esistere in spazi tridimensionali: libere di muoversi in ogni dove, proprio come noi. È così che nascono nel 2015 i miei ultimi, ma non ultimi, Ologrammi: quell’Ordine Implicito che ora si muove e ha voce, in un ambiente quadridimensionale dove il suono tenta di raccontare quella quarta dimensione in un utopistico spazio-tempo.

Si è mai sentito un po’ un esploratore dell’iperuranio?

Sì, sicuramente, infatti, in un mio testo pubblicato il 5 Febbraio del 2007, in seno al Gruppo L.I.G. scrissi: "Con l’aiuto della scienza e le nuove tecnologie, utopistici spazi geografici che ci portino lontani dalle regole estetiche ormai dogmatizzate; quali Argonauti del nuovo millennio." Consiglio, attraverso il link che segue di leggere per intero questo mio testo dal titolo Metarazionalità come fenomeno di superamento.

Quali sono stati gli autori più significativi che hanno avuto una forte influenza nella sua carriera artistica?

Come ho già detto nelle altre domande, il mio percorso di formazione è stato abbastanza singolare e mi sono trovato a fare un percorso all’inverso di quello tradizionale: fin da bambino sono stato sempre curioso e avido di imparare, di quella curiosità costruttiva, nel senso che quando vedevo qualcuno lavorare per strada, mi fermavo a guardare, e guardando imparavo, Fu così che ho imparato a fare diversi mestieri: l’idraulico, perché era il lavoro di mio padre, poi l’elettricista, il muratore, il fabbro ed altri mestieri minori; tutti mestieri che mi sono ritornati utili per realizzare e costruire le mie opere. La mia adolescenza l’ho trascorsa alternando a pennelli con opere che dipingevo istintivamente e mestieri da imparare, trascurando quello che era l’aspetto culturale/intellettuale. In età più adulta, poi, alla pratica pittorica, che ho avuto modo di imparare tecnicamente nella Bottega di un vecchio artista cagliaritano, che frequentavo tutti i giorni, e che mi ha insegnato il valore delle mezze tinte, delle velature e della mistura dei colori, del “Verde Vagon” (il nero fatto nella tavolozza; dal colore delle vecchie locomotive dei treni), della preparazione della tela e dei fondi, degli incarnati, eccetera eccetera. Una formazione completa ed attenta che mi ha dato la possibilità di scrivere un piccolo trattato di pittura dal titolo Dipingere con tre colori con il quale, per cinque anni ho insegnato pittura ai bambini delle elementari di una scuola privata: “Primi Incontri”, esperienza coronata con una mostra per i Mondiali Italia '90, in una fiera, dal titolo “50 opere di 50 piccoli pittori”. Alternavo la lettura, passione assopita che mi fu risvegliata da una componente del Gruppo "Verifica 8+1", nel quale per diversi anni ho orbitato. Lei era la mia generosa +1, non un’artista, ma la segretaria del Gruppo, ex preside di una scuola media che mi fece da mentore e mi insegnò la bellezza della lettura. Iniziò per me un lungo periodo nel quale lessi tanto: ricordo il primo libro che la mia Professoressa mi diede da leggere, era “II sergente nella neve” scritto da Mario Rigoni Stern. Poi, ne seguirono degli altri e poi ancora. Devo ogni tanto aggiornarlo, ma ho l’abitudine di scrivere il titolo di ogni nuovo libro che leggo sulla mia pagina Facebook Books. Leggendo ho imparato a scrivere, così ho potuto iniziare a scrivere racconti e poesie; trasformate in una produzione musicale, come cantautore, pubblicando, con licenza SIAE, due CD, uno in italiano e uno in inglese, dal titolo Adduzioni e Self Portrait. Ho potuto anche pubblicare il mio primo romanzo L’Ultima Conoscenza con l’editrice Aletti e poi il mio libro di poesie, non musicate, dal titolo Poesie da Viaggio sempre pubblicato con la stessa casa editrice. Questa mia creatività compulsiva e l’insofferenza per la routine, mi obbliga a cambiare continuamente quindi estendo continuamente la mia ricerca multimediale e le porto avanti tutte parallelamente: arti visive, cortometraggi, lungometraggi, letteratura, musica, Food Art; delle quali potrete trovare informazioni più approfondite e documentate nel mio sito personale. Ora, gentilmente, decida Lei quali autori possano avermi influenzato in tutti questi anni!

Come vede l'attuale scena dell'arte contemporanea?

L’attuale scenario dell’arte contemporanea è sicuramente in una fase di trasformazione radicale e mi dispiace per coloro che non riusciranno a stare al passo: ma non mi riferisco solo agli artisti di vecchia generazione, ma anche ad alcuni galleristi, storici e critici che, dominati dal preconcetto e dalla difficoltà di apprendimento dei nuovi linguaggi, si troveranno emarginati. Il futuro, che per me era già presente nel 1990, è già qui, oggi, ed inclemente cambierà radicalmente usi e costumi. Io personalmente penso che sia un bene, poiché solo attraverso la costrizione contingente, a volte, ci si decide a cambiare; ma non per partito preso, ma perché in realtà tutto ci porta in quella direzione: paghiamo con il bancomat, parliamo e ci incontriamo con i nostri parenti in videochiamata ad ogni capo del mondo, tutto fluttua nella rete, in maniera impalpabile, ma ciò non vuol dire che non esista: è la realtà, non virtuale che nel vocabolario si riferisce a ciò che non esista, ma ad una realtà aumentata, tangibile, dove le relazioni interpersonali si moltiplicano; in senso positivo.

Secondo lei, oggi, come si è evoluto (o devoluto) il ruolo del computer artist?

Gli artisti di questo nuovo millennio hanno il dovere politico e morale di adeguarsi ai nuovi linguaggi, ormai già diffusi tra la popolazione mondiale e soprattutto tra i giovani, ai quali dovremmo consegnare questo nuovo mondo con tutte le trasformazioni ed i cambiamenti già realizzati, affinché essi stessi si possano considerare veramente Contemporanei del proprio tempo. Realizzare, per esempio, opere in movimento o farle interagire con la musica, sarebbe improponibile con i vecchi linguaggi. Solo concettualmente si poteva pensare, in passato, ad un’opera in movimento; penso ai Futuristi, o all’immortalità fisica delle Opere d’arte; penso agli spazialisti. E guai a considerarla una involuzione, si alimenterebbe solo il preconcetto che, personalmente, per 30 anni mi ha perseguitato ma anche complicando, non poco, la vita a tutti i cittadini...

Lei si avvale molto dei cosiddetti "social"? Sono utili per un artista?

Sì, ho account sui social che reputo più importanti: Facebook, Linkedin, Instagram e Twitter. Innanzitutto, penso che un artista debba avere, oggi più che mai, il polso della società contemporanea per poterne cogliere usi, modi e linguaggi, più attuali, per poterlo raccontare, e nel panorama dei social si può conoscere, in tempo reale, la situazione mondiale generale. Per quanto riguarda la visibilità di un artista, è sicuramente il posto ideale per poter far vedere le proprie opere; uno spazio importante che ha spazzato via le baronie dei galleristi o degli addetti ai lavori privilegiati dagli amici di turno... Io considero i social un ambiente democratico dove, anche il più piccolo, si possa proporre; al di là del proprio valore intrinseco ma che fa, comunque, da termine di paragone per quegli amanti o collezionisti d’arte che si muovono a tentoni in questo mondo “oscuro” per i più, e molto particolare.

Che consigli si sente di dare ad un giovane che vuole intraprendere il suo stesso percorso artistico?

Purtroppo essere artisti oggi vuol dire essere sempre, almeno un passo, avanti alla società: ciò vuol dire prepararsi adeguatamente alle problematiche di ricerca artistica che si intendono affrontare quindi, in primis, avere un’adeguata conoscenza delle nuove tecnologie e dei Software da usare; poiché solo attraverso la disinvoltura dell’uso del mezzo espressivo si può realizzare la propria creatività. Il livello culturale dell’artista oggi è molto importante poiché è la società che cresce culturalmente e se si vuole indicare una via e sperare di essere presi sul serio in considerazione, bisogna poter argomentare in maniera esaustiva. Studiare gli autori classici e la Storia dell’Arte perché penso che l’arte si possa evolvere solo attraverso la sinergia degli artisti che hanno vissuto, ognuno nella propria epoca, i propri cambiamenti. Studiare la matematica e prendere coscienza della fisica relativistica che domina l’Universo, dove noi viviamo, e dove non esiste lo stato di quiete; la maggior parte di persone sembra dimenticarlo. Noi, e tutto intorno a noi si muove ad una velocità folle, e la terra è solo un piccolo pianeta dove tutto accade in maniera urbana e provinciale e non è adeguato al manifestarsi dell’arte che auspica, ed ha sempre auspicato, ad un linguaggio ed una visione universale; nella forma e nella sostanza. Tenere sempre bene a mente che le opere di Digital Computer Art, nascono e si costruiscono direttamente all’interno del computer e solo così possono essere considerate tali, e non con un lavoro fatto a mano in esterno e poi importato con lo scanner all’interno del computer e modificato con esso. Sono scorciatoie che, per il rispetto del mezzo espressivo e del linguaggio usato, non sono consentite, e neanche le opere digitali stampate, poi ritoccate a mano, che appartengono ad operazioni del passato da autori come Warhol che ha già abbondantemente raccontato nella sua Pop Art. Infine, voglio sottolineare che la parte dell’uomo più importante non è il suo corpo, ma la sua mente: il nostro pensiero, meraviglioso, in grado di viaggiare nello spazio e nel tempo senza muoversi di un centimetro dalla propria casa. Quindi dico, basta con i pupetti e i ritrattini, e tutte quelle opere dove il corpo è coinvolto e che molto ricorda, ahimè, usi e costumi dell’antica Roma... La cultura del corpo è troppo praticata nella nostra società: l’uomo che corre più di tutti, che ha più forza di tutti, che nuota più veloce di tutti o che rischia la propria vita più di tutti; un’arma potente ed efficace che la classe politica di turno sa bene come sfruttare a suo vantaggio, con l’intento di far assopire le menti dei popoli ed imponendolo come unico valore assoluto dell’uomo, ma... Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.

Domanda finale: ultimamente si sta parlando molto di Criptoarte. Qual'è la sua posizione in merito?

Chiaramente non posso essere che favorevole all’acquisizione delle opere d’arte con pagamento in Cripto valuta, e va chiarito innanzitutto che: per poter certificare le proprie opere, per garantirne l’autenticità nella Blockchain NTF, nel mio caso INarte.it, si deve possedere un wallet personale, dove eventualmente anche poter trasferire, attraverso una transazione di cessione, al collezionista che ne facesse richiesta, la proprietà dell’opera. Nel mio caso la criptomoneta è la Blockchain Waves, ma si possono accettare anche BTC (Bitcoin), Ethereum o altra cripto moneta esistente; ognuno nella propria Blockchain. Il nuovo possessore dei diritti sull’opera acquisita potrà, in seguito, decidere di ricedere la proprietà della sua opera ad altre persone per somme superiori e l’artista, in quel caso, riceverà un (diritto di seguito) pari alla percentuale che l’artista avrà deciso di inserire nel contratto di cessione, che può variare fino al 20%. All’artista verrà così garantito che ogni qualvolta si svolgesse una transazione, della quotazione al rialzo, della sua opera, egli riceverà, in vita, la sua percentuale spettante. Diritto di seguito che prima veniva riconosciuto, agli eredi, solo dopo la morte dell’artista. Mi sembra che per gli artisti sia una conquista indiscutibile. Questo non vieta, chiaramente, di poter pagare le opere certificate NTF anche attraverso una moneta bancaria corrente a corso legale: Euro, Dollari o quant’altro; come successo recentemente nella casa d’aste Christie’s, con un’opera digitale certificata NFT, venduta ad un collezionista per circa 70 milioni di dollari. Che piaccia o no, il cambiamento radicale delle modalità comportamentali e dei linguaggi contemporanei è in atto ed è inarrestabile. Certo che le Banche, non ne saranno contente perché vedono diminuire, non di poco, in primis la loro supremazia economica e sui proventi, costretti a sopportare ingenti perdite sui movimenti e sulle transazioni fra i privati; transazioni che nella Criptomoneta sono totalmente gratuite.

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