Intervista esclusiva ad una grande interprete della Pittura italiana: Antonella Cappuccio

9 Settembre 2020 ivan guidone344

Nella foto, l'artista-scenografa Antonella Cappuccio in una rivisitazione grafica di Ivan Guidone.

La redazione di Arte & Società è orgogliosa di proporvi un'intervista esclusiva ad una delle esponenti più significative della pittura italiana: Antonella Cappuccio. Artista, scenografa, sperimentatrice d'arte, il maestro Antonella Cappuccio ha fatto parte, dal 1985 al 1994, del movimento pittorico della cosiddetta Pittura colta, più tardi anche definito come Nuova Maniera Italiana. La straordinaria intelligenza ed umiltà di questa grande interprete della Pittura italiana, traspare chiaramente in ogni riga di questa intervista, che può essere considerata a tutti gli effetti una preziosa testimonianza storica sull'arte contemporanea italiana.

Intervista ad Antonella Cappuccio

Sono passati tanti anni dalle sue prime esposizioni e nel frattempo il suo nome ha riscosso grande apprezzamento da parte della critica: cosa è cambiato dai suoi esordi sino ad oggi?

Ho iniziato cinquanta anni fa e molti gli avvenimenti che hanno generato profondi cambiamenti, il pensiero esistenziale quello che in tutto il Novecento ha dialogato, compreso e sostenuto l'umanità in tutte le sue espressioni emotive, è divenuto man mano lontano, indifferente ai necessari bisogno degli amanti dell'arte, ha delegato allo "stupore" e alla "provocazione" la sua ragione d'essere. Molti sono gli esempi di una deriva cinica dell'arte in questo senso. Non voglio generalizzare, naturalmente esistono ancora artisti che militano romanticamente la loro ricerca, ma non sono accettati dalle "mode".

Quali sono stati per lei gli autori più significativi che l'hanno ispirata nel corso della sua carriera artistica?

Un lungo ed accurato studio negli anni Settanta ha segnato i miei inizi in quella ricerca definibile come "Citazionismo" da Mantegna a Botticelli, Raffaello e Pontormo, da un Maestro ad un altro ho percorso in lungo e in largo quella disciplina pittorica rigorosissima che sola è in grado di formare e preparare l'artista al volo libero, un volo sicuro, con una propria cifra precisa, questa connotazione personale ha richiesto molti anni è una rigorosa applicazione.

Lei vive a Roma da moltissimi anni ma è originaria di Ischia: Napoli è ancora nel suo cuore?

Ho sentito il privilegio di nascere ad Ischia da antica famiglia napoletana, di ricevere in eredità talmente tanta bellezza, e tanto amore, e riconoscenza per queste radici, e anche se la vita mi ha condotto lontano, non ho mai interrotto il mio dialogo interiore amoroso con Napoli e Ischia.

Che cosa ricorda della sua primissima personale con la scrittrice Dacia Maraini?

La mia primissima personale a Roma mi fu presentata da Dacia Maraini, la conobbi attraverso Paolo Poli, all'epoca ero ancora una costumista in RAI e realizzai costumi e scene di "Pierino porcospino" con i fratelli Poli e la Vucotic. Da pochi anni avevo iniziato a dipingere, Paolo Poli vide dietro mio invito, i miei quadri e ne acquistò uno poi, molto convinto mi presentò alla Maraini che comprese e apprezzò sia la suggestione dei contenuti sia la poesia della materia pittorica e presentò così la mia mostra a Roma, a via Brunetti (piazza del Popolo).

Come vede l'attuale scena dell'arte contemporanea?

Credo sinceramente che l'Arte debba emozionare e sedurre profondamente e infine scuotere, indurre a riflessione, se questo non accade, l'Arte non è. Si deve richiedere all'Arte la Verità e, se questo elemento è presente, il suo amico Tempo le darà sempre il posto e la valutazione che le compete.

Secondo lei, oggi, come è valutato il ruolo dell'artista-scenografo?

La valutazione dell'artista è univoca sia che si realizzi nelle scenografie, nei costumi, sia nei quadri, o si esprima sui più svariati materiali, cresca e si nutra nella ricerca. L'arte si riconosce sempre, sa farsi largo, sa sedurre e per questo possiamo dire che non necessita di troppe spiegazioni... di troppe parole e suggestive interpretazioni.

Non trova che forse ci sia stato un graduale svalutazióne del ruolo dello scenografo anche a causa delle tecnologie elettroniche?

L'utilizzo della tecnologia rende molto al mondo dello Spettacolo, ma se non è sostanziato da un progetto, un pensiero forte, la proiezione da sola è paragonabile ai fuochi d'artificio... ha un tempo breve.

Come reagì Vittorio Sgarbi quando ricevette in dono il ritratto che lei gli realizzò? Quando e come accadde? Ce ne può parlare?

Il ritratto che ho fatto al prof. Sgarbi si inserisce nel filone dei collage, una ricerca particolare in cui la pennellata è sostituita da strappi di carte di riso colorate e creano una sensazione pittorica senza esserlo, al Professore è molto piaciuto sopratutto per la sua singolarissima fattura.

La sua attuale produzione artistica è rappresentata da splendidi arazzi: come ci è arrivata a questa fase e, sopratutto, perché?

Dal 1995 in poi mi sono dedicata alla ricerca dei vari materiali, la mia arte può senz'altro essere definita "Simbolismo polimorfo" e sono nate così opere su specchi, collage, e infine arazzi. Il mio passato di costumista scenografa mi ha lasciato un bagaglio di competenze merceologiche e di manualità sartoriale, infatti in questa fase del mio lavoro l'arazzo comprende in sé la stratificazione di molte competenze che dal Teatro e il Cinema mi hanno condotto nei Musei e nelle Gallerie.

Che consigli si sente di dare ad un giovane che vuole intraprendere il suo stesso percorso artistico?

Infine, il consiglio che in tutta onestà sento di poter dare ad un giovane che voglia vivere d'Arte consiste nel ricordarsi che questo Eden, questo approdo dell'anima richiede l'essenza migliore dell'artista, il suo TUTTO. Richiede una onesta e sincera dedizione, una volontà di ferro, un'urgenza, un bisogno autentico e forte di comunicare il proprio mondo senza farsi corrompere da niente e da nessuno! "L'utilità dell'inutile!" Questa nostra società trova utile solo ciò che da profitto e questo inquina fortemente lo spirito primario degli esseri umani. Nel "Mondo salvato dai ragazzini", Elsa Morante, nel capitolo della ballata dei felici pochi, definisce tali gli idealisti, i martiri, i poeti, i santi e... gli artisti!

Ivan Guidone

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