Scheda critica su Mauro Molinari

12 Luglio 2020 redazione24

Nella foto, il maestro Mauro Molinari.

Formazione e cicli creativi in Mauro Molinari

Nella sua vita artistica Mauro Molinari ha sperimentato il rigore delle geometrie e studiato i meccanismi della percezione; ha usato la grafia come forma e come segno semantico; ha riflettuto sull’arte concettuale, eppure non ha mai represso la libertà e la carica espressiva derivanti dalla pittura informale. Lo studio e l’assimilazione di tutti questi linguaggi lo hanno portato ad una sintesi originale ed innovatrice, che con apparente facilità armonizza aspetti diversi, ed anche opposti, di rigore e libertà, di struttura e di voluta approssimazione.

Agli inizi degli anni ’90 Molinari si dedica allo studio dei tessuti antichi (il padre era proprietario di un atelier di moda). Molinari bambino ha quindi imparato ad amare e conoscere le stoffe. Già alcune carte degli anni ’70 rappresentavano grandi frammenti di tarlatana che dominano con la loro tramatura geometrica ingrandita. Oppure negli anni ’80 compaiono i geometrismi di tessuti africani privati del loro cromatismo.

Dagli anni ’90 per circa 15 anni i motivi dei tessuti antichi vengono rielaborati e portati in primo piano nel contesto di opere che risultano - tuttavia - attualissime. Con la mostra commissionata all’artista nel 2004 per la celebrazione dell’architetto comasco Giuseppe Terragni, Molinari è riuscito a coniugare la sua aerea pittoricità con precisi riferimenti iconografici.

Questo lavoro è stato importante anche per la riappropriazione dell’iconografia “figurativa”, che Molinari, da buon disegnatore, non ha mai abbandonato. Infatti, nell’ultimo periodo, nel suo lavoro riappare in primo piano la figura umana, e le ultime grandi tele esprimono nella loro complessità compositiva la sintesi di tutta una vita di lavoro, coniugando l’astrazione, l’informale e la rappresentazione. Esse rappresentano una nuova stagione dove confluisce tutta la sua cultura visiva e la sua forza creativa libera da ambiti e riferimenti specifici.

Emanuela Carone