Marina Abramovic VS Santa Teresa: arte o trasgressione?

4 Agosto 2020 redazione759

Nella foto Marina Abramovic (foto di Nabil Elderkin) e la celebre opera del Bernini.

La redazione di Arte & Società è orgogliosa di proporvi in anteprima una riflessione del nostro geniale architetto e saggista Franco Lista sulla prossima performance dell'artista Marina Abramovic che si svolgerà a Napoli nel mese di Settembre.

Un incontro memorabile: Marina Abramovic / Santa Maria Teresa d’Avila

Achille Bonito Oliva, qualche tempo fa, presentando "La Passione" secondo Giorgio de Chirico scrisse: L'Arte trova il valore della sacralità in sé stessa.

Una considerazione, questa, che merita un’ampia condivisione e che, al tempo stesso, dovrebbe rassicurare, da una parte, tutti i credenti cristiani dal rischio di possibili dissacrazioni (come purtroppo è avvenuto in tempi recenti) e, dall’altra, gli stessi artisti dall’essere facili attori di cronaca scandalistica.

Marina Abramovic si appresta a trattare un tema altamente sacro: il fenomeno dell’estasi di una santa che gode di grandissima popolarità. Si tratterà di un incontro o di un confronto? E di che natura?

Il grande evento è stato anzitempo annunciato. Il 5 Settembre 2020 prossimo (COVID-19 permettendo) a Castel dell’Ovo uno straordinario avvenimento di genere performativo: Marina Abramovic, dopo quarantasei anni da una memorabile performance nella nostra città, ne mette in atto un’altra, ancora più sensazionale, rivolta nientemeno a Santa Teresa d’Avila, intitolata “Marina Abramovic / Estasi”.

L’estasi, soltanto per pochissimi eletti, è la più prodigiosa, meravigliosa esperienza che si possa fare nella vita. L’ékstasis è il rapimento di noi stessi, è lo staccarsi fuori di sé, dalle proprie dimensioni sensoriali, dalle cose del mondo per accedere all’indescrivibile. Pensiamo alle estasi mistiche, quelle più intense, a quella di Santa Caterina o a quella di Teresa d’Avila, sulla quale s’incentra il lavoro dell’Abramovic.

Per questo, forse, l’Assessora alla Cultura del Comune di Napoli, parla di “confronto”, dichiarando nella nota stampa: Vogliamo annunciare, con l'anticipo che riteniamo meriti un appuntamento straordinario dell'agenda culturale della nostra città, un evento espositivo di opere di Marina Abramović che omaggiano Santa Teresa d'Avila (...) che mette idealmente a confronto, a distanza di circa cinque secoli, due donne di diversa ma intensa umanità.

Ecco un’espressione istituzionale di rilevante peso specifico che ci stimola alla meditazione. L’estasi: il ricongiungimento al trascendente, la sublimazione dell’eros nell’amore quasi fisico per Dio, come scrisse Giulio Carlo Argan nel commentare l’opera "Estasi di santa Teresa d'Avila" del Bernini.

La Santa, nel “Libro de su vida”, descrive con rara efficacia la sua esperienza mistica, il lacerante dolore che l’angelo, “bello molto in forma corporale”, le procura col suo dardo: Era così vivo il dolore che mi faceva dare piccoli gridi; tanta è la soavità che mi procura questo grandissimo dolore che non si desidera mai cessi, né vuol rimanersene senza Dio. Non è dolore personale, ma spirituale, benché non lasci il corpo di averne parte, e anche troppo.

Qui il dolore fisico, uscendo da sé, trasmuta in passione, in ebbrezza ed esaltazione nell’amore di Dio, e Bernini, artista a tutto tondo, profondo conoscitore delle tecniche artistiche il cui straordinario Mestiere gli consentiva di annullare il divario tra arte e vita (Maurizio Fagiolo), traduce in forma marmorea, a Santa Maria della Vittoria in Roma, l’estasi di Santa Teresa.

Vorrei soffermarmi su questa sbalorditiva opera, allo scopo di capire, nel confronto con il contemporaneo, le fortissime differenze di linguaggi e come le ambizioni, le illusioni, gli espedienti artistici possano incarnare l’incredibile esperienza della Santa. Bernini, da grande regista e scenografo del marmo, trasporta il rapimento mistico in un vertiginoso gioco barocco di luci e di forme, uno strepitoso passaggio dall’estatico all’estetico!

Gioca, e per meglio giocare isola le due figure, la Santa e l’Angelo col dardo. Esse si sollevano leggere: sembra in atto un fenomeno di levitazione che configura un proprio intimo spazio contemplativo, una sorta di mistica alcova, autonoma, staccata dallo spazio della chiesa. Gioca con la luce, si serve di un’altra sorgente luminosa, separata e diversa da quella della chiesa.

Ed è proprio la luce dorata, che irrompe dall’alto, a unificare, a fondere in un'unica complessità plastica vestimenti, panneggi, nuvole, in un dinamico movimento luministico, tale da apparire una massa lucida, agitata, palpitante come cosa viva.

E la materia diventa immateriale, vibrante; animata di luce si propaga per irradiazione a tutto lo spazio determinando nello spettatore una condizione di simpatia emotiva, così sensibilmente scrive Argan.

Oggi, i linguaggi dell’arte sono radicalmente cambiati sotto l’effetto euforico delle mode artistiche, del mutamento del gusto e, soprattutto, della trasformazione della cognizione del fare e del fruire arte.

Per dare concretezza a questa considerazione basterebbe, da sola, la dichiarazione lucida, assolutamente non provocatoria, di un importante esponente dell’arte contemporanea, Beuys: Non ho nulla a che fare con l’arte, e questa è l’unica possibilità per poter fare qualcosa per l’arte.

Ora vale più di ogni altra cosa l’idea, la trovata concettuale, quella che in modo particolare sorprende, incuriosisce e genera stupore. Performance e happening rientrano nella visione dell’arte indirizzata alla sua concettualizzazione, il cui risvolto è proprio la progressiva perdita del fare, della fabbrilità dell’arte.

Sotto questo orientamento l’espansione del sistema dell’arte appare quantitativamente rilevante, perché come afferma PerniolaI confini del paradigma dell’arte si sono a tal punto allargati da comprendere potenzialmente qualsiasi cosa, vale a dire nulla.

Marina Abramovic, con la sua arte, “incontrerà” Santa Teresa, promuovendone l’immagine più significativa: l’estasi. Certo, nell’attività performativa l’artista è sempre regista di sé stessa, del suo corpo, dei gesti, delle posture, della parola.

L’effetto estetizzante e trasformativo non si esaurisce nella fissità statica di un tableau vivant, ma vive e si articola nel tempo e nello spazio; ha, dalla sua, queste ulteriori dimensioni, al pari della musica, del teatro, del cinema, dell’architettura. Sono risorse espressive e maggiormente coinvolgenti queste del tempo e dello spazio nell’azione performativa.

Il coinvolgimento è, d’altra parte, importante fenomeno transitivo tra l’artista e lo spettatore. Allora, mi chiedo, quando Marina Abramovic “incontrerà” Santa Teresa sarà capace di evocare un momento estatico e insieme estetico intenso come quello berniniano? O si tratterà soltanto di una trovata trasgressiva?

Considerazioni tanto aporetiche quanto legittime per i tempi che viviamo quando cioè il populismo culturale si va espandendo e sembra che chiunque possa diventare un genio, come sostiene Mario Perniola. Non basterà quindi misurarlo con il duchampiano “coefficiente d’arte”, perché l’estasi di Santa Teresa d’Avila è cosa seria e sacra!

Franco Lista

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