Oltre le matite giganti in PVC: articolo ed intervista dedicati al grande artista Lucio Perone

3 Agosto 2020 Redazione A&S 1544

L'artista Lucio Perone accanto ad una sua celebre opera.

Lucio Perone nasce a Napoli nel 1972, dopo essersi diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1994, partecipa nel 2000 alla manifestazione “Bandiere di Maggio” a cura di Eduardo Cicelyn, esponendo in Piazza del Plebiscito quindici matite in PVC e resina. Le matite in PVC e resina sono il motivo più volte reiterato dall’artista, il suo vero marchio di fabbrica. Il repertorio di forme plastiche create dall’artista richiama le grandi sculture pop del maestro americano Claes Oldenburg.

Su Lucio Perone hanno scritto alcuni tra i più importanti critici d’arte, come Achille Bonito Oliva e Luca Beatrice. Nel 2017, insieme ad altri artisti, aderisce al progetto “Illumina la notte. La luce con l’arte di Via Varco”, patrocinato dalla Regione Campania e dal museo MADRE di Napoli, realizzando un’opera “site specific” a Rotondi (AV).

Ha partecipato al progetto “Art on Campus. Over All”, promosso dall’Università degli Studi di Salerno, alla quale ha donato l’opera “Ombre” (2018), una gigantesca matita rossa puntata verso il cielo tipo torre di Pisa, sorretta da un personaggio dipinto di nero, che sembra uscito da un fumetto. Prosegue la sua attività con successo e consensi.

Intervista all'artista Lucio Perone
(a cura di Maurizio Vitiello)

D – Puoi segnalare ai nostri lettori il tuo percorso di studi?

R – Diplomato al Liceo Artistico di Benevento e, successivamente, all'Accademia di Belle Arti di Napoli, in Scultura.

D – Puoi raccontare i tuoi iniziali desideri e i percorsi che volevi seguire?

R – Mio padre insegnava Figura e Ornato Disegnato al Liceo Artistico, l’arte visiva è  stata compagna di giochi.

D – Quando è iniziata la voglia di “fare arte”?

R – Sicuramente L'incontro con Mimmo Paladino mi ha segnato profondamente, in quel momento ho capito di voler fare l'artista a tempo pieno, seguendo le mie predisposizioni.

D – Mi dici gli artisti bravi che hai conosciuto e con i quali hai operato a due mani?

R – Per fortuna, ho avuto il piacere di incontrare molti artisti bravi, con mio fratello Peppe ho  realizzato delle opere a quattro mani.

D – Quali tue mostre sono da ricordare?

R – Ogni mostra ha una storia, sicuramente la telefonata di Arnaldo Pomodoro, quando mi invitò alla mostra sulla scultura italiana del XX secolo, cento artisti Italiani da Medardo Rosso ai giorni nostri è stata sicuramente spiazzante.

D – Puoi precisare i temi e i motivi delle tue ultime mostre?

R – L'ultima opera e a quattro mani con mio fratello Peppe, una grande scultura in collaborazione con la Lubiam e il museo dei Gonzaga, collocata a Piazza Castello di Mantova.

D - Ora, puoi motivare la gestazione e l’esito della tua ultima esposizione?

R – L’ultima mostra è racchiusa nell’opera di Mantova, doveva confrontarsi con la storia dei Gonzaga e con la Lubiam, azienda storica mantovana; l’opera è stata collocata all’ingresso principale della “Camera degli Sposi” (o “Camera Picta”) del Mantegna, stare in mezzo ai giganti è inquietante.

D – Dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

R – Nelle mie opere sono presenti oggetti e cose, animate e non, che utilizzo per creare situazioni paradossali e spiazzanti, spesso come metafore.

D – L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti? Napoli, la Campania, il Sud, la vetrina ombelicale milanese cosa offrono, adesso?

R – Io credo che l’Italia negli ultimi anni è stata poco attenta ai giovani artisti, la crisi del 2007 ha segnato la storia dell’arte contemporanea. Napoli è stata sempre viva come fermento artistico, chiaramente con pochi mezzi. Milano ha più risorse sia economiche che espositive.

D – Quali piste di maestri hai seguito?

R – Nel mio lavoro è presente l’eredita dell’Arte, credo di raccogliere Frammenti di un mosaico chiamato Arte.

D – Pensi di avere una visibilità congrua?

R – Per quello che è accaduto negli ultimi anni, mi ritengo fortunato.

D – Quanti “addetti ai lavori” ti seguono?

R – Ho conosciuto tante persone, alcune, purtroppo, non ci sono più, ma credo abbastanza.

D – Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?

R – Continuare a fare arte con la stessa passione ed entusiasmo, non mi sono mai piaciuti gli artisti “ragionieri”.

D – Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte? Quanti, secondo te, riescono a sapere “leggere” l’arte contemporanea e districarsi tra le “mistificazioni” e le “provocazioni”?

R – Gli esploratori sono pochi, molti percorrono sentieri già battuti.

D – I “social” ti appoggiano?

R – Qualche volta pubblico qualcosa sui social, perché mi divertono i commenti.

D – Con chi ti farebbe piacere collaborare per metter su una mostra o una rassegna?

R – Non saprei dirti, ci sono diversi giovani critici bravi.

D – Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni?

R – Credo che più dei miei impegni, ricordano le mie opere.

D – Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario e con quali metodi educativi esemplari?

R – Sicuramente, credo che sia giusto avvicinare i giovani all’arte, la scuola è un mezzo molto importante e incisivo, per far capire che tutto quello che ci circonda e che è costruito dall’uomo dovrebbe essere sorretto da un pensiero ”L’Arte”.

D – Prossima mossa?

R – Continuare a fare quello che faccio sempre con lo stesso spirito.

D – Che futuro prevedi?

R – Non saprei dirti, viviamo in un periodo particolare, da un giorno all’altro può cambiare tutto; infatti, la pandemia sta cambiando profondamente le nostre abitudini.

Maurizio Vitiello

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimo aggiornamento: 03/08/2020, 08:54