Intervista all'artista-scrittrice Maura Messina sul suo libro "Diario di una kemionauta"

9 Ottobre 2020 Redazione A&S 1044

Copertina del libro "Diario di una kemionauta" e una illustrazione realizzata da Maura Messina.

La redazione di Arte & Società è lieta di presentarvi un'intervista inedita all'artista napoletana Maura Messina, condotta dalla giornalista Teresa Uomo, nostra contributor. Artista, art designer, pittrice talentuosa, Maura Messina è piena di energie e innamorata della vita, ma vive nella terra dei fuochi e, come spesso accade a chi vive in quella zona, a solo ventisei anni, le viene diagnosticato un tumore. L'artista Messina si imbarca così nella prova più dura della sua vita che riesce a trovare la forza di raccontare in un libro dal titolo Diario di una kemionauta, pubblicato dalla casa editrice Homo Scrivens nel 2016.

Come suggerisce il titolo stesso, questo lavoro editoriale è un diario scritto nel "lontano" 2012, durante il periodo della chemioterapia che l'autrice ha dovuto iniziare a causa di un linfoma di Hodgkin, un tumore maligno del sistema linfatico, ovvero di quell’apparato costituito da cellule e tessuti che si occupano della difesa dell’organismo dagli agenti esterni e dalle malattie. Una patologia che colpisce i giovani. All’inizio si trattava di un diario personale fatto di riflessioni riguardo al momento che stava vivendo, anche e soprattutto per non dimenticare mai che la vita era lì a sua disposizione e che aveva il dovere di viverla fino in fondo qualsiasi fosse stato l’esito delle cure a cui era sottoposta. Dopo aver completato il ciclo della chemioterapia, l'artista Maura Messina ha completato il diario con diverse illustrazioni (una di queste è riportata in foto).

Intervista a Maura Messina

Quello che mi ha colpito sin dall’inizio del tuo libro è la parola "kemionauta": come nasce questo neologismo?

Il termine “kemionauta” nasce dall’insieme delle parole “chemioterapia” e “astronauta”. Nel diario ho raccontato l’esperienza che stavo vivendo come se fossi un’astronauta in missione su un pianeta lontano chiamato Kemioland. L’uso della “k” non è casuale, le diagnosi di tumore vengono spesso indicate con la lettera k seguita dall’organo di riferimento.

Ho notato che nel tuo libro-diario ci sono delle immagini: che cosa rappresentano nello specifico?

Le illustrazioni contenute nel libro vanno a completare le singole riflessioni. La scrittura è stata sicuramente terapeutica, ma il mezzo che preferisco da sempre per comunicare sono i disegni. Mi sono resa conto che le parole da sole non riuscivano ad esprimere pienamente ciò che sentivo. Quindi, una volta finita la parte testuale del diario ho sentito la necessità di completarlo con le illustrazioni. Ognuna rappresenta una tappa del percorso da kemionauta.

Cosa vuoi comunicare con questo tuo "diario"?

Il primo obiettivo è quello di offrire un messaggio di speranza a chi vive un momento difficile, come può essere una diagnosi di malattia. Chi ha letto il diario ha detto che, tra parole e immagini, ha trovato tanta vita, ed è forse il riscontro a cui tengo di più. Mi piacerebbe che dopo averlo letto restassero due messaggi: il primo è di non abbattersi mai, perché nonostante le mille difficoltà la vita è lì e vale la pena di essere vissuta fino in fondo. Al di là di come possano concludersi certi percorsi, ogni istante è prezioso e non bisogna sprecarlo alimentando sentimenti o pensieri negativi. Il secondo è legato al rispetto per la propria terra. Un concetto che è intimamente legato alla nostra salute. Vivo in terra dei fuochi e la diagnosi a ventisei anni di linfoma di Hodgkin è la prova che il danno arrecato all’ambiente si ripercuote direttamente sulla salute umana.

Speri qualcosa per il futuro?

Sì, spero che il mio diario possa servire a scuotere un po’ le coscienze affinché si alimenti un sentimento positivo di cura per l’ambiente. Il diario è stato spesso un pretesto per accendere un faro necessario sul dramma della terra dei fuochi che da anni attanaglia la nostra meravigliosa terra, mietendo vittime di tutte le età. Ho maturato la consapevolezza che ognuno, in base ai propri talenti, possa e debba fare la propria parte in una guerra ambientale che ci riguarda profondamente. In fondo, cosa c’è di più personale della propria salute e di quella dei nostri cari?

Teresa Uomo

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