La pennellata è Donna: intervista a Francesca Strino

22 Febbraio 2021 Redazione A&S 2226

Nella foto, due opere della pittrice Francesca Strino.

Un’artista, Francesca Strino, di poche parole, poco propensa alla ‘mondanità’, ma certo la sua “presenza” non può passare inosservata e chi l’ha incontrata lo sa, a cominciare dall’impatto con la voce. I suoi colori, le sue figure poi, camminano immediatamente al tuo fianco, si insinuano negli occhi e nella mente, si percepisce quel ‘colpo al cuore’ che l’arte con il suo linguaggio, i suoi simboli deve provocare. Provocare, scuotere perché Francesca Strino nella sua passionalità tutta mediterranea mira dritta al cuore, volendo superare il limite della realtà che, con crudezza e dolori, vorrebbe fermare il volo verso quel mondo archetipo ed utopistico cui tutti tendiamo e del quale siamo composti. Quel terreno comune di terra, di sogno e di immagini Francesca Strino riesce a visualizzare, riesce a rendere vero ciò che probabilmente resterebbe ombra, sconosciuto spazio di azione, dimostrando che il lavoro dell’arte, la fatica dello scavo e del recupero, può essere di tutti, non solo degli artisti, chiamati semmai ad indicare strade e percorsi di idee. E donna è la sua pennellata, quel caotico primigenio desiderio di dare e condividere, quel cipiglio di ‘rimprovero’ per la cecità che affligge ‘noi incoscientemente non vedenti’, donna quel mescolare di oli, tempere per miracolose misture che, come cibo, ogni madre conserva per i suoi piccoli in tempi di pace, di guerra, di miseria.

Intervista a Francesca Strino

Sei tornata ad interessarti di scultura, un tuo antico amore. Un ritorno o un ritrovarla sul percorso di artista maturato nel tempo?

La scultura è un sogno che mi appartiene fin da ragazza, ho conseguito la laurea in scultura presso l’Accademia di Belle arti di Napoli. In quegli anni ho lavorato molto sul concetto di installazione e questa è stata una base formativa importante che mi ha permesso di immaginare l’opera all’interno di uno spazio sotto diverse prospettive: in questo senso tutto può accadere. E infatti succedeva che all’interno del mio percorso, del mio spazio, era sempre presente la pittura, di pari passo studiata assiduamente con il Maestro Gianni Strino, mio padre.

Alla voce galleria sul tuo sito raggruppi i tuoi dipinti sotto vari nomi (donne, sacro, nature, morte) linee di studio e ricerca che hanno alle spalle anni di impegno e che rappresentano un cammino sempre in movimento. Ma oggi quale senti più vicino al tuo ‘sentire’ e perché?

Il web ha delle regole precise e non ti nascondo che è stato abbastanza sofferto il lavoro di classificazione. L’altro lato della medaglia, il positivo, è il raggiungimento di un accesso più semplice per chiunque, offrire cioè a tutti la possibilità di seguire il mio lavoro d’artista attraverso la rete. Per quanto riguarda l’oggi, l’antico amore, quello della scultura, ha preso il sopravvento; immaginare su uno spazio bidimensionale – quale è quello della tela – la scultura, mi ha presa e possiede – ne sono convinta – una grande dimensione di poesia. Così, tutta la ricerca tecnica, grafica e pittorica, mi ha portato ad indagare sulle profondità prospettiche per scavare quello spazio / scultura. Ho cercato il punto più lontano, quello che flebile, impercettibile scompare alla vista per poi procedere in avanti fino alla superficie. Tutte le arti hanno il loro punto aulico, è quello di massima frustrazione; per la pittura è l’illusione. Di fatto i pittori sono “illusionisti” e le meraviglie create nella storia della pittura restano inganni tridimensionali, lo spazio è chiuso e definito. Il taglio di Fontana è esemplare, un gesto infinito. Tornando a me, è il tentativo di andare oltre, oltrepassare il limite superficiale ed uscire. Uscire da un confine imposto e da forzare oppure uscire per andare incontro ad un campo energetico creativo, dove la finzione e la realtà possono essere arbitrarie e allo stesso tempo coesistere. “La vita dipinta” ha in questo senso appassionato da sempre la letteratura. Cerco, con un piccolo gesto simbolico e con l’ausilio della scultura, di far esistere e coesistere gli elementi che fuoriescono dall’immagine dipinta.

Definire le tue opere classiche o espressioni d’avanguardia sarebbe limitare il tuo linguaggio. Quali sono gli elementi teorici che strutturano il tuo ‘comunicare’ arte?

Tutto quello che trasfigura e trascende l’umano mi interessa. La fusione è il motore e la metamorfosi il risultato. Qualcuno mi ha definito l’ultima pittrice romantica e forse non si sbaglia se per romanticismo si intende quel moto spirituale che indaga l’io alla ricerca di una propria interiorità. Anche il legame con la tradizione al quale ogni tanto mi dedico ha una vena romantica, ma come qualcosa che si possiede, una fonte, non inteso come malinconico paesaggio. Anche se può sembrare anacronistico questo sentire è immagine futura, in netta contraddizione su quel filone di pensiero che è stato ed ancora persiste con il nome di neodecadentismo.

Domanda canonica: il compito dell’arte oggi? E in particolare dell’arte pittorica?

La bellezza è la fonte più forte per l’arte. Il suo compito oggi, secondo me, è sempre lo stesso: elevare l’animo umano, evolverlo. La pittura resta ancora un manifesto potente, aldilà di ogni tecnologia: l’immagine condiziona inesorabilmente gli uomini e chi dipinge ha responsabilità enormi, per questo viene chiamato “maestro”.

Attenta alla formazione, hai sempre tenuto corsi e insegnato, rinnovando nel tempo questo tuo interesse, contaminando la tua pittura con altre arti, come il teatro, la musica. Sei ancora attiva in questo settore? Anche nella didattica rivolta alle diversità (un terreno che hai praticato con grande passione)?

Cara Rita, grazie anche all’ospitalità nel tuo salotto culturale, il Cafè Philo, ho avuto modo di discutere e lavorare su tematiche importanti come le diversità. Questo e l’esperienza didattica con le diversità, dimostra due cose importanti: come la qualità della comunicazione sia tutto, come le arti siano un mezzo alternativo di comunicazione, alle volte l’unico. Continuo in questo settore. Poi, grazie al teatro, alla musica alla letteratura, alla volontà e al talento di tanti amici artisti ho realizzato piccoli immaginati sogni, a tutto tondo.

Essere donna nel mondo dell’arte

Essere donna e pittrice, soprattutto a Napoli aggiungerei, è ovviamente più difficile. Il rispetto lo devi conquistare continuamente; ma dipingerò sempre, con volontà e determinazione, per le donne e dal punto di vista di una donna. Sì, è dura essere pittrici anche oggi nel 2021, ma sempre meglio che l’essere state pittrici nel medioevo!

Hai una sede di lavoro bellissima. È stata luogo espositivo di una tua mostra qualche tempo fa. Ne hai in programma altre? Cosa riserva il futuro per te?

Ho avuto l’onore di poter lavorare all’interno della Basilica dello Spirito Santo a Napoli grazie a Don Errico Assini. Un luogo prezioso, vivo ed accogliente sottratto per troppi anni al pubblico, sul mio sito ufficiale se ne accenna la storia. “Mostra Bianca” fu inaugurata un anno fa, dedicata a Walter Molli un allievo prima un amico ed un collega in seguito, stroncato da un grande male che ha posto fine ad una indubbia carriera artistica. Un successo di partecipazione e presenza. Da allora ad oggi è passata la pandemia globale. Posticipati a data da stabilire sono previsti un evento di gemellaggio con l’associazione per la tutela degli oceani ‘SeeShephend’ ed un concerto esposizione con Eleonora Strino. Speriamo quanto prima.

Rita Felerico

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