Metarealismo ed altre storie: intervista all’artista fiorentino Alberto Gallingani

19 Marzo 2021 Redazione A&S 905

L'artista Alberto Gallingani accanto alla sua opera "AGN P35G" del 2020.

Alberto Gallingani è tra i più importanti artisti italiani contemporanei. Le sue ultime elaborazioni indicano tracciati robusti e gesti convincenti. Ha vissuto intensamente Firenze e ha frequentato Vinicio Berti e tanti artisti dell’Astrattismo Classico. È stato invitato a La Biennale di Venezia, del 2003, e ha lavorato utilizzando, tra l’altro, anche fotografie, legno, ferro, plastica, oltre a prodursi in varie performance. È un “signor artista” che ha sempre operato declinando l’intensità “del fare” per ottenere il meglio. Concetti chiari ed elevata perizia tecnica lo guidano, criticamente, a navigare il campo dell’arte. Lo ha intervistato per Arte & Società il nostro critico d'arte, il sociologo Maurizio Vitiello.

Intervista all’artista Alberto Gallingani

Puoi segnalare il tuo percorso di studi?

Ho inizialmente frequentato scuole tecniche per un primo rifiuto di mio padre alla mia vocazione artistica, le ho poi interrotte per intraprendere studi artistici privati.

Puoi raccontare i desideri iniziali e i sentieri che avevi intenzione di seguire e quelli che hai seguito?

Il mio pensiero iniziale costante era “fare arte”, senza nessun distinguo, e qui è bene che ricordi il mio primo insegnante, che mi ha dato la conoscenza della storia dell’arte e delle tecniche, senza mai privilegiare nessuno, educandomi alla libertà di approccio ai problemi tecnici e, in particolare, ai contenuti. Mi è rimasta impressa la frase con la quale alla fine mi congedò: ora dimentica tutto e vai... Aveva capito il mio essere nel profondo.

Quando è iniziata la tua voglia di “produrre arte”?

Nei miei ricordi più lontani è sempre presente questo desiderio.

Mi puoi indicare gli artisti bravi che hai conosciuto e con cui hai operato “a due mani”?

Il mio secondo maestro, colui che ha indirizzato il mio percorso di scelta linguistica, è stato Vinicio Berti, amico, maestro, sodale.

Quali sono le tue personali da ricordare?

La prima, 1964, alla galleria Numero di Firenze e l’ultima, 2018, sempre a Firenze, alla galleria Zetaeffe.

Puoi precisare i temi e i motivi delle tue ultime mostre?

Raccontare con un nuovo linguaggio la realtà contemporanea.

Ora, puoi specificare, segnalare e motivare la gestazione e l’esito delle personali che hai concretizzato e delle esposizioni, tra collettive e rassegne importanti, a cui hai partecipato?

Ho preparato sempre le mie mostre personali quando avevo qualcosa di impellente da dire, perché non ho mai inseguito il mercato e l’unica necessità che avvertivo era la mia. Per completezza documentativa e chiarezza di lavoro le ultime due, un’antologica in un museo portoghese e l’ultima personale a Firenze.

Dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

Sì, certo. Nel mio lavoro c’è quello che vorrei che il mondo fosse... mi rivolgo sempre agli altri; i miei problemi personali non centrano nulla con il mio lavoro d’artista.

L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti? La Toscana, il Sud, la “vetrina ombelicale” milanese cosa offrono adesso?

Si sta ribaltando tutto, non ci sono punti fermi; il “locale” non esiste più e l’esterno è diventato “avvicinabile” e collaborativo con il web... si stanno aprendo nuove possibilità.

Quali piste di maestri hai seguito?

Gli artisti delle avanguardie storiche.

Pensi di avere una visibilità congrua?

Non eccellente, ma buona.

Quanti “addetti ai lavori” ti seguono?

Non so quanti, ma abbastanza, anche se avverto in loro una certa inadeguatezza nel cavalcare la contemporaneità.

Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?

Perseguo lo sviluppo del mio ultimo e definitivo approdo: il Metarealismo.

Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti riescono a saper “leggere” l’arte contemporanea e a districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”?

Domanda difficile, perché si tende a reputare valido quello che il mercato fa diventare valido; quindi. ci si approccia all’arte attraverso quella visione.

I “social” t’appoggiano, ne fai uso?

Sì, spesso sono stimolanti.

Con chi ti farebbe piacere collaborare tra critico, artista, art-promoter per metter su una mostra o una rassegna estesa di artisti collimanti con la tua ultima produzione?

Mi piace questa visione collaborativa, ma, ahimè, è quasi inesistente.

Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni?

Perché, in fondo, mi ostino a pensare di essere portavoce di un qualcosa.

Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

Certo, l’arte è bagaglio fondamentale della conoscenza di ogni individuo.

Quali sono le tue prossime mosse?

Purtroppo, per ora, davanti al computer, ma sono molto ottimista.

Che futuro si prevede post-Covid?

Non facile, ma se smetteremo di lamentarci, mettendo il fare avanti a tutto, ne usciremo più liberi e consapevoli che l’arte è vita!

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