Franca Lanni / Note critiche

26 Gennaio 2022 Redazione A&S 76

NELLA FOTO: LANNI CRITICA.

NOTA CRITICA #1
(di Francesco Gallo Mazzeo e Pasquale Lettieri)

L’artista napoletana Franca Lanni mostra al pubblico la sua ultima ricerca fatta di pitture digitali trasferite su lamierino di alluminio. Franca Lanni è nata a Città della Pieve (PG) e vive e lavora a Napoli dove ha insegnato Discipline Pittoriche al Liceo Artistico e all’Istituto d’Arte. Dopo anni di lavoro nutrito fortemente dall’esemplarismo dello zio Raffaele Lippi, caratterizzato dall’olio su tela, dal 1994 oriente la sua ricerca verso la manipolazione al computer di proprie opere pittoriche, ricercando attraverso il digitale una creatività “altra” alla scoperta di universi altrimenti impercorribili. Una immagine, quella elaborata da Franca, che al computer parte anche dalla scansione di dipinti precedenti che, nel processo creativo, viene destrutturata e conseguentemente strutturata in termini astratto-numerici, pur conservando, nelle prime opere, implicazioni simboliche legate al significato stesso dell’immagine. Ha partecipato al progetto “Profondità 45 Michelangelo al lavoro”, ideato e curato da Ruggero Maggi, ha realizzato la video-performance “Whispers and Yells”, con immagini di Raymond La Motte.

(tratto da: L’occasione critica, IEMME edizioni, 2012)


NOTA CRITICHE #2
(di Laura Turco Liveri)

Materialità dell’immateriale. L’arte digitale di Franca Lanni: “Tra il computer e me, diciamo che vinciamo tutt’e due”
È una nuova sfida quella che Franca Lanni ha ingaggiato ormai dal 1998 tra lei e il computer. Proveniente da una formazione e una attività di tipo pittorico, e da ricerche collaterali che l’hanno portata a indagare ugualmente le possibilità di raccontarsi attraverso la pittura. Franca Lanni nel 1999 è scesa di nuovo in campo in prima persona per dare voce e forma a un pensiero che intanto è andata maturando. Un pensiero spinto da forti sensazioni e che per loro intensità e natura hanno trovato via via la strada più adatta e ricca di articolazioni per esprimersi. Per questo il percorso di Franca inizia con lo studio dei più noti programmi di grafica e fotoritocco per poi, una volta acquisitane conoscenza e esperienza manuale, “ingannare” i meccanismi logico/analitico/digitali del computer e utilizzarne le reazioni per i voluti effetti visivi e costruttivi dell’immagine, come scrive in un inedito:  “mentre lavoro, supero l’antitesi e vedo nascere immagini straordinarie: il sole è verde, l’alba è un tramonto… nasce così un’opera segnata da una realtà completamente trasformata nei suoi parametri sia percettivi che concettuali”. Un’immagine quella elaborata da Franca, che al computer è partita anche dalla scansione di dipinti precedenti e che nel processo creativo viene destrutturata e conseguentemente  ri-strutturata in termini astratto-numerici pur conservando, nelle prime opere, implicazioni simboliche legate al significato stesso dell’immagine; un’immagine tuttavia proprio nelle prime opere, non risulta ancora integrata al fondo, mentre nella tessitura stessa della composizione finale sussistono risoluzioni visive e strutturali non ancora articolate e dinamiche in ogni particolare, come è invece nei lavori successivi. Partendo quindi da un dato iconografico reale, come un’immagine scansionata da una precedente elaborazione dipinta o da una tempera appositamente realizzata, l’autrice attraversa alquanto presto la soglia dell’immateriale, per addentrarsi nella realtà virtuale di sensazioni e immagini, percepite in associazioni sinestetiche che tutt’oggi non sono state ancora precisamente codificate né calcolate in ambito artistico-scientifico.

(tratto dalla monografia: “Materialità dell’immateriale”, Arti Grafiche Solimene, Napoli 2005)


NOTA CRITICA #3
(a cura di StefanoTaccone)

La cooperazione dell'arte
Tuttavia, almeno in Campania, la priorità cronologica dell’operatività artistica nei contesti manicomiali spetta decisamente a un altro soggetto, la non ancora trentenne Franca Lanni, che nel 1970, avendo intrapreso l’insegnamento presso il liceo artistico di Aversa e avendo saputo che in quella cittadina esiste uno ospedale psichiatrico, il Maria Maddalena, con una sezione, la Biagio Miraglia, a “gestione aperta”, si presenta al direttore di tale sezione, Vittorio Donato Catapano. Fin dal 1967-1968 la Lanni partecipa ai numerosi incontri di Psichiatria Democratica: «Si parlava del manicomio e di come fosse necessaria una ristrutturazione o addirittura una chiusura. C’era qualcosa di straordinario. Veniva fuori tutto quello che era il discorso dell’istituzione manicomiale, con tutte le contraddizioni, con tutte le brutture che avvenivano al suo interno». Conosce inoltre Franco Basaglia alla Libreria Guida di Napoli: «Venne con una sua relazione parlando di tutto ciò che avveniva di orribile. Denunciava tutte le violenze che avvenivano su malati all’interno degli ospedali psichiatrici. Per avvalorare quello che raccontava portò dei filmati, abbastanza crudi, che testimoniavano tutte le torture cui erano sottoposti i degenti. Ancora adesso mi viene la pelle d’oca». Parallelamente milita in gruppo trozkista: «Questo stimolo a entrare in certe realtà, di partecipare, è nato anche dalle mie scelte politiche. Finalmente entravo nei contesti».

(Tratto da: La cooperazione dell'arte, IOD edizioni, Casalnuovo di Napoli, 2020, pp.153-154)