Le spazialità impossibili dell'artista Luisa Bergamini

6 Luglio 2020 Ivan Guidone 1578

L'artista Luisa Bergamini accanto alla sua opera inedita "Spazio Impossibile".

La redazione di Arte & Società è lietissima di proporvi in anteprima assoluta l’opera inedita di Luisa Bergamini intitolata "Spazio Impossibile", realizzata nel 2014 con la tecnica dell'acrilico su tela e misurante ottanta centimetri di altezza per sessanta centimetri di larghezza.

Segue, a cura del noto sociologo e critico d'arte Maurizio Vitiello, una breve bio-scheda dedicata all'artista Bergamini.

Nata a Camposanto (Modena), dopo aver conseguito il Diploma Magistrale ed esercitato l’insegnamento nella scuola primaria, l'artista Luisa Bergamini ha seguito un corso di Studi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Si occupa di arti visive dal 1977, e ha tenuto personali e partecipato a collettive, durante questi quaranta anni di attività.

Sue opere sono in collezioni private in Italia e all’estero, Musei (Arte Moderna, Senigallia); Curia Arcivescovile di Bologna; Fondazione "Ecce homo" di Lercaro, Bologna; “Leopardi: le ricordanze” Museo Ma.Ga, Gallarate; ”Giù la maschera”, Museo Civico Mastroianni, Marino (Roma); Galleria Civica Suzzara (Mantova), "Paesaggio urbano" Museo MAGI, Pieve di Cento; "Unicità e fantasia del piccolo formato", Collezione Zavattini”, Museo MAGI, Pieve di Cento; oltre a chiese, fra cui "14 stazioni per la via Crucis" e "Evangelizare pauperibus misit me" destinate alla Chiesa di Nostra Signora della Fiducia a Bologna e "Angeli e Angeli", Iglesia de Los Angeles in Argentina.  

Personali recenti: "Costruzioni della memoria", Studio Cavalieri, Bologna; "Letture d’architettura", Centro d’Arte "L’Idioma", Ascoli Piceno; Galleria “Fluxia”, Chiavari (Genova); "Carte in scatola", Verifica 8+1, Mestre (Venezia); "Inside", Archivi del ‘900, Milano; "Nei cassetti della prospettiva", Museo MAGI 900, Pieve di Cento (Bologna); "Artefuoricentro", Roma; "Insideout", Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Castel San Pietro (Bologna); "Hidden", Galleria Vitale da Bologna, Bologna; "Oltre", Fondazione Pescara Abruzzo, Pescara; "Antitetica sembianza" Millenium Gallery, Bologna e altre. 

Collettive: "Figure dallo sfondo", Palazzo dei Diamanti, Ferrara; “Il canto delle sirene”, Galleria Civica di Taranto; "In forma di libro", Fondazione Bandera per l’arte, Busto Arsizio (Varese); "Cartacanta", Rassegna libri d’artista, Civitanova Marche; "Libere per immagini", Biennale Donna, Casa dell’Ariosto, Ferrara; "Brain Storming", Centro Arti Visive 2B, Bergamo; "Itinerario dell’arte oltre", Studio Soligo, Roma; "Una breccia nei muri" e numerose altre.

Numerose le sue partecipazioni a rassegne di "libri d’artista" in mostre di gallerie private e saloni come "Il libro d’artista e dell’Editoria" di Civitanova Marche (Macerata); "Cartacanta", edizioni 2008, 2009, 2010; 6^ Biennale del libro d’artista, città di Cassino (Frosinone); IV Festival del Libro d’artista di Barcellona.

Del suo lavoro hanno scritto e si sono interessati critici autorevoli: Bertacchini, Bonomi, Cavallari, Cerritelli, Cohen, Deho, Di Genova, Di Mauro, L. Miretti, M. Miretti, Naldi, Pasini, Pozzati, Rea, Solmi, Strozzieri, Trini, Vitiello e altri. 

Il suo lavoro appare in numerosi scritti, pubblicazioni e raccolte d’arte. Nell’anno 2005 entra a far parte del Movimento Iperspazialista. Ha partecipato alle Biennali di Venezia out n° 54, 55, 57.

Nell’arco degli anni la sua ricerca artistica si è espressa attraverso l’analisi del “contenitore”, in tutte le sue accezioni. Dopo il periodo dedicato allo studio del nudo e, successivamente, all’informale, il suo interesse si è diretto verso i CASSETTI, intesi come contenitori per eccellenza di ogni nostra memoria, gelosamente custodita poi a volte rifiutata e temuta, per timore di provarne sofferenza al ricordo. Espressi in varie maniere, questi elementi sono stati seguiti da moduli sartoriali, definiti MODELLI dall’artista; sagome utilizzate per creare gli abiti che indossiamo, essi pure contenitori del nostro ego, che cerchiamo di nascondere attraverso gli indumenti, manifestando di noi solamente ciò che vogliamo, per  il timore di apparire nella nostra nudità psicologica, che siamo impegnati a celare per preservarci dalla curiosità  e rassicurarci nel sentirci inviolabili.

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