Pisacane: costruzione, evoluzione, cambiamento

8 Aprile 2020 Redazione A&S 189

Allo sguardo che le scruta con acutezza, le opere di Fernando Pisacane trasmettono sempre sensazioni molto profonde. Incarnano un potente messaggio, naturalmente mediato dalla visione dell'artista abile a rappresentare la realtà con la critica, il presente con una visione del futuro, l'io con una visione del noi.

Pisacane non ama il momento fermo, immobile, cristallizzato. Ogni attimo è in continuo movimento, in divenire. Ogni opera non è un risultato finale, ma una tappa di un processo artistico che appare in perenne evoluzione.

Un processo creativo che ribolle non solo nella pittura, ma anche in tutte le altre arti in cui Pisacane è maestro. A partire dalla fotografia. Che è una parte del tutto (artistico) che Pisacane esprime.

È proprio in quest'ambito artistico che ho iniziato a conoscerlo grazie allo straordinario percorso che abbiamo compiuto insieme nella guida “Napoli insolita e segreta”, edita da Jonglez. Un volume in cui sono stati svelati oltre 200 luoghi storici, artistici, culturali poco noti, innanzitutto ai napoletani stessi. L'obiettivo dell'opera è stato quello di esplorare Napoli nei suoi angoli più nascosti, inaspettati, che sfuggono a uno sguardo distratto, che si trovano spesso a pochi metri dai percorsi più battuti dal turismo di massa, ma che vengono costantemente ignorati. Non si è trattato, dunque, di una reinterpretazione, ma in moltissimi casi di una interpretazione ex novo, di una narrazione “originale” di altari, cortili, tombe greche sotterranee, pagode affacciate sul mare e tele semoventi, volte affrescate e magnifici saloni, nicchie misteriose, collezioni private, biblioteche, musei. Ogni luogo, una scoperta.

Nel suo scatto fotografico, testimonianza di un tratto artistico profondo e appassionato, Pisacane ha sempre realizzato una interpretazione all'impronta, senza voler ricevere, preventivamente, alcuna notizia sul luogo che avremmo visitato. Una scelta che ha consentito di rendere il più puro possibile il processo di elaborazione artistica, depurando lo scatto da pregiudizi, sovrastrutture, influenze.

Il risultato è stato un racconto fotografico, che, insieme, svela e appassiona, indugia e rincorre, esalta e risplende, consentendo ai luoghi narrati di tornare a vivere e di arricchire il patrimonio di conoscenza della propria città, delle proprie radici, della propria storia da raccontare.

Nel fondere le varie forme espressive dell’arte, le varie discipline artistiche, Pisacane modella un solo bisogno, che trova la sua matrice in una unica disciplina, la pittura.

Eppure, è proprio questa un'altra caratteristica di Pisacane: la sua creatività trova, infatti, diversi canali di espressione, inevitabilmente collegati e influenzati. Questa circostanza dona ampiezza alla sua arte, alla sua visione della vita, alle innumerevoli sperimentazioni artistiche sempre feconde.

Pisacane passa da uno scatto a una tela, da una scultura a uno scritto, con efficacia e versatilità impressionanti, non comuni. Un artista molto abile a cogliere ispirazione dai numerosi spunti che la vita quotidiana offre. Un “fuoco” che negli anni non è mai cambiato, legato a fil doppio ai temi dell'uomo (splendide, e quantomai attuali, le foto di “Zingari”), dell'universo, della natura e della bellezza come ambizione alla quale aspirare. Un'ispirazione che si mantiene viva nel tempo grazie a un'insopprimibile esigenza interiore: quella di legare il segno ad una parola, denunciare i guasti della società, promuovere una coscienza critica in un mondo sempre più appiattito e in difficoltà, costruire messaggi forti che giungono finanche a imporre una rottura tranchant con il passato (è il caso della mostra “Pezzi di storia in avaria”). Per le sue opere pittoriche utilizza diversi materiali, e da giornalista è stata una sorpresa, per me, rivedere la riproduzione in un suo lavoro di un titolo di un quotidiano di molti anni fa. Un elemento informativo e critico che dà forma e anima alla tela che lo “ingloba”. Perché, in fondo, Pisacane concentra la sua attenzione sui fenomeni sociali, raccontandoli e interpretandoli, arricchendo i suoi lavori con dei meta-messaggi che arrivano dritti alle nostre coscienze.

Il rapporto dell'essere umano con il suo trascorso è “strutturalmente” un tema delicato, e Pisacane nelle sue opere ne sviluppa un'interpretazione estremamente personale. Di visione, ma non visionaria. Il nostro passato è un percorso ricco di gioie, dolori, delusioni, emozioni, storie. Volgere lo sguardo indietro porta con sé la frequente - e umana - conseguenza di un severo giudizio ex post nei riguardi di noi stessi. L'artista, a questo proposito, in una sua mostra ha scelto l'esito, inaspettato, dell'avarìa. Sinonimo di una condanna senza appello? Di un amaro destino di rimorsi o rimpianti, sempre in agguato?

La conclusione a cui giunge l'artista, nonostante le apparenze, non è questa. Il cambiamento non è sconfessione del passato, ma è un nuovo percorso che non potrebbe non fondarsi sul cammino compiuto fino a quel momento. Con il suo patrimonio di esperienze, critiche, inquietudini. La vita, per l'arte di Pisacane, non è però mai amarezza, solitudine, cupezza. È forza, rinascita, futuro. I suoi messaggi non sono mai distruzione, pregiudizio, critica gratuita, bensì costruzione, evoluzione, cambiamento. Perché, in fondo, anelano sempre ad una speranza.

Valerio Ceva Grimaldi