Quale è il ruolo dell'artista contemporaneo? Intervista inedita all'artista aquilano Giancarlo Ciccozzi

1 Ottobre 2020 Ivan Guidone 1737

Nella foto, l'artista aquilano Giancarlo Ciccozzi

La redazione di Arte & Società è lieta di proporvi una intervista esclusiva al maestro Giancarlo Ciccozzi. Reduce da poco tempo da Untitled, sua doppia personale svoltasi all'Aquila, il bravo artista aquilano è già a lavoro per un'altra importante partecipazione: quella al Premio Sulmona, una tra le più prestigiose rassegne italiane di arte contemporanea. In questo periodo di relativa "pausa", abbiamo contattato il maestro Ciccozzi per porgli qualche domanda sullo stato dell'arte e l’attuale ruolo dell’artista contemporaneo.

Maestro, dove sta andando l'arte contemporanea?

Da Duchamp in poi non ci sono limitazioni all'arte, e da Beuys, potenzialmente la possono fare tutti. Con Internet, l'arte, è stata catapultata ovunque senza criterio. Per non parlare della consacrazione di un artista che, prima avveniva in un museo e poi dal mercato, mentre oggi è l'esatto contrario. Sempre più spesso si procurano testimonianze dall'arte moderna scomodando gli antichi maestri perché ci spieghino che cosa significa la parola "contemporaneità". E allora anche io mi chiedo se l'arte contemporanea non abbia smarrito il senso del presente. Credo che in un certo senso l'arte abbia esaurito il suo compito di forma vitale, fonte di pensiero e serbatoio di stimoli visto che una prima, almeno, ricercava l'aspetto particolare e non banale. Oggi è costretta, relegata, nel turbinio della rivoluzione estetica e digitale degli ultimi cinquant'anni. Secondo me bisogna ancora analizzare meglio l'attuale situazione per poter dire con certezza se l'arte stia andando in una specie di svilimento generalizzato.

Chi rappresenta oggi la figura dell’artista e che ruolo ricopre?

L'artista di oggi è in grado di creare stupore, riflessione, ammirazione, ma anche far provare choc, disinteresse e fastidio. L'artista è lo specchio della nostra epoca e la domanda che ci si deve porre è se ciò che egli rappresenta è un processo di evoluzione intriso di positività. Ma l'artista lo fa per puro narcisismo e per fare mostra di sé? Rappresenta e trasforma con l'arte le evoluzioni che il mondo ci propina e ci propone? A mio parere, occorre fare seriamente una elaborata analisi del confronto con il vissuto, non solo artistico, del resto del mondo, con il processo politico, culturale e sociale di una comunità sempre più di massa. Si è affidato all'artista il compito di dare una "forma" ad un’epoca molto travagliata, esplorando questi inevitabili mutamenti. Un confronto, non solo artistico, con il resto del mondo, con il suo processo politico, culturale e sociale, quello di una comunità sempre più di massa.

Come vede le grandi esposizioni, e i musei? E il loro contributo sociale?

Sono stati spesi fiumi di inchiostro per rispondere a queste domande ma, basta vedere l’incremento quasi esponenziale, di mostre e biennali, valide e meno valide, che il risultato evidente è il tentativo dell’arte è quello di rendere comprensibile un mondo che mai come oggi è stato caratterizzato dalla presenza di opere artistiche di ogni genere ed ogni gusto. In questo rinnovato clima culturale, confuso e duramente messo alla prova dal periodo post COVID, le riflessioni teoriche e le pratiche museologiche si concentrano su come rendere partecipe il pubblico degli aspetti e delle contaminazioni dell’arte contemporanea nella società moderna. Si sente l’esigenza di creare "spazi critici" che permettano una migliore e più estesa fruizione pubblica, incrementando le potenzialità didattiche e le capacità educative. Come aveva sottolineato per tempo Giulio Carlo Argan: "I musei non debbono servire solo a ricoverare le opere sfrattate o costrette a battere il marciapiede del mercato." La pinacoteca come il museo devono essere il luogo del loro passaggio allo stato laicale, cioè allo stato di bene primario della comunità. Il luogo in cui davanti alle opere non si prende una posizione di estasi ammirativa, ma di critica e di attribuzione di valore.

Cosa è cambiato oggi rispetto al passato?

So per intelletto e per esperienza che ci sono cose che hanno valore altre no. Anche il pubblico meno preparato può riconoscere la "grandezza" di un artista e della sua opera. Altre volte, invece, non si capisce assolutamente il senso di certe attribuzioni: Michelangelo, Raffaello e il Guercino vengono considerati artisti al pari di Keith Haring, Jeff Koons e Banski. Per intenderci, il primo è quello degli omini nelle metropolitane di New York, il secondo è quello del coniglio in acciaio venduto a 92 milioni di dollari, ed il terzo è quello dei disegnini carini sui muri e sulle porte di ogni luogo dove ci sono le massime televisioni mondiali. È facile comprendere le ragioni che hanno portato allo sviluppo della pratica di accostare l'arte e gli artisti del passato con quelli del presente. Il nostro Paese è dotato di un patrimonio artistico straordinario a fronte di una scarsa e poco attenzionata produzione contemporanea. Viviamo un'epoca in cui la deregolamentazione estetica dell'arte, aggravata da una dittatura pressoché assoluta del mercato, pone molteplici difficoltà interpretative, non tutte propriamente ispirate alla ricerca della verità, da suscitare spesso, molto più di un dubbio.

Intravede una soluzione a questa deregolamentazione estetica dell’arte?

Tutto ciò esige una pausa ed una semplificazione. Per molteplici ragioni che non riguardano solo la diversità di quello che oggi riconosciamo come opera d'arte rispetto al passato e che ha causato un'evoluzione piuttosto articolata del concetto stesso di arte, è anche la conseguenza del ruolo che l'arte occupa oggi nel nostro contesto sociale, politico, economico ed estetico-culturale. Un ruolo evidentemente molto diverso da quello che l'arte ha occupato nella cultura europea occidentale nei secoli passati. A mio modesto parere oggi bisognerebbe "ricominciare a vedere l’arte" con più calma e sincerità, apprezzandone o meno gli aspetti estetici e concettuali. Accantonare, almeno per un po', quell’aspetto dell’arte intesa come mera speculazione economica e cominciare a fare una cernita soprattutto alla base, allontanando tutti gli pseudo critici, falsi esperti d’arte e galleristi farlocchi che con tutto hanno a che fare tranne che con l’arte.

Ivan Guidone

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