Giovanni Ronzoni / Critica

2 Gennaio 2023 Redazione A&S 78

NELLA FOTO: RONZONI CRITICA.

TESTO CRITICO #6
(di Carla Tocchetti)

Matrici lecorbusiane in Giovanni Ronzoni Artista
Essere più artista o più architetto? il dilemma non esiste più da un centinaio di anni. Aveva già infranto questa dicotomia nei primi decenni del XX secolo il grande Corbu, Le Corbusier (1884-1965), architetto e urbanista, intellettuale-simbolo dell’era moderna. Un cervello lucido e duttile, fucina di idee e applicazioni legate non solo all’abitare ma prima di tutto alla vita stessa dell’Uomo, aveva decretato per il Maestro francese un successo oceanico. Giovanni Ronzoni aveva documentato le interessenze di Corbu, che fu designer ma anche pittore e scultore, attraverso l’esposizione-mèmoire realizzata al MAC di Lissone nel 2003 in collaborazione con la Fondazione Le Corbusier di Parigi. Una lezione che l’Artista-discepolo lissonese ha interiorizzato come presupposto del suo operare. Come nei progetti lecorbusiani che ruotano in forme differenti attorno ad alcune forti intuizioni centrali, anche nella poetica di Ronzoni la multiespressività diventa fondamento, ma soprattutto per la sua capacità di sollecitare il pubblico attraverso più livelli di comunicazione. Lo testimoniano le migliaia di fotografie che l’Artista ha pubblicato in pochi anni, comunicando sé stesso e l’opera e il suo contesto, sul suo seguitissimo profilo Instagram. Nel solco di Corbu, Ronzoni ha accumulato nell’arco di qualche decennio esperienze di fotografia, pittura, scultura, installazioni, progetti materici, di architettura e design, a volte mixando gli elementi per produrre inedite possibilità comunicative. Come la poesia visiva, nata da un concetto neoavanguardista, che egli considera e attualizza soprattutto come epifania comunicativa, in grado di intercettare e coinvolgere pubblici sempre più ampi. In un certo senso Ronzoni potenzia nell’Arte la funzione comunicativa, che era solo in embrione nel pensiero sociale di Le Corbusier: “Disegni, quadri, sculture, libri, case e progetti, per quanto mi riguarda personalmente non sono che una sola e identica manifestazione creatrice rivolta a diverse forme di fenomeni” (1953). Corbu aveva certamente intuito, ben prima della rivoluzione comunicativa introdotta dai nuovi media nel dopoguerra, che il dialogo con la società non poteva esser efficace se non sostenuto dalla riflessione sulla dimensione dell’Uomo nel mondo. E infatti aveva sviluppato tecnicamente il Modulor, la celebre scala di misurazioni standard basate sulle proporzioni del corpo umano, sulla successione di Fibonacci e sulla sezione aurea. Tuttavia, a dispetto della sua perspicacia, la mancanza di confronto con gli stakeholders fruitori delle sue soluzioni urbanistiche, lo aveva esposto a forti critiche e in qualche caso addirittura al rifiuto del suo lavoro. Giunto alla maturità artistica dopo un percorso di successo come architetto, Ronzoni riparte dai minimalia lecorbusiani con una fortissima attenzione alle infinite possibilità di apertura e progresso offerte dalla comunicazione: trasforma le biodiversità artistiche in progetti comunicativi, anche collettivi, che possano accompagnare il pubblico ed essere fonte di ispirazione nella vita quotidiana, esattamente come Corbusier lavorava agli Objets à rèaction poètique. Poetica come principio di connessione, come ricerca di un alfabeto universale, presente in tutte le forme viventi: “Frammenti di elementi naturali, schegge di pietra, fossili, pezzi di legno, queste cose martirizzate dagli elementi, l’usura, l’erosione, la dissoluzione, eccetera, non solo hanno delle qualità plastiche, ma anche uno straordinario potenziale poetico”… come la vertebra salvata dalla cremazione della moglie Yvonne, scomparsa qualche anno prima, che Corbu portava sempre con sé, in tasca o sulla scrivania.


TESTO CRITICO #5
(di Carla Tocchetti)

“Racconti”
Salire a un luogo di luce, lasciando dietro di sé gli orpelli della quotidianità: fin dalla scala che porta allo spazio che Giovanni Ronzoni utilizza in modo prevalente nella sua dimora lissonese, abbiamo la sensazione dell’inizio di un viaggio. Gradino dopo gradino, la mente si prepara all’esperienza, seguendo il ritmo del respiro, senza fretta, pronta a assorbire l’impressione del primo incontro con l’Arte di Giovanni Ronzoni. Entrati nello studio, la voce pacata di Giò, capace al pari di uno sguardo di esprimere sorriso e curiosità nei confronti dell’altro, ci accoglie in uno spazio elegante e raffinato. Ce lo aspettavamo, questo ambiente, pieno di rimandi, testimonianze, modelli, sperimentazioni. E non restiamo delusi, anzi ci chiediamo come sia possibile che quello spazio, per forza di cose limitato, possa essere sufficiente per raccontare l’Artista e tutta la sua vita. Uno sguardo di insieme allo Studio rivela, più che leggendo da mille testi critici, le differenti forme espressive che Giovanni ha prediletto nel corso della sua lunga e premiata carriera: fotografia, grafica, pittura, scultura, poesia. Ognuna di queste è una vera e propria “voce” interconnessa alle altre, che permette una coralità di potenzialità come nel caso della Poesia Visiva, concetto eclettico e attualissimo del quale Ronzoni è Maestro riconosciuto. Cresciuto sulle basi umanistiche e matematiche di una formazione universitaria in Architettura, il talento di Giovanni Ronzoni è abituato a esprimersi, a costruire, a partire dalle fondamenta. E infatti l’Artista attua una ricerca rigorosa, tuttora inesaurita, sulle basi dell’essere, del tempo, del mondo. La sua è una pulsione a scavare nella natura della materia, scarnificando il superfluo e individuando con precisione ciò che di essenziale umano e/o divino che vi si nasconde. Ogni opera di Ronzoni porta il segno di una essenzialità appresa da grandi Maestri predecessori, tra cui Le Corbusier di cui Ronzoni curò una indimenticabile mostra al Mac di Lissone nel 2003. Nel solco di “Corbu” anche Ronzoni nelle sue opere riesce a individuare il minimo comune denominatore, quell’elemento apprensibile a tutti, che è anche la ragione della sua popolarità. Straordinari frammenti delle opere visibili presso lo studio raccontano l’uomo Giovanni, il suo abitare la bellezza e la consapevolezza di esserne, come possono tutti gli individui, parte fondante. Ronzoni, affascinato dalla luce, coglie il senso intangibile e variabile nello scorrere del tempo, di alcuni elementi quali, l’acqua, il vento, il mare, il cielo, che a loro volta riverberano un altro elemento fondamentale: lo spirito dell’Uomo. In mancanza di definizioni, quando è difficile spiegare a parole, è proprio l’Arte che ci aiuta a far capire di cosa stiamo parlando, a farci comprendere che questo valore non è astratto ma concreto. Per Ronzoni ogni opera è intessuta di questo valore e può, anzi deve, avere una utilità sociale, uno scopo. Cosa vi è di più importante per un Artista, se questo è ciò che accadde fin dal primo istante della divina Creazione? Essere più artista o più architetto? il dilemma non esiste più da un centinaio di anni. Aveva già infranto questa dicotomia nei primi decenni del XX secolo il grande Corbu, Le Corbusier (1884-1965), architetto e urbanista, intellettuale-simbolo dell’era moderna. Un cervello lucido e duttile, fucina di idee e applicazioni legate non solo all’abitare ma prima di tutto alla vita stessa dell’Uomo, aveva decretato per il Maestro francese un successo oceanico. Giovanni Ronzoni aveva documentato le interessenze di Corbu, che fu designer ma anche pittore e scultore, attraverso l’esposizione-mèmoire realizzata al MAC di Lissone nel 2003 in collaborazione con la Fondazione Le Corbusier di Parigi. Una lezione che l’Artista-discepolo lissonese ha interiorizzato come presupposto del suo operare. Come nei progetti lecorbusiani che ruotano in forme differenti attorno ad alcune forti intuizioni centrali, anche nella poetica di Ronzoni la multiespressività diventa fondamento, ma soprattutto per la sua capacità di sollecitare il pubblico attraverso più livelli di comunicazione. Lo testimoniano le migliaia di fotografie che l’Artista ha pubblicato in pochi anni, comunicando sé stesso e l’opera e il suo contesto, sul suo seguitissimo profilo Instagram. Nel solco di Corbu, Ronzoni ha accumulato nell’arco di qualche decennio esperienze di fotografia, pittura, scultura, installazioni, progetti materici, di architettura e design, a volte mixando gli elementi per produrre inedite possibilità comunicative. Come la poesia visiva, nata da un concetto neoavanguardista, che egli considera e attualizza soprattutto come epifania comunicativa, in grado di intercettare e coinvolgere pubblici sempre più ampi. In un certo senso Ronzoni potenzia nell’Arte la funzione comunicativa, che era solo in embrione nel pensiero sociale di Le Corbusier: “Disegni, quadri, sculture, libri, case e progetti, per quanto mi riguarda personalmente non sono che una sola e identica manifestazione creatrice rivolta a diverse forme di fenomeni” (1953). Corbu aveva certamente intuito, ben prima della rivoluzione comunicativa introdotta dai nuovi media nel dopoguerra, che il dialogo con la società non poteva esser efficace se non sostenuto dalla riflessione sulla dimensione dell’Uomo nel mondo. E infatti aveva sviluppato tecnicamente il Modulor, la celebre scala di misurazioni standard basate sulle proporzioni del corpo umano, sulla successione di Fibonacci e sulla sezione aurea. Tuttavia, a dispetto della sua perspicacia, la mancanza di confronto con gli stakeholders fruitori delle sue soluzioni urbanistiche, lo aveva esposto a forti critiche e in qualche caso addirittura al rifiuto del suo lavoro. Giunto alla maturità artistica dopo un percorso di successo come architetto, Ronzoni riparte dai minimalia lecorbusiani con una fortissima attenzione alle infinite possibilità di apertura e progresso offerte dalla comunicazione: trasforma le biodiversità artistiche in progetti comunicativi, anche collettivi, che possano accompagnare il pubblico ed essere fonte di ispirazione nella vita quotidiana, esattamente come Corbusier lavorava agli Objets à rèaction poètique. Poetica come principio di connessione, come ricerca di un alfabeto universale, presente in tutte le forme viventi: “Frammenti di elementi naturali, schegge di pietra, fossili, pezzi di legno, queste cose martirizzate dagli elementi, l’usura, l’erosione, la dissoluzione, eccetera, non solo hanno delle qualità plastiche, ma anche uno straordinario potenziale poetico”... come la vertebra salvata dalla cremazione della moglie Yvonne, scomparsa qualche anno prima, che Corbu portava sempre con sé, in tasca o sulla scrivania.


TESTO CRITICO #2
(di Donato Di Poce)

Giovanni Ronzoni L'Arte per Sottrazione _ Monografia
Giovanni Ronzoni è tra i rari artisti contemporanei (perlopiù votati al marketing monotematico del mercato) interdisciplinari, multidisciplinari esegeti di un'arte totale, poliedrica e Rinascimentale (Architettura, scultura, arte, poesia, design), sulle orme degli amati maestri Le Corbusier e Munari... dotato di Visione futura, CreAttività illimitata e poesia appesa alle grucce della sua immaginazione. Della sua Architettura sviluppata sul concetto di “Sottrazione”, nessuno meglio di lui stesso può parlarne: “L’architettura è il risultato di una sottrazione della realtà, un azzeramento, alla ricerca dell’anima del luogo e di chi la abita. Resta solo l’essenziale materia e spiritualità.” I tanti progetti realizzati sono a testimonianza di questa poetica, ma la cosa che colpisce subito del suo lavoro (e non solo Architettonico) non è tanto la sintesi che riesce a cogliere e a donarci, quanto la carezza esistenziale e il respiro di bellezza che le sue opere restituiscono, dalle sculture rosse messe su alcuni edifici da lui realizzati, ai libri d’artista o poesie visive sempre in contaminazione tra parola e immagine, pensiero e realtà, fino a scavare l’anima delle cose. Impostosi all’attenzione non solo degli addetti ai lavori con una spettacolare e unica mostra nel 2003, su Le Corbusier pittore, sculture designer, corredata di Monografia da lui stesso fatta, al MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, la sua attenzione si è via via focalizzata prima sulla scultura (principalmente in legno), poi sull’Installazione (mirabile quella intitolata Terra Santa), fino ad approdare attraverso esperienze di la poesia visiva e taccuini d’Artista, alla poesia (ha già scritto 8 libri pluripremiati in vari premi di poesia nazionale, benché arrivato da poco a questo linguaggio espressivo che evidentemente lievitava in segreto nei bassifondi della sua anima creAttiva). Scritta spesso in una grafia originalissima che ho definito “Liricografia” come nel caso del libro SUTURE che contiene i miei poesismi, da lui riscritti e valorizzati con la sua tecnica neo futurista, è approdato persino al libro verticale (Tutto fu fuoco), una raccolta di aforismi di lievitati clamori animistici che ricordano spesso la sua amata Alda Merini, e di cui ho scritto in un mio intervento critico al libro. La sua passione per la poesia lo ha portato nel 2018 persino a promuovere il prestigioso Premio Internazionale di Poesia e Letteratura dell’Isola d’Elba “Ascoltando i Silenzi del Mare” che ha avuto un incredibile successo, ora nel 2020 è giunto alla terza Edizione. Ma facciamo un passo indietro per capire da dove nasce la forza creAttiva e la vitalità di Ronzoni, bisogna andare nel deserto, dove lui (esperto ed appassionato centauro) qualche anno, in una competizione di Campionato Mondiale nel deserto arabo di Abu Dhabi (6 tappe consecutive per un totale di 3.000 km) fa fu vittima al terzo giorno, di un’esperienza terribile con una caduta in moto a 140 km all'ora "volando" da una duna, con salvataggio in extremis in elicottero, ma che non si ritirò e giunse comunque al traguardo, al sesto giorno, applaudito da tutti. Da queste esperienze ed altre vicissitudini esistenziali, ne è uscito una tigre combattente e graffiante, mai doma e mai banale che in ogni cosa che fa lascia il segno.
Ronzoni scultore. L'essenzialità formale e simbolica dell'artista nella scultura tocca i vertici aptici dell'astrazione, dove la curva e il segno sono il marchio della creAttività e della presenza umana che si eleva e svetta dalle dune dei deserti geografici e interiori. In queste sculture sono unite in una sola visione, l'essenzialità di una visione primaria, primordiale e pre-estetica, e un amorevole e sapiente lavoro artigianale fatto di pazienza, levigatezza e di carezze. Una scultura dove viene eliminato il superfluo e resta solo l'abbraccio cosmico tra vuoto e pieno, materia e cielo.
Arte e Installazioni. Bisogna sottolineare almeno la forza di tre sue installazioni” Terra Santa” - “Vita” e "Velli", per capire il suo legame forte con il respiro del mondo, l’umanità e il senso della vita che lui mette nelle sue opere, fatte di terra, di sofferenza, ma anche di respiro e di bellezza sempre espressi con leggera grazia nelle opere di pittoscultura fatte con garze, carta velina colorata, e altre magie di terra e di cielo.
Poesia Visiva e Taccuini d’Artista. Le opere di poesia visiva e taccuini d’Artista (ricordiamo che non a caso ospita nel suo Atelier la mia collezione di oltre 180 opere dell’Archivio Internazionale Taccuini d’Artista e Poetry Box (www.taccuinidartista.it), è caratterizzata oltre che dalla contaminazione di parola e immagine, soprattutto dalla leggerezza, ottenuta con un particolare stato di grazia nel trattare la carta colorata e manipolata sapientemente che riesce a dare materialità all’immateriale e leggerezza impalpabile alla materia. Ne nascono dei sogni d’inchiostro impastati di vita di struggente forza e carica eversiva e liberatoria.


TESTO CRITICO #3
(di Fortunato D’Amico)

Le epimutazioni genetiche di Giovanni Ronzoni
Ci dice la scienza che il carattere di una persona, i suoi atteggiamenti, i modi di fare e di pensare sono una eredità che ci portiamo dietro aldilà di una nostra scelta razionale. L’epigenetica artistica di Giovanni Ronzoni ha certamente un retro terra di questo tipo, ma l’incrociarsi di diversi fattori d’interesse, l’architettura, il design, la poesia, la grafica, e quant’altro rientri in quella branca del pensiero umano che chiamiamo creatività, rendono intrigante la ricerca dei cambiamenti fonotopici ereditabili che hanno reso questo poliedrico artista una variante del genotipo originale, e un caso di indubbio di estrosità compulsiva. Certo l’humus su cui è cresciuto l’universo immaginifico di Giovanni Ronzoni non lascia dubbi sulla sua abilità a destreggiarsi, come un funambolo su una corda tesa, nell’attraversare gli immensi spazi di conoscenza che il suo modus operandi nei linguaggi dell’arte attiva ogni qualvolta detona in lui la verve dell’esploratore alla ricerca di verità nascoste nei meandri labirintici in cui si incrociano i segni dei talenti. Lissone, sua città di appartenenza è certamente un territorio che nei decenni del secolo scorso è risultata essere uno dei più fertili terreni di crescita e di confronto tra menti e genialità diverse: da un lato adottate nella progettazione del design e dall’altro alla sua realizzazione artigianale e industriale. Questo furore del fare e del disfare che per molti anni ha consentito ai maestri di Lissone di conquistare con i loro prodotti i mercati internazionali, è ora sintetizzato come un motore sempre attivo nel corpo e nello spirito di Giovanni Ronzoni. È da queste considerazioni che l’impronta molecolare iniziale ha originato e avviato alterazioni del DNA che hanno reso possibile in lui lo sviluppo di una visione complessiva della genesi creativa e documentare il suo vagare interdisciplinare nelle più svariate forme di comunicazione. La riduzione segnica applicata nei progetti di architettura diventa sempre di più un processo radicale in seguito applicato alla ricerca del design degli interni. Lo spazio architettonico diventa essenza spirituale dove ritrovare un’identità che si era persa dietro l’apparenza degli orpelli. Anche quando si tratta di indagare il paesaggio e l’urbanistica il suo concetto è raggiungere la base su cui poggiano i principi e si fondano le cattedrali del pensiero. Destreggiandosi dall’alto nel suo movimento tra i comparti del sapere, evitando il rischio di rovinose cadute verso il basso, Giovanni Ronzoni ha oggi intrapreso un nuovo viaggio nelle forme dell’artificio e della poesia ermetica e nelle sue manifestazioni verbo visive. La poesia è intesa come una password per l’accesso a quelle dimensioni non contemplate dai pellegrinaggi epicurei rivolti all’indagine materiale e razionale, mentre invece è orientata ad abbattere i muri del corporeo e atomistico processo razionale, che a culmine della sua maturità produce discipline chiuse e inaccessibili e intransigenti che confronti di una comprensione spirituale che affianca la produzione delle forme nei sui differenti linguaggi. Le epimutazioni genetiche di Giovanni Ronzoni sono quindi detentori di plasticità a sua volta trasmissibile in una mescolanza alchemica miscelata da respiri silenti tra gli equilibri di elementi sospesi metafisicamente. Le sue opere si presentano come ricette di panacee, toccasane appropriate ad un pubblico che per istinto cerca soluzioni per migliorare la propria sopravvivenza, agitata su questo pianeta, racchiusa in un corpo materiale dove i cinque sensi sono spesso elementi fuorvianti rispetto a una direzione della ricerca che si propone di superare la linea dell’orizzonte. I lavori di Giovanni Ronzoni schiudono i sigilli e aprono nuovi paesaggi in cui la mente illuminata dalla luce della consapevolezza mette fine al disordine e consente l’uscita dal labirinto e dal tumulto delle passioni. La poesia, chiave di accesso a quelle regioni solari animate da uno spirito di condivisione planetaria, è un ente supremo che fluttua negli sfondi di cieli azzurri o di notti stellate, ed è abitabile da chiunque voglia intraprendere il balzo quantico nell’eterno fluire delle cose divine. Giovanni Ronzoni, moderno agitatore nell’immaginario collettivo, è pronto a farvi navigare tra le trame di quella “coperta di parole e stelle che avvolge il nostro mondo”, e a mostrarvi l’universo, considerato nei valori che gli stanno dietro, e che l’artificio ha travolto e liberato puntando su ogni lavoro, tracce per farvi ascoltare il sonoro brusio del silenzio.


TESTO CRITICO #4
(di Francesco D’Episcopo)

Lo spirito delle cose e delle parole
Giovanni Ronzoni è, fondamentalmente, un poeta oggettuale. Questa oggettualità si congiunge, intimamente, intensamente alla sua specifica professione di architetto. Ma, anche in tal caso, l’architetturalità rinvia costantemente a una artigianalità, che può dirsi di famiglia, nel nome di una falegnameria, che rimanda al luogo dove è nato, patria indiscussa di una mobileria di alto rango. Ma queste sono solo le premesse, metodologiche e storiche, di una ricerca, che quest’opera silenziosamente documenta e che mira a individuare, e allo stesso tempo a indovinare, l’anima delle cose, il loro spirito segreto, il loro respiro umano, che non ha bisogno di particolari commenti o didascalie per essere spiegato, perché intento dell’artista, che ormai ben si conosce, rimane quello di lasciare al lettore-spettatore la maggiore autonomia e libertà di interpretazione dello spirito che può celarsi in oggetti, sistemati architettonicamente; in parole, solo sussurrate, che si configurano, attraverso la celebre definizione di Umberto Eco, come un’ “opera aperta”, come i luoghi di riflessione e rifrazione di quell’ansito, umanamente divino, che ogni oggetto, ogni parola, nella sua imperscrutabile natività, racchiude. Ma qui si parla pricipalmente di arte e ogni scelta, quindi, è dettata da una sorta di formalità strutturale, che ogni oggetto, ogni parola, assume, prima ed oltre, si badi bene, ogni funzione che si tende attribuire alla loro sostanza, insomma, alla loro ipotetica praticabilità. La forma resta la regina dell’arte ed è l’unica a garantire, si direbbe, a proteggere le cose, le stesse parole, da un uso, che in tal senso le offenderebbe, perché le ricondurrebbe a una realtà quotidiana, che la grande arte ha sempre rifiutato. Di qui la scommessa, la sfida di Ronzoni, il suo invito, accorato e ardente, a rintracciare in ogni oggetto proposto, in ogni verbum, a volte aforistico, il suo spirito divino, confermato pienamente dall’energia, più che emotiva, esistenziale che essi sono capaci di sprigionare. Lasciamoci, allora, avvolgere dalla spirale di mistero, che questo, ordinato e insieme stracciato, libro, suggerisce, e, soprattutto, accettiamo l’imprevista, inedita provocazione, alla quale il nostro artista, con le sue suggestive performances, ha abituato i fruitori più fedeli della sua arte multiforme. In fondo, ogni vero artista è ispirato da una forza, che lo invade e di cui egli non sempre conosce l’origine, la provenienza. Forse un giorno, o forse mai, il segreto potrà essere svelato; per ora accontentiamoci di godere e di discutere di un’arte, che, come la vita, continua a sorprenderci, per le molte verità e finzioni, come sostenevano Borges e Pessoa, che contiene.


TESTO CRITICO #1
(di Maria Laura Bonifazi)

GIOVANNI RONZONI 80_ 20
Questa mostra nasce da un incontro di anime, da un’amicizia. Io e Giovanni ci siamo conosciuti a Milano in occasione di una fiera d’arte non particolarmente emozionante. I suoi lavori mi avevano suscitato un vivo interesse, per cui ho avuto desiderio di approfondire. È stato un incontro vero, profondo, di quelli che non si dimenticano. Ci siamo raccontati senza tanti filtri le storie personali e i progetti in un dialogo fittissimo e vorticoso, con l’entusiasmo delle idee ma anche il dolore che appartiene al vissuto. Quando ci siamo salutati le sue parole sono state: “Realizza i tuoi sogni!” E queste parole ben scolpite nella mente mi hanno accompagnata sempre in tutti i passi della costituzione di Lazzaro, la galleria che conduco dalla fine del 2019. Sin dall’avvio Giovanni mi ha incoraggiata e sostenuta con tenacia e collaborazione attiva, con la sua visione lungimirante, la sua generosa disponibilità. Giovanni Ronzoni è un vulcano di energie, ascolta tutto, sa comprendere e dona concretamente, è instancabile, sempre pieno di idee, soluzioni, speranze, certezze. La sua espressione nell’arte incarna esattamente il suo mondo vitale, ciò che lui è nelle sue relazioni, nei suoi sentimenti, nelle sue emozioni. Tutto quello che la sua sensibilità coraggiosa attraversa viene assorbito, elaborato e restituito per offrire ad un altro sguardo la sua prospettiva della realtà e della storia. Questa mostra nasce per raccontare il percorso di Giovanni Ronzoni in 40 anni di attività eclettica e multidisciplinare. Una sintesi parziale di passaggi diversificati e coerenti, in evoluzione costante, alla esplorazione continua di nuovi linguaggi per raggiungere tutti i possibili territori dell’essere. La sua connessione con il mondo naturale entra nelle sue logiche di rapporto con lo spazio nell’architettura, con la materia nell’arte, con la parola nella poesia. I suoi maestri hanno lasciato tracce inconfondibili e gratitudine in ogni suo gesto. Ma la lezione dei grandi nei suoi lavori è sopraffatta da una ricerca lucida e indipendente della bellezza assoluta e perfetta fra memoria e progetto. Opere senza tempo, vibranti fra polarità mistiche e selvagge, risuonano delle passioni che Ronzoni pratica nel quotidiano: l’amore per il viaggio che è scoperta, il senso dell’impresa, la spiritualità dell’ascolto. La main ouverte di Le Corbusier che accoglie e dona si incarna nella manualità artigianale e sapiente di Ronzoni. La pratica della sottrazione, appresa nel ruolo prima di discente e poi di collaboratore di Achille Castiglioni, evolve in un processo estremo ed essenziale nelle sue operazioni su carta in cui il supporto diventa testo. La caducità e la provvisorietà del medium sono messaggio di sfida e prova di forza dello spirito e delle idee. La riduzione minimalista che ha accompagnato la ricerca di Ronzoni in architettura e nel design si spinge a soluzioni evocative, sensuali, primordiali nella tridimensionalità delle sculture fatte di legno, gesso, scagliola, ferro, ritrovamenti marini. Tutti gli elementi della natura partecipano al corpo dell’opera con semplicità ancestrale, primitiva, inconscia, ma anche con la razionalità che definisce e dà forma senza mai danneggiare la purezza del gesto originario. Opposti, contrasti, dualismi sono la cifra stilistica di un richiamo a forme di spiritualità assolute, tribali, echeggianti l’Anima del mondo. Questa mostra comincia dal basso, nelle cisterne, nello spazio della galleria che per sua natura è embrionale, sperimentale, laboratoriale. Qui abbiamo esposto le maquettes dei primi progetti dello Studio Ronzoni, quelli che a posteriori ha raccolto sotto la definizione di Architettura IN_VISIBILE, un corpus di interventi di matrice minimalista in edifici residenziali e commerciali essenziali, sobri, dai volumi lineari, sviluppati in dialogo con il contesto urbano o paesaggistico. Di per sé un’installazione autonoma ed esteticamente avvincente, oltre che un interessante racconto della sua abilità progettuale e visionaria. Nelle tre sale del piano terra si snoda tutta la sua produzione artistica dalla seconda metà degli anni 80, quando all’interno della ricerca condotta da designer scorge strade che lo sollecitano a sporgersi oltre la serialità della riproduzione industriale, verso l’unicità dell’opera. Sono gli anni in cui nascono le prime sculture lignee, definite menhir contemporanei. Alberi da abbracciare, corpi di donne al vento e distese al sole, segni asciugati, astratti, ridotti a un pensiero. Eleganti sculture-totem in cui la creatività nel silenzio si mette in ascolto della materia. Maternità della Madre Terra e Adolescente d’Africa, invece realizzate in gesso nel 2003, sintetizzano nel maschile e femminile la ricerca sugli estremi che compare con diverse modalità stilistiche in tutto il suo lavoro. Fra le oltre 50 opere in mostra, un ruolo centrale spetta alla serie dei Fulmini del 2016. Sono carte leggere, veline, cieli malinconici e furibondi in cui i volumi stropicciati e distesi sperimentano lo strappo. Indagando il pieno nel vuoto e la luce nel buio, le piegature e gli squarci compongono equilibri, in una danza fra caso e volontà di grande compostezza formale. Di carta anche le astrazioni di Spazio vitale, una serie di 5 collage realizzata nel 2017 giocando con elementi planimetrici: qui la perfezione tecnica di Ronzoni raggiunge il sublime. Dal 2019 comincia la sperimentazione dei Solki dell’Anima con un dittico in bianco e nero pensato per l’apertura della galleria insieme alla serie delle Tracce. Si tratta di una riflessione grafica scaturita dall’osservazione meticolosa delle cose che cadono sotto lo sguardo e dalla sperimentazione fotografica: opere uniche preziose e fragili esplorano l’imprinting che attraversa le vite di ognuno. Il segno si assottiglia in una diminuzione progressiva fino all’impercettibile scomparire, con un andamento simbolico, perfetto, ipnotico. I più recenti MutaMENTI, in cui la sovrapposizione delle carte strappate evoca le curve di livello delle mappe topografiche, servendosi del forte impatto cromatico del rosso e del nero suggerisce ascese dalle profondità e dagli inferni, elevazioni spirituali piene di fascino. In mostra tutti i suoi libri d’artista, anche quelli realizzati con l’amico Max Marra, i leporelli, i suoi testi pubblicati: poesie visive in cui la forma è tutt’uno con il contenuto, l’aspetto grafico enfatizza la parola, rendendola fruibile visivamente. Nella saletta al piano superiore una carrellata di fotografie analogiche realizzate dal 1980 al 2009, scandagliano la realtà dal particolare al paesaggio, cieli, linee, equilibri, elementi architettonici, ritratti, giochi mimetici in cui natura e struttura si rincorrono, ombre e luci e ancora quell’indagine fra volume e assenza, tra silenzio e presenza che attraversa tutta la carriera poliedrica di Giovanni Ronzoni. Mare Libero è invece una fotografia digitale del 2019 in grande formato stampata su D-bond che astrae migrazioni e visioni con la forza di una preghiera. Nel Giardino di Lazzaro una scultura rossa in ferro, alta circa 3 metri, la prima di una serie di opere da esterno di cui è strato esposto il prototipo in miniatura. Si intitola INCONTRO. Questa mostra è stata possibile grazie alla capacità di Giovanni Ronzoni di mettersi in gioco pienamente in tutte le fasi del processo di realizzazione: dal pensiero che porta alla creazione dell’opera, al trasporto, all’organizzazione insieme a me e all’allestimento stesso della mostra, senza orari e senza risparmio di energie, dimenticandoci di mangiare, con un coinvolgimento integrale di tutti i piani del suo essere libero. Con gioia, pensiero positivo e produttivo, e anche con sincero divertimento. Tutto le cose che questa mostra ha documentato, le emozioni le riflessioni che ha generato, sono rimaste nella memoria e nel cuore di in chi l’ha visitata. Ed è questo il potere della bellezza di ogni sua singola opera: che si diffonde inevitabilmente.


TESTO CRITICO #6
(di Vittorio Raschetti)

Giovanni Ronzoni, con le sue opere, riesce a ricomporre la dicotomia esprit de geometrie – esprit de finesse, in una sintesi geometrica della sensibilità, dove la geometria ritorna ad appartenere al mondo della vita e delle sue pulsazioni vitali. Anche nell’interno più potente, fatto di forme simboliche perfette, ordinate e cristallizzate nella precisione congelata, sembra quasi sfuggire la presa sul Mondo, ma è solo una effimera impressione, perché proseguendo nell’attenzione veniamo raggiunti da richiami e sottintesi: anche da finestre sigillate può esalare la vita. Si scopre una vena di lucida follia catturati nelle trappole della trigonometria. Angoli di mondo e forme acute del pensare per triangoli. Abilità del piegare lo spazio sfuggendo alla ferrea dittatura dei teoremi. Quella di Giovanni Ronzoni è una cartografia del mondo assorta nella magica compostezza di forme pure assorte nella propria auto evidenza. Sovrapposizioni di piani, adiacenze di solidi. Richiami di forme, incroci e ribaltamenti, rincorrersi di volumi. Riverberi di spazi, false simmetrie ingannatrici. Sull’orlo di un dirupo di millimetri, la ricerca di silenzi abissali si ritrova in ciò che è più vicino. Appartate nelle cose, stanno le relazioni segrete che si afferrano con la certezza delle leggi del tempo. Ogni linea retta è incisa nell’aria, ogni parallela è sospesa ad una verifica incerta sempre differita, contenuta in un una intenzione più che in una possibile dimostrazione: ogni segno è un eco di un pensiero già gettato in onde già riflesse. Nobile perspicacia dei pensieri illuminati dal lato ludico della lingua, voli di parole in grado di stupire e galleggiare sospese oltre il baricentro dell’ovvio e del senso comune. Un irriverente sabotaggio, un corto circuito visivo-grammaticale, un gioco linguistico che genera scintille, incendiando il significato che finisce per esplodere in un non-sense di gusto solo apparentemente ludico e goliardico. Universi anarchici microscopici apparentemente spensierati ma, ad uno sguardo più ravvicinato, pronti a rivelare i tratti distopici di allegorie di mondi sempre più inabilitabili e frequentabili solo grazie alle arguzie del gioco sottile dell’ironia. Occorre innescare aspettative di regolarità nei rapporti tra le forme per poi tradirle con un inatteso dettaglio dissonante. Come in quel gioco enigmistico che ci chiede di trovare il particolare mancante. Il dettaglio differente risulta nascosto grazie all’inerzia della nostra immagine della memoria che tende a ripetere senza ascoltare la semplice verità della percezione. La visione è innocenza e purezza di rapporti formali tra oggetti allo stato nascente che si offrono in un gioco di composizioni sempre varianti, sempre sfuggenti, sempre irriverenti. Distillati poetici visivi, incontri nel vuoto, vie di fuga dalla necessità ortogonale. Ammaraggi nell’impossibile.