Natallia Gillo Piatrova / Critica

15 Settembre 2022 Redazione A&S 163

NELLA FOTO: PIATROVA CON IL CRITICO MAURIZIO VITIELLO – PALAZZO SERRA – CASSANO 2020.

NOTA CRITICA #1
(di Maurizio Vitiello, 2022)

Natallia Gillo Piatrova, sempre con acume, vaglia e coordina un’esplosività potenziale di soggetti icastici e illumina il suo percorso di scelte operative, mantenendo ben salda la sua pronuncia coloristica, rilevante e forte. Sperimenta con continuità nuovi adattamenti e nuove soluzioni su situazioni e circostanze visive emblematiche di supporto emozionale e con avveduta scioltezza crea immagini d’ampio respiro e di confortante tensione per acquisire soglie di limiti e ventagli di novità prospettive.


NOTA CRITICA #2
(di Ermanno Di Sandro, 2015)

Una donna vestita con un manto all’antica, sta inginocchiata al centro di un campo, mentre è intenta a conficcare un seme nella terra. Nel punto in qui ella sistema il seme, scaturisce una luce ed inseguito sembra che avvenga un evento prodigioso, ovvero la fulminea crescita della pianta che si avviluppa intorno al braccio della donna. Si dipana così un moto diagonale che attraversa la scena dalla terra al cielo, un moto vitale che parte dal lampo di luce attorno al seme, prosegue nel braccio per prolungarsi nei capelli, sospinti all’indietro come in seguito ad un forte vento. I capelli si sfumano nel cielo e quest’ultimo nel paesaggio con pennellate vorticose, vibranti un po’ come quelle di alcuni cieli dipinti di Van Gogh, eppure delicate e a tratti quai diafane. Dalla terra dunque, rinasce la vita risplendente la natura si allarga il cielo, una nuova creazione o un ritorno alle origini, si direbbe quindi un auspicio quella pittrice, per il futuro della nostra terra, una delicata ode alla speranza che piantata e curata fruttifichi e fecondi.