La ceramica laurentina: un saggio di Sergio Zazzera

23 Aprile 2021 Redazione A&S 635

Nella foto: un piatto in ceramica laurentina (foto di Sergio Zazzera).

Fra le tante ceramiche artistiche italiane – quali quella di Albissola, Caltagirone, Faenza – un posto di riguardo spetta a quella di Cerreto Sannita. Rispetto a tale denominazione comune, però, una precisazione si rende necessaria: ad introdurre questa produzione nell’Alta Valle Telesina fu il napoletano Antonio Giustiniano (il cui cognome è indicato quasi universalmente nella forma errata “Giustiniani”), che aveva bottega al Borgo Loreto a Napoli, dove era nato nel 1689.

Egli, infatti, all’età di appena diciassette anni, si trasferì a San Lorenzello, in provincia di Benevento, importandovi l’arte ceramica, che esercitò in una sorta di antro, posto nell’odierna via Nicola Giustiniani, nella parte bassa della cittadina, dove si conserva ancora la fornace da lui utilizzata. E qui tuttora la produzione è in atto, sempre sotto il suo nome, sebbene un suo discendente, Nicola, l’avesse riportata nella capitale nel 1752, trasferendosi nuovamente in quel medesimo rione, in via Marinella.

L’attività fu introdotta, dunque, dal Giustiniano a San Lorenzello e, tuttavia, si è sempre parlato di ceramica di Cerreto, e si continua a parlarne in tali termini, semplicemente perché il piccolo Comune è stato casale di quello di Cerreto Sannita fino al secolo XIX e la ceramica ivi prodotta ha assunto la denominazione del centro maggiore. In realtà, è stato sostenuto da qualcuno che un’attività di “faenzari” fosse in atto, al centro di Cerreto, già da epoca precedente al trasferimento del Giustiniano, ma le ricerche più recenti hanno smentito tale assunto con argomentazioni sufficientemente solide.

I caratteri distintivi della ceramica laurentina – comuni a quella cerretese – sono costituiti da un cromatismo che privilegia una tonalità chiara di verde, il giallo e il blu, e da figure umane – o comunque antropomorfe – avviluppate da una sorta di tralci, che terminano, per lo più, in gigli o altri fiori stilizzati.

L’oggettistica prodotta spazia dalle riggiole (mattonelle), ai piatti, vasi e acquasantiere; molto singolari, inoltre, sono le edicole devozionali disseminate per il paese, che raffigurano Madonne e santi – e principalmente il patrono, san Lorenzo. Gli esempi d’epoca più pregevoli della produzione, però, sono presenti sia all’esterno, che all’interno dell’Oratorio della Congrega di Santa Maria della Sanità, mentre molte riggiole contemporanee sono state collocate intorno a piazza Cestari e sulla scalinata della Rua.

Come si diceva più sopra, la produzione continua tuttora, in primo luogo, nella bottega Giustiniano, ma anche in quelle di altri maestri ceramisti, come Elvio Sagnella e Gedeone, i cui manufatti sono esposti, accanto ad esemplari d’epoca, nel museo realizzato, pochi anni fa, nei locali ristrutturati, che in passato furono destinati a mattatoio, al corso Pasquale Sasso, accanto al ponte sul fiume Titerno.

Sergio Zazzera

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