Le moltitudini umane dell'artista Alessandra D'Ortona

22 Gennaio 2022 Redazione A&S 2327

NELLA FOTO: LA PITTRICE ALESSANDRA DORTONA ACCANTO AD UNA SUA OPERA.

Alessandra D’Ortona è una valida artista visiva chietina che da molti anni ha avviato una singolare ricerca di carattere artistico-sociologica. La comunicazione e l’interazione umana, attraverso l’uso di forme e colori, acquisisce un ruolo principale nella sua produzione pittorica. I suoi soggetti principali sono, infatti, rappresentati da figurazioni astratte di moltitudini umane. Conosciamo meglio l'artista Alessandra D’Ortona con questo inedito testo critico che farà parte del suo futuro catalogo d'arte.


QUEL SENTIMENTO DI COMUNITÀ NELLA PITTURA DI ALESSANDRA D’ORTONA
a cura del sociologo e critico d'arte Maurizio Vitiello


Le arti visive contemporanee, pur nel silenzio di queste lunghe pause, dovute a una crisi pandemica mondiale, hanno riordinato gli assetti. L’Italia artistica pur chiusa, in vari momenti, “a riccio”, ha sempre coltivato estensioni, seppur silenti, della creatività, e, oggi, si riaprono musei, gallerie, spazi d’arte per accogliere quanto prodotto. Dall’evoluzione dello smart working si è passati al recupero della lettura, dell’ascolto della musica, della visione di film sino a incontri virtuali grazie ai social. Durante le lunghe attese domestiche, dovute ai cicli di lockdown, artisti, galleristi e vari addetti ai lavori, comunque, si sono impegnati per esposizioni virtuali, anche per quelle di solidarietà. Adesso, dopo la comprensibile e smisurata paura globale, determinata dallo stress-test del COVID-19, l’arte riparte e agita sentimenti.

Gli artisti, che, da tempo, considero “viaggiatori dell’anima”, hanno voglia di sostanziare centralità di ricerca. I nuovi sentieri dell’arte contemporanea aprono a originalità d’influenza analitica e vengono, così, riprogrammate nuove frontiere visive col concorso di riguardi, revisioni e controlli. Sensibili intese e tacite frenesie rimarcano una rete cognitiva, che esprime un’ampiezza estroflessa in cui inquadrature, campiture, sottolineature, striature, plasticità, incisioni, luci, tagli, angolazioni, purezze, astrazioni conducono al rapporto dialogico, alla democratica conversazione, al confronto vero, talvolta, serrato. Le opere d’arte sono legittimi dispositivi e vantaggiosi apparati visivi, che consentono di esplorare “le multiple identità del mondo”. Mi piace, oggi, pensare che l’arte si sia rotta e spaccata, ma duttilmente ricomposta, e ogni volta ne è uscita più rara, preziosa e utile per tutti.

Con margini dettati da coerenza operativa e da una continuità logistica, l’artista Alessandra D’Ortona ha seguito una pista particolare, riuscendo a trovare una sua “cifra”, che fa avanzare la sua produzione pittorica verso una dimensione ben calcolata di proiezione aniconica. Nelle sue opere emergono frammentazioni di carattere; tratti di volti, effrazioni su corpi, variegati segni e segnacoli, nonché screziate segnature s’allargano a conquistare lo spazio. Le immagini sono lavorate sul concetto delle moltitudini, quasi a raccogliere un abbraccio sociale scomposto; vengono fuori segmenti corporali, tagli arditi, particolarità avviluppate, contrasti cromatici.

L’impatto visivo è forte e in una concentrazione chiasmatica c’è sviluppo infinito e mi rendo conto che una parte, un angolo, un cantuccio sono già possibili, futuri quadri indipendenti; insomma, sono coltivati bozzetti inquadrati per saldare una congestione, voluta, una sorta di rappresa dinamicità sociale. Motivi diversificati e sconnessioni compongono una rete sociale, che si vuole intendere in azione, seppur stretta da contraddizioni evidenti.

Le plurime identità umane dell’architettura sociale sono tutte da studiare, da “cribrare”, da soppesare. L’aggregazione di massa non riesce sempre a trasformarsi, perlomeno, in gruppi giusti o in gruppi omogenei. In una sorta di estensione grafico-pittorica, quasi fremente nella febbricitante resa, raccoglie le valenze antropologiche, pulsanti e agite, di dimensioni orientate alla pluralità.

Nell’accorta ricerca d’intima introspezione, abbreviata per sintesi, cerca di gestire la marea umana riscontrabile in un “puzzle” battente. Se agli altri bisogna prestare attenzione, diventa necessaria una visione telescopica, da meditare, successivamente. La sua investigazione sul sociale è raffronto per un dialogo. S’avvale di simboli, di riquadri selettivi, di scale cromatiche, di addendi speculativi, di margini dispositivi, di influenze singolari di apparati metaforici per comporre un ramificato raggruppamento (Viele Kleine Leute), che, fondamentalmente, è virtuale scandaglio di corrispondenze e di opposti.

Significativamente, l’artista aggrega per dipanare, in futuro; tutto il registro delle realtà umane possibili è singulto aniconico, deframmentazione di una teoria allargata di emozioni. La sua indagine da visioni intimiste passa a scala riflessiva di impegnato tono sociale. La sua partecipazione scavalca l’emozione ed entra in una sfera empatica per i suoi agganci correlati, che vanno dalla joie de vivre all’esprit di quelle problematiche che ricorrono nello spazio della vita di tanti (Dubbie prospettive).

C’è tenuta espressiva e saldezza di intenti indagatori, che riflettono le sue onde interiori, nella produzione di una serialità strutturata a definirsi in un panorama visivo. I suoi pensieri dialettici determinano soluzioni pittoriche ben circoscritte. Nel gioco delle attenzioni ai profili sociali gioca in cognizioni, che determinano la comprensione dell’arte contemporanea ed emerge una consapevolezza esecutiva.

Alla base c’è quel “sentimento di comunità”, quel voler focalizzare la dimensione della famiglia umana allargata, quell’esplorazione degli aspetti glocal. In una sorta di rilanci e di rimandi si spalma la pittura straordinariamente attrattiva, quasi una fornace tridimensionale in cui le incursioni nella materia e le disposizioni cromatiche esaltano un corpus dalle mille facce in una versatilità concludente. Dosando accenti segnici e campiture cromatiche e, talvolta, squarci informali (Purgatorio dantesco e Lotta per la vita), tra onde emozionali e atmosfere psicologiche, perviene a stesure affollate nel ricalco di una creatività sorgiva, motivata e tagliente.

Maurizio Vitiello

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Ultimo aggiornamento: 23/01/2022, 01:42