Bozza di intervista ad Anna Donati (a cura di Franco Brinati)

20 Agosto 2021 Redazione A&S 5

Poiché stimo Anna Donati, l'approccio ad una conversazione con lei deve essere stimolante, non   convenzionale: e allora, nella sua casa di Civitanova, immersi tra le opere del suo ingegno, le lancio una battuta di Ennio Flaiano: "Non comperate quadri astratti, fateveli da soli".

Vorrei tirare fuori da Anna, l'humus più autentico della personalità, che - si vede subito - è forte, quasi imperiosa. Dipingere a regola d'arte deve presupporre un alto tasso di originalità, oltreché una mano felice. Questa si acquista con gli studi (Anna viene dall'Istituto d'arte e dall'Accademia di Belle Arti di Macerata), ma "in nuce" deve esserci predisposizione. Sennò sarebbe come seminare nel deserto.

Mentre osservo la reazione alla battuta, colgo negli occhi della Donati un attimo di stupore, subito riciclato in ironia dalla sua intelligenza:

Vedi, io vendo pochissimo, non mi propongo sul mercato. Quindi, il non vendere annulla anche il comperare. Perché? Sono abbastanza schifita dai mercanti e dal giro, tant'è che faccio mostre in luoghi d'arte, o in luoghi istituzionali. Le gallerie mi condizionerebbero perché puntano a vendere, espongono per vendere.

Mentre tu sei per l'estetica pura?

lo penso di dover comunicare, ho bisogno di farlo. C'è una forza che non si esaurisce in me stessa, che va trasmessa. Ecco perché il detto di Flaiano mi fa sorridere ma mi è estraneo. Quando vendo un quadro, soffro nel distaccarmene. Mi affeziono alle mie opere, mi fanno compagnia, disegnano un percorso di vita, prima ancora che di professione.

Perché firmi ISKRA?

Perché è il mio secondo nome: significa astro e mi venne dato da mio padre in onore di Lenin, che così chiamò il primo giornale pubblicato in Svizzera quando era esule.

Tuo padre, potentino, disegnava benino: fu lui a spingerti verso l'arte?

Mio padre voleva iscrivermi al Liceo Scientifico, ostacolò decisamente le mie aspirazioni di pittrice. Forse si convinse quando mi diplomai con media di 8, 7/10. Forse.

Chi ricordi tra gli insegnanti dell'Accademia?

L'insegnante di restauro, Bruzzesi, che condivideva i miei primi tentativi. Uno che mi ha insegnato che le opere sono il risultato di una fatica, di una ricerca nella quale devi mettere anima e sudore. lo credo molto nel lavoro e mi definisco pittrice, non artista, perché sono cosciente che l'artista è in una sorta di mondo ideale al quale pochi arrivano.

Però tu sei molto più vicina all'iperuranio dell'artista che allo squallore dei pittori della domenica...

Bisognerebbe fermare questa proliferazione di brava gente che non sa disegnare, né dipingere. Ma   
come si fa? Si può forse pensare ad un ordine dei pittori? No davvero, tu stesso dicevi che Einaudi ironizzava su un ipotetico ordine dei poeti.

Come definiresti il tuo momento pittorico attuale?

Astrattismo geometrico: il succedersi di tanti mondi, il conato verso un mondo diverso da quello che ci è stato proposto. Un mondo leggerissimo, dove si vola.

Ed infatti, nei tuoi quadri, c'è una levità e una poesia che è difficile scoprire nella conversazione. Com'è maturata questa tua scelta per un genere a mio avviso bellissimo ma non compreso, a prima vista, da molti?

Ho puntato sull'autocultura, è stato decisivo andare per musei e gallerie. Lì vedi, immagazzini, poi rielabori e viene fuori quel che tu sei, non quel che vuoi sembrare. Di recente ho visto a Roma la mostra degli impressionisti: straordinaria. Presto tornerò per i capolavori deIl'Hermitage.

Hai una bella grinta, lo sai?

Qualcuno mi giudica polemica, può darsi sia vero, ma è solo esasperata ricerca della verità. Non amo i grigi e le mezze misure.

Recentemente hai esposto in molte città, sei entrata in qualche giro importante?

Non direi, sono abbastanza contraria all'arte organizzata, te l'ho già chiarito. Succede semplicemente che a qualcuno i miei quadri piacciano.

Facevo una riflessione: si contano sulle dita di una mano i locali che espongono quadri non di maniera, o addirittura caricature di quadri. Non sarebbe una professione interessante quella di "consulente per il rispetto delle arti visive in locali pubblici"?

Già ma la gente, al ristorante, guarda il quadro distrattamente e pensa alle tagliatelle: ecco perché il ristoratore bada più alla cottura che al livello delle incisioni e degli olii.

Anche a Civitanova c'è una civiltà da conquistare?

lo credo che bisogna tutelare gli spazi, salvarli da una falsa idea di democratizzazione per cui si dà ospitalità a tutti. Ma per arrivare a questo bisognerebbe fare conferenze e organizzare incontri per alzare il tiro. La verità è che Civitanova mi sta stretta.

Ma, allora, che cosa ti salva dalla mediocrità ambientale?

Gli entusiasmi sono quelli che ti tengono viva. Il volo, la gioia del volo.

Chiudiamo scherzosamente un'intervista iniziata con un aforisma: che cosa farai da grande?

Spero di conservare la mia fanciullezza, la mia purezza di spirito, il rapporto aristocratico con la pittura: Klee, Kandinsky e tutti i miei modelli altissimi.

Franco Brinati