«Il mio desiderio era aprire una galleria d'arte.» Intervista inedita al saggista e gallerista Enzo Le Pera

7 Luglio 2020 ivan guidone1125

Nella foto, il gallerista-saggista Enzo Le Pera in una rivisitazione grafica di Ivan Guidone.

La redazione giornalistica di Arte & Società vi propone una intervista esclusiva al saggista e gallerista Enzo Le Pera, figura carismatica per l’Arte in generale e per quella calabrese in particolare. Gallerista, saggista, uomo d'arte, esperto a tutto tondo, Le Pera ha pubblicato oltre venti volumi, la gran parte con Rubbettino Editore, e continua a lavorare come e più di prima, pensando che il suo lavoro sia il più bello del mondo. L'intervista è stata condotta dal nostro validissimo sociologo e critico d'arte Maurizio Vitiello.

Puoi segnalare ai nostri lettori il tuo sentiero di studi da Cosenza a Napoli?

Ho compiuto un regolare percorso di studi frequentando il liceo classico “Telesio” di Cosenza e, successivamente, ho conseguito la laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli Federico II, seguendo i corsi di Francesco De Martino, segretario del PSI italiano, Giuseppe Guarino, Rolando Quadri, consigliere politico di Nasser, Luigi Cariota Ferrara, grandi giuristi.

Puoi raccontare i tuoi sogni iniziali e i desideri della tua vita?

Dai tempi del liceo il mio desiderio era quello di aprire una galleria d’arte come lavoro per la vita; desiderio avverato.

Quando hai avuto voglia di acquisire opere e di vendere arte contemporanea?

Questa voglia, come la chiami, mi è venuta già ai tempi del liceo e ho acquistato i primi acquerelli di Orfeo Tamburi, a diciannove anni, con i regalini che mi furono elargiti al conseguimento della maturità classica. Ho poi sviluppato il desiderio durante i miei anni universitari napoletani, con la frequenza costante dei più importanti artisti locali, che al giovane studente facevano omaggio di fogli di grafica, disegni, acquerelli. Ecco la spiegazione del mio amore per la carta, che spesse volte privilegio alla tela.

Da sempre hai coordinato iniziative. Puoi precisare i temi che hai sviluppato e i motivi delle tue azioni organizzative?

Sono un libero battitore e vado a ruota libera; sono altresì un cultore dell’Arte Calabrese dell’ ‘800 e del ‘900 di cui organizzo mostre e rassegne in sedi varie. Per gli artisti della mia regione ho pubblicato nel 2008 l’Enciclopedia dell’arte di Calabria, Ottocento e Novecento, Rubbettino Editore, volume che sarà ripubblicato, in veste riveduta e aggiornata dall’editore Ferrari di Rossano.

Nel 1973 hai aperto la tua galleria cosentina. Puoi raccontare, in breve, il percorso di gestazione e l’esito sino a oggi?

Ho aperto la Galleria Il Triangolo a Cosenza nel 1973, mentre insegnavo nelle scuole pubbliche e fin ora in galleria si sono succedute oltre trecento mostre di artisti, calabresi italiani e internazionali. Oggi la galleria è condotta da mio figlio Giorgio e continua a navigare resistendo alle scosse di crisi generali, l'ultima del 2008 è stata e continua a essere profonda, e di crisi dovute alla debolezza o, peggio, al dilettantismo di iniziative similari. “Il Triangolo naviga con una regolarità che è convergenza tra fiducia, coraggio e lealtà verso l’arte e i goditori e i produttori, collezionisti ed artisti”, come ebbe a testimoniare Peppino Selvaggi nella prefazione di un mio saggio.

Napoli ha alimentato la tua visione del mondo e la tua conoscenza dell’arte?

Napoli è stata e per molti versi continua a essere la mia città di riferimento. A Napoli ho studiato, e della città ho ricordo indelebile. Per molto tempo ho abitato a piazza Bellini a casa di un pittore che in un giorno dipingeva, in contemporanea su tre cavalletti, tre vedute della città col pino e il Vesuvio. Se non vivessi a Cosenza mi sarebbe piaciuto viverci, magari a piazza Quattro Giornate, di fronte alla scultura di Barisani, artista che stimo. Da studente spesse volte mi recavo negli studi di Brancaccio, Ciardo, Notte e Persico, con le opere dei quali ho un continuo colloquio.

Ritieni Napoli una città sorgiva per gli artisti dei vari codici visivi spettri? Lo è ancora oggi per la Calabria e il Sud?

Nell’Ottocento la gran parte degli artisti calabresi frequentava l’accademia di Napoli, alla scuola di Morelli e dei Palizzi. Per cui la Calabria ha sempre considerato Napoli come la sua capitale. Ricordo che importanti artisti napoletani di avanguardia nelle seconda metà degli anni '60 e nei primi anni '70 si sono trasferiti a Reggio Calabria, contribuendo a svecchiare l'ambiente locale; e che i primi direttori dell'accademia di BBAA di Catanzaro, allora istituita, sono stati napoletani. Oggi questa funzione ormai non è più in essere. Internet, soprattutto, ha rivoluzionato il mondo, anche quello dell'arte.

Hai sempre apprezzato un pittore docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, giusto? Ma quali sono gli autori, tra un napoletano, un italiano e uno straniero, che ti hanno maggiormente colpito e di cui hai comprato e venduto molte opere?

L’artista napoletano per cui ho avuto e continuo ad avere particolare attenzione è Emilio Notte, che frequentavo, oltre che a Napoli, anche a Savelli, un paese dell'entroterra calabrese, dove aveva una villetta per le vacanze estive; e del quale ho conosciuto anche i figli, Adriana, che viveva in un trullo in Puglia e Riccardo. Mentre invece l‘artista italiano con cui ho avuto un lungo contatto è stato Enrico Paulucci, uno dei Sei di Torino, al quale nel 1980 ho dedicato una mostra assieme a Carlo Levi e del quale ho editato anche un’acquaforte. Paulucci in Italia cedeva le sue opere soltanto a quattro galleristi; a una gallerista di Palermo, la moglie separata di Bruno Caruso, a Il Triangolo di Cosenza, alla Galleria 13 di Reggio Emilia e al suo gallerista Riccio di Torino. Mentre invece per gli stranieri devo dire di Fernand Léger, di cui nel 1981 acquistai alla Galerie Felix Vercel di Parigi, nella mostra del centenario, una serie di disegni; e, poi, Raoul Dufy, di cui ebbi una cartella di oltre cento empreintes, disegni, acquerelli, prodotti per la Maison Bianchini-Férier, cartella acquistata da Christie’s a Londra nel 2001.

Napoli hanno tentata di descriverla e sostanziarla in molti; insomma, detiene una sua letteratura di segmento, perché?

Napoli per me è la città del cuore, oltre che degli studi. In città ha studiato al Suor Orsola Benincasa anche Franca, allora fidanzata oggi moglie, e con lei ho vissuto gli anni più belli, di gioventù. Napoli è un mondo nell’arte (e credo che l’Ottocento Napoletano abbia pari dignità artistica della Pittura dei Macchiaioli), nel cibo, nella letteratura (e penso a Croce e Di Giacomo, nei due versi, e ai De Filippo); che, poi, è letteratura anche la canzone napoletana, che esprime la poesia dell’animo umano e l’amore. Tutto concorre alla centralità culturale della città.

Quali maestri hai seguito?

Ovviamente, in questo caso devo fare riferimento non solo agli artisti napoletani di cui ho già detto, ma a tutta la buona pittura del ‘900, alla pittura della Scuola Romana, alla pittura tra le due guerre, alla pittura degli anni '60. A me piace la pittura “tout court”, iconica o aniconica che sia. Guardo con poco interesse le installazioni: sono trascorsi più di cento anni da Duchamp. Oggi l’avanguardia è una retroguardia; Cattelan è un fenomeno pubblicitario.

Pensi di aver avuto come gallerista una buona visibilità negli anni?

Credo di sì. Oltretutto, vivo in una cittadina di provincia dove mi sono ritagliato il mio spazio vitale. Sono un ottimista; ho avuto tanto dalla vita. Sono soddisfatto del lavoro svolto, lavoro che mi ha gratificato da tutti i punti di vista, lavoro che ho svolto con interesse e passione. Mi piace dire che ho lavorato sull'hobby e mi sono tanto divertito.

Ti seguono addetti ai lavori?

Gli addetti ai lavori mi conoscono, molti mi frequentano, alcuni mi seguono. Oggi viviamo una crisi profonda, la cui inversione di tendenza è nella speranza generale.

Puoi segnalarci in una scheda sintetica le pregiudiziali sostanziali dell’ultima rassegna organizzata al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza dal titolo “Calabria – Focus sull’arte contemporanea”?

La rassegna ha cercato di fare il punto sulla situazione dell’arte calabrese dalla seconda metà del ‘900 a oggi, con la pubblicazione di un saggio, che rappresenta la prima ricostruzione storica, per le edizioni Rubbettino. Nel primo capitolo del volume ho esaminato la nascita dell’arte contemporanea nella regione a far data dal 1949, ossia dalla cosiddetta “Scuola di Scilla”, che faceva capo a Guttuso; mentre in un secondo capitolo Gianluca Covelli ha esaminato lo stato attuale dell’arte in Calabria. Il volume contiene anche trentacinque pagine dedicate ad altrettanti artisti, tra i maggiori operanti in Calabria o fuori, per ogni dipinto dei quali Ghislain Mayaud ha scritto un testo critico-poetico. Con le opere è stata organizzata la rassegna al Museo dei Brettii e degli Enotri. In un primo momento ho avuto contatti con la direttrice della Galleria Nazionale di Palazzo Arnone; ma condizioni economiche esose non me lo hanno permesso. Invece, il sindaco della città è stato disponibile alla concessione della sala del Museo dei Brettii. Ovviamente, non ci sono state presenze di politici, ma tant’è: arte e politica sono antitetiche. E RAI 3 è venuta a seguito di una battaglia epistolare. Viviamo tempi duri per la cultura, che è sempre sulla bocca di tutti, ma che poi interessa davvero a pochi.

È difficile riuscire a penetrare le frontiere e i ventagli dell’arte?

Ogni tempo ha avuto difficoltà alla “penetrazione”; e il nostro non è migliore o peggiore del passato. L’arte è la stessa vita dell’uomo, per cui è imprescindibile e immarcescibile. L'arte, poi, non credo sia per tutti; ha bisogno di sensibilità, amore, disponibilità e cultura.

Hai soddisfazioni e ti appoggiano social, media nazionali e locali?

I social ti appoggiano nella misura in cui tu sei presente e organizzi bene il tuo lavoro. E questo vale anche per i “media”: devi spingere, spesse volte a pagamento. Mentre invece si avverte la mancanza dei “local”, per una serie di fattori. Intanto mancano giornalisti specifici; manca poi la carta stampata: i giornali non scrivono e se lo fanno si tratta di dieci righe anonime, magari dopo avere acquistato uno spazio. La RAI, come ho detto, è muta, l'insensibilità è totale. Mostre anche di infima qualità effettuate in qualche piccolo museo godono del passaggio televisivo, mentre mostre di artisti importanti in galleria private vengono sottaciute. E questo non aiuta la crescita. La cultura non distingue il pubblico dal privato.

Con chi ti farebbe piacere collaborare per metter su una mostra e/o una rassegna?

Nel corso degli anni ho sempre avuto collaborazioni di critici, curatori e galleristi. Per cui non avverto necessità di questo tipo. Continuerò ad avere la collaborazione tua e di Giorgio Di Genova, con cui abbiamo organizzato, negli ultimi cinque anni rassegne e biennali al Castello di Corigliano Calabro (Periscopio sull’arte in Italia, 2016), al Maca di Acri (Prospettive del terzo millennio), al Museo di Praia a Mare (Biennale internazionale della Calabria citra, BiCc). E trattative varie esistono per l’anno in corso e per l’anno che verrà.

I tuoi impegni storico-galleristici e i tuoi contributi saggistici sono ricordati?

Alla prima domanda mi piace rispondere dicendo che in poco meno di cinquant’anni di attività ho contribuito a far crescere in una città di provincia del sud un interesse all’arte, organizzando mostre in galleria e in tante altre sedi pubbliche e private, relazionando e partecipando a conferenze e dibattiti. La mia è stata, e continua a essere, una presenza costante nel dibattito artistico della città. Mi piace anche ricordare che (quasi) tutti gli artisti calabresi, giovani o meno giovani, sono passati dal Triangolo; molti hanno iniziato la loro carriera in galleria. La seconda domanda è connessa alla prima; tutto il mio lavoro ha avuto una funzione di divulgazione e di conoscenza. Sono stato il primo studioso a interessarsi di arte dell’Ottocento Calabrese, pubblicando una serie di volumi sull’argomento, quando i maggiori dizionari biografici degli artisti, Thieme-Becker, Bénezit, Comanducci, Luciani, citano pochi nomi dei Calabresi. Io ne ho portato a nuova vita oltre duecentocinquanta, un panorama completo della nostra arte, maggiori e minori. E di questo sono soddisfatto.

Le arti visive contemporanee in ambito scolastico, accademico, universitario devono essere privilegiate o trovare territori privilegiati?

Ne sono convinto, purtroppo non sempre è così.

Puoi accennare alla tua fiorente produzione saggistica?

Ho iniziato per gioco, avendo avuto tra le mani il catalogo di Alfonso Frangipane, “La prima mostra d’arte calabrese” del 1912, pubblicato l’anno successivo, in cui lo studioso elencava una serie di artisti del XIX secolo. Conoscevo poco dell'argomento, per cui ho iniziato a studiare. Col tempo ho pubblicato il mio primo lavoro a stampa, il "Catalogo degli artisti calabresi dell' Ottocento", per le edizioni VAL (Vilardo, Addante, Le Pera; tra le altre cose sono stato anche un piccolo editore): ottanta pagine e circa centocinquanta voci. Con questo volumetto ho scoperto il coperchio del nostro Ottocento. Da allora, era il 1997, non mi sono più fermato. Ho pubblicato molto, ma oltre agli annuari a cui tu hai fatto cenno, "Percorsi d’arte" e "Panorama dell’arte", per i quali ho goduto della collaborazione tua e di Giorgio Di Genova, e ad alcune monografie di artisti, i due volumi di cui vado fiero sono l’ "Enciclopedia dell’arte di Calabria: Ottocento e Novecento", editore Rubbettino, volume unico nelle regione, consultato da professori e studenti dell’Unical, e la "Mappa degli esperti d’arte", in cui per circa 2000 artisti italiani e stranieri ho indicato la fondazione e/o gli esperti a cui fare riferimento. Sento anche la necessità di ringraziare la "Gazzetta del Sud" che ha pubblicato "La Calabria e l’arte, Dizionario degli artisti calabresi dell'Ottocento e del Novecento" in cinquemila copie vendute in edicola assieme al quotidiano a euro 2,50: una diffusione capillare. I miei volumi sono stati pubblicati in oltre 20.000 copie, delle quali oltre 15.000 vendute (in edicola e in libreria; e sono conservati in 32 biblioteche pubbliche calabresi (www.bibliotechecalabria.it) e italiane (opac.sbn.it), come anche in molti istituti di storia dell’arte internazionali (Collections Jacques Doucet, Bibliothèque, Paris; Universitätsbibliothek Heidelberg; Harvard University, Fine Arts Library; etc.). Con l'editore Pellegrini ho anche pubblicato un e-book: “Gli artisti della Calabria, Dizionario degli artisti calabresi dell’Ottocento e del Novecento”.

Prossima futura mossa?

Per il 2020 bisogna solo pensare alla ripartenza. In galleria normale attività, come sempre. Oggi bisogna recuperare il “gap” che ci ha prodotto la crisi del 2007-8, crisi in cui sono piombate molte gallerie d’arte, anche importanti, che non hanno retto e che sono state costrette a chiudere attività. Mentre per l'anno futuro due sono le iniziative che mi/ci vedranno al palo di partenza: il prossimo "Panorama dell’arte contemporanea in Italia 2020-2021" e la BiCc, "Biennale internazionale della Calabria citra", II edizione, al Museo comunale di Praia a Mare.

La Calabria ha vissuto forti momenti sul “contemporaneo”. Quando questa regione la ha abbracciato, davvero, i codici contemporanei?

La Calabria si è affacciata tardi al mondo dell’arte contemporanea. Le due Accademie di BbAa, di Reggio e Catanzaro sono nate, la prima nel 1967, la seconda nel 1972; e anche i licei artistici hanno visto la luce negli anni ’70. Così le gallerie d’arte private: Il Coscile a Castrovillari ha iniziato il suo cammino nel 1969; La Bussola e il Centro d’arte Calabrese a Cosenza alla fine degli anni ’60; Il Triangolo anche a Cosenza nel 1973; e, poi, sempre nei primi anni ’70 Il Messaggio a Reggio Calabria; il Delta e Il Tripode a Crotone; Gruppo Arte insieme a Cosenza. E di tutte ormai ne restano solo due, Il Triangolo e Il Coscile. Bisogna affermare, che “i primi segni di riscatto culturale” in Calabria hanno inizio, senza veruna ombra di smentita, alla fine degli anni ’60, primi anni ’70. Questi anni sono lo spartiacque di un sentire d’arte nella regione, un prima e un dopo. Affermazioni diverse sono apodittiche, strumentali, non veritiere.

La tua attività è pienamente riconosciuta per la valenza dei tuoi programmi espositivi. Quando hai iniziato la tua attività in ambito galleristico e di attenzione all’arte contemporanea?

La Galleria d’arte Il Triangolo di Cosenza, nata per mia volontà nel 1973, ha aperto i battenti a ottobre con una mostra di Ernesto Treccani, artista a cui mi sento obbligato sentimentalmente, che ha avuto fiducia in un giovane poco più che trentenne, cedendomi una mostra per i tempi di grande impatto e qualità. Da allora e per i primi 10 anni di attività, ha ospitato mostre, oltre che delle allora giovani promesse calabresi, oggi maestri nazionali, Anelli Flaccavento Francomà Lupinacci Magli Telarico, dei maggiori artisti nazionali e alcuni internazionali: Tamburi, Crippa, Ortega, Dalì, Paulucci, Saetti, Sassu, Zancanaro, Brindisi, Peruzzi (con conferenza di Fernando Miglietta e pubblicazione di una monografia), Mafai, Faraoni, Carrà, Piacesi, Maccari, Annigoni, Pirandello, Caruso, Bartolini, Guttuso, Cagli, Levi, San Lazzaro et ses amis, Alinari, per citare i maggiori, per un totale di oltre 100 mostre; mostre tutte con catalogo. Ha preso parte a varie edizioni di Expo Arte a Bari (con gli artisti Baccelli, Francomà, Lupinacci, Martino, Telarico) e ad Arte Fiera di Bologna.

Pensiamo ai nostri lettori: mi puoi dettagliare meglio dal 1975 al 1977?

Il terzo quadrimestre del 1975, e poi gli anni 1976 e 1977 hanno visto una serie di interessanti mostre al Triangolo di Cosenza e di altre iniziative, anche fuori regione. Si sono succedute mostre di Enzo Faraoni, Ettore De Conciliis, Walter Piaecesi, Mino Maccari, Carlo Carrà, Franz Borghese e Daniela Romano, Giulio Telarico, Robert Carroll, Paola Pitzianti. Inoltre, la Galleria si è fatta promotrice di un club di grafica editando acqueferti, litografie e serigrafie di importanti artisti nazionali. Molte anche le iniziative che mi hanno visto presente: presenza a Premi di pittura; alla Tavola rotonda Arte e mezzogiorno, Festa dell’Unità, Villa vecchia Cosenza, 24 Settembre 1975, relatori: Nato Frascà, Franco Lupinacci, Umile Peluso, Fernando Miglietta, Giovanni Polara, Vincenzo Le Pera. Il Triangolo, per la prima volta di una galleria calabrese, ha registrato la presenza a una fiera d’arte internazionale, Expo Arte a Bari.

Hai organizzato premi interessanti. Viene sempre ricordato un premio importante all’inizio degli Anni Ottanta.

Nel 1981 Il Triangolo ha organizzato col logo delle edizioni VAL, di cui ero contitolare, il Premio nazionale di pittura Cosenza ’81, vinto con l'opera "Gatti in amore" da Salvatore Fiume, che è venuto in città a ritirare il premio. La Galleria, pertanto, già dai primi anni di vita è stata un motore propulsivo nel campo dell’arte in Calabria e continua la sua attività ancor oggi, col cambio di titolarità: a Enzo si è sostituito il figlio Giorgio.

Le gallerie del circuito privato hanno sostituito la “mission” delle Istituzioni?

Organizzare una mostra di un maestro in una galleria privata ha la stessa valenza culturale di quella organizzata in uno spazio pubblico. Marconi a Milano ha una importanza anche superiore a quella di tanti musei; la galleria del calabrese Lino Pesaro a Milano nel 1923 espose il primo nucleo di artisti del movimento "Novecento" (la cui nascita venne formalizzata con la partecipazione alla XIV Biennale di Venezia, l'anno successivo): Dudreville, Funi, Sironi, Bucci, Malerba, Marussig e Oppi; a Napoli, il gallerista Lucio Amelio ha ospitato e fatto conoscere Andy Warhol e Joseph Beuys; nella galleria, privata, di Leo Castelli a New York è nata la Pop Art. E a Cosenza, Il Triangolo ha fatto conoscere l' Ottocento calabrese e, assieme alla Bussola di Maria Carbone, ha iniziato all'arte la società cosentina; mentre negli ultimi anni del secolo scorso l’arte d’avanguardia è stata appannaggio di Vertigo Arte, diretta da Salvatore Anelli, importante veicolo di cultura e di dibattito. Per tutto il secolo scorso le gallerie private hanno svolto una funzione di sostituzione alla "mission" delle istituzioni, allora inesistenti. Oggi le cose non sono più così.

In sintesi, puoi indicarmi il tuo percorso di coordinatore?

Sono stato l' ispiratore del Premio Limen arte di Vibo Valentia, di cui Giorgio Di Genova è stato per sette anni direttore artistico. Per i primi sette anni di vita del Limen sono stato anche commissario per le sezioni Calabria e/o nazionali; mentre per gli ultime due anni di vita sono stato il direttore artistico. Come membro di commissione artistica ho preso parte a Stregarti di Benevento e alla BeneBiennale ancora a Benevento, al Premio Sulmona, alla Biennale di Pescara e ad altri ancora.

I primi musei interessati all’arte contemporanea quando e come sono nati in Calabria?

Quando nei primi anni Ottanta sono sorti i primi musei d’arte: a Rende il Maon per volontà di Sandro Principe nel 1983 e, poi, il Museo Civico, e il Museo del Presente, e, successivamente, gli altri; a Cosenza il Museo dei Brettii e degli Enotri, il Museo delle arti e mestieri, e ancora nelle altre città e paesi della regione, il terreno era stato ormai dissodato. Il privato si era ampiamente sostituito al pubblico per promuovere arte e cultura, binario inscindibile per la rinascita della nostra regione.

So che in Calabria è uscito un Dizionario biografico della Calabria contemporanea? Chi è l'editore? Me ne vuoi parlare?

Non è un dizionario a stampa, ma è un'opera online. Si tratta di un'iniziativa meritevole dell'ICSAIC - Istituto Calabrese per la storia dell'Antifascismo e della Storia Contemporanea (www.icsaicstoria.it/dizionario.php), a cura di Pantaleone Sergi. Sergi mi ha chiesto di scrivere la biografia di importanti pittori dell'Ottocento. Fin ora ho redatto le voci di Luigi Amato, Enzo Benedetto, Antonio Cannata, Gaetano Jerace, Vincenzo Jerace, Rubens Santoro.

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