L'arte del Teatro e la brusca interruzione da Covid-19: una riflessione

20 Maggio 2020 redazione104

L'arte del Teatro e la brusca interruzione da Covid-19: una riflessione

Pubblichiamo in esclusiva assoluta – su segnalazione del sociologo e critico d'arte Maurizio Vitiello – l'articolo dal titolo “Teatro e Coronavirus”, a firma del giornalista Pino Cotarelli, uno tra i critici teatrali più attenti del panorama campano.

Teatro e Coronavirus

Il Teatro, forma d’arte che si esprime con la rappresentazione di testi recitati da attori davanti a un pubblico, con l’utilizzo di combinazioni di parole, gestualità, musica, danza, vocalità, suono, che vive di prossimità con altre arti performative, per completarsi nella scenografia, nei costumi e nelle luci, per la sua migliore resa non può prescindere dalle esibizioni dal vivo e in presenza di un pubblico vero. Certo, attraverso i media il Teatro amplifica la sua portata, raggiungendo un numero più ampio di appassionati, favorendo così anche chi non può permettersi di andare a teatro per condizioni di disagio fisico ed economico.

Di sicuro aumenta la visibilità, ma impedisce le improvvisazioni che sono tanto apprezzate e le iterazioni con il pubblico e va a scapito di quell’atmosfera magica che si crea nelle rappresentazioni dal vivo, ogni volta che si realizzano e che rendono ogni volta diverso e più originale, uno spettacolo. Sono tanti i tentativi per aumentare l’efficacia e la presa sul pubblico, per uno spettacolo dal vivo; si ricorre spesso al metateatro, penetrando così quella parete immaginaria che si frappone fra il mondo della finzione e quello della realtà, una modalità detta appunto “rottura della quarta parete” che si realizza con l’imprevisto coinvolgimento del pubblico, nel bel mezzo di una rappresentazione.

È di sicuro effetto, infatti, il coinvolgimento gratifica lo spettatore regalandogli un attimo da protagonista; ma tutto va fatto però, con il giusto equilibrio, per non provocare un’emersione non voluta dello spettatore, dal suo mondo dell’immaginario. Un mondo, quello del Teatro, che dopo aver attraversato la crisi profonda degli ultimi anni, di recente aveva saputo rinnovarsi nella programmazione di spettacoli di qualità e di successo, realizzando anche produzioni in proprio, riuscendo a richiamare numerosi nuovi spettatori.

Purtroppo, questo ciclo virtuoso appena avviato, si è dovuto interrompere bruscamente ed il Teatro ha dovuto fare i conti con un nemico invisibile, impercettibile, un virus clandestino che colpisce e si evidenzia solo quando ha già provocato danni. Il Covid-19, questo virus invisibile che non si riesce a debellare se non si individua un vaccino specifico che riesca a neutralizzarlo. L’elevata capacità di contagio e la sua diffusione imprevista, ha richiesto il blocco immediato della maggior parte delle attività produttive dei diversi settori economici e fra questi anche quello del Teatro. Una pandemia che ha messo in ginocchio le economie di tutto il mondo, provocando crisi sanitarie globali con migliaia di contagiati e di morti.

Uno sconvolgimento economico di interi paesi e uno stato di crisi dal quale si uscirà solo quando saranno recuperati i notevoli danni economici provocati e per i quali necessita la solidarietà economica per le nazioni più colpite. All’isolamento tempestivo della prima fase, ordinato dai decreti governativi, ha fatto seguito una ripresa progressiva delle attività, nella fase due, che ancora non ha interessato il settore del Teatro, per il quale permane la profonda crisi, aggravata dalla mancanza di soluzioni immediate che non fanno che aumentare le incertezze per il futuro.

Tante le proteste levate dalle varie associazioni e dai rappresentati delle varie categorie artistiche, a cui si sono unite le istanze dei direttori dei vari teatri, dove si ipotizzano soluzioni, anche con funzionamenti parziali, nel rispetto delle misure di sicurezza previste per l’emergenza Coronavirus.

Un momento difficile, questo, che vorremmo ricordare lontano nel tempo, anche se nell’immediato sarà necessario inventare e organizzare un Teatro che possa convivere con il virus, fino a che non si individuino vaccini specifici efficienti, per soluzioni definitive che ci riportino alla normalità di sempre.

Pino Cotarelli

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