Seconda edizione della mostra “Il Gioco dell’Arte”: la personale di Antonella Cappuccio

24 Marzo 2022 Redazione A&S 446

NELLA FOTO: SECONDA EDIZIONE DELLA MOSTRA DI ANTONELLA CAPPUCCIO.

Si inaugura a Roma, dopo un decennio di assenza, la seconda edizione della mostra Il Gioco dell’Arte, dedicata all’artista Antonella Cappuccio. In mostra opere di grande impianto scelte dal ciclo pittorico denominato Mediterraneo.

Questa seconda edizione della mostra si inaugura Venerdì 25 Marzo 2022, alle ore 18:00, nelle Sale Espositive della Galleria Accademie. Patrocinato dalla Regione Lazio l’evento, curato da Marco Bussagli e Francesco Ruggiero, coordinato da Javier Stacchiotti, è presentato da FEDERART Federazione Artisti e dalla Fondazione Premio Antonio Biondi.

L’articolata esposizione del percorso creativo di Antonella Cappuccio – testimonia Marco Bussagli – non sarebbe completa se non avessimo l’accortezza di richiamare l’attenzione su un altro aspetto della poetica dell’Artista. Mi riferisco all’impiego di quelle che mi diverto a chiamare tecniche non convenzionali, le quali sono una costante nel modus operandi nella sua produzione decennale … Nella Pittura di Antonella, le scene si apparecchiano come il palcoscenico del teatro; solo che sulla tela restano ferme in attesa che lo sguardo dell’ammiratore di turno, complice e felice, vi si posi sopra per portarle a nuova vita, nella Anima di ciascuno. È questo il gioco della Pittura e quando la Pittura non basta più, allora, i personaggi possono uscire dalla cornice e conquistare lo spazio circostante.

In questo ciclo pittorico, dedicato al Mediterraneo, il rapporto della Pittura di Antonella Cappuccio con la misteriosa profondità dell’acqua risale al 1983 con l’Opera intitolata Subacqueo di cui si dirà più avanti e che contiene in embrione le premesse per un soggetto che la Pittrice di Ischia svilupperà vari decenni dopo, ossia le Sirene. A queste figure mitiche, infatti, è dedicata una serie importante, visibile in questa Mostra, che utilizza materiali inusitati, non per Antonella, come il plexiglass che vuole mimare la trasparenza dell’acqua. Sebbene legate al mare da sempre, tuttavia, in origine, furono descritte come volatili dalla testa di donna, capaci di canti melodiosi e inimitabili che Platone collocò sulle sfere del cosmo per diffondere nell’universo l’armonia di Ananke, la Necessità. Con la fine dell’antichità, ad iniziare dall’VIII secolo della nostra era, le Sirene assumeranno l’aspetto di splendide fanciulle nude con la coda del pesce al posto degli arti inferiori. A quest’iconografia si ispira ovviamente Antonella che, però, ha voluto legare queste figure mitiche alle isole che punteggiano i mari italiani. Se non fosse una fanciulla, sarebbe quasi un Orfeo subacqueo quello che compare in primo piano, anche se, in realtà, è una citazione dal rilievo laterale del Trono Ludovisi. Questa presenza musicale negli abissi suscita la poesia del profondo, con un rimescolio di sentimenti che vanno dalla serenità luminosa del pelago inondato dal sole all’agitazione misteriosa del baratro. È il suono silente diffuso in tutto il quadro, ad attrarre i giovani nudi che nuotano sott’acqua incuriositi. È questo il vero protagonista del muto racconto dell’Opera. Non è un caso, infatti, che l’altro titolo sia Il flauto magico.

Fascinose e sensuali le sirene popolano il mare dipinto da Antonella su questi enormi fogli trasparenti che sembrano aver avuto la capacità di rendere solida l’acqua. C’è una grande macchia azzurra che sembra il risultato di una secchiata di cielo caduta in mare. È quella l’Anima del quadro, attraversata dal giovane che si è tuffato alla ricerca di quelle straordinarie creature nate dalle leggende e dai racconti dei marinai. Sono le Sirene. Le troverà? Chi può dirlo. Sono trasparenti come l’acqua e pure noi facciamo fatica a individuarle perché si confondono fra le onde. Se, però, riusciamo a vederle il nostro cuore si riempie di gioia e la fantasia si trasforma in Arte, quella di Antonella Cappuccio. Sono belle, sensuali, le Sirene e s’innamorano. Lo sa bene la pittrice di Ischia che di mare se ne intende e che, forse, le Sirene le ha viste davvero. Di certo le ha dipinte, come in quest’Opera dove, nella grande macchia dell’azzurro che può essere di cielo e di mare insieme, un uomo e una Sirena si abbracciano. Lui è su di lei e l’abbraccia da dietro mentre i capelli della leggendaria creatura sembrano l’ectoplasmica chioma di una medusa.

È in Mostra anche l’Opera dal titolo Lampedusa, isola da dove le sirene sono fuggite per il suo mare striato dal rosso del sangue versato dai migranti dispersi.

Restano solo i corpi galleggianti ed esanimi sui quali si posano sguardi impietositi. Qualcuno si salva e allora gli occhi profondi di quei poveri uomini ci guardano fissi come a rammentarci le nostre responsabilità, quelle delle persone che si voltano dall’altra parte. Tutto questo vuole esprimere Antonella Cappuccio con la sua Opera che è una muta denuncia e una sollecitazione alla nostra coscienza. Il mare può essere la salvezza, ma pure il baratro dove ci s’inabissa.

La serie sulle Sirene continua con la realizzazione di una sorta di serie nella serie. Infatti, Antonella dedica altre opere a queste leggendarie creature che adesso finiscono per diventare le interpreti dell’Anima più intima delle varie isole dell’arcipelago delle Lipari o Eolie. Una anima che s’intreccia con una vena di erotismo. Così, la Sirena di Vulcano pare essere rapita da un vortice d’acqua che allude al cratere che corona quell’isola, mentre un uomo l’abbraccia con passione. Nel secondo quadro, invece, gli amanti acquatici sembrano rincorrersi in un gioco che si tinge di tenero erotismo ed evidentemente interpreta bene l’anima più intima di Alicudi. Infine, la scena che designa Filicudi mostra l’uomo che si slancia a baciare la Sirena che ricambia con vera passione.

La virata della Pittura di Antonella verso il citazionismo, che, come abbiamo visto, si dipanò lungo varie e diversificate esperienze, ebbe il suo punto di snodo nell’adesione a quel movimento artistico noto con il nome di Nuova Maniera Italiana che si declinò anche secondo altre definizioni quali Citazionismo, appunto, o Ipermanierismo, Anacronismo e Pittura Colta. La locuzione, infatti, conteneva in sé tutti gli ismi che abbiamo appena citato, ma privi di quella sottile componente deteriore che, inevitabilmente, appartiene a simili termini e che, adesso, invece, venivano del tutto sopravanzati dall’idea rotonda e piena di Pittura fiorita alla luce dell’indicazione vasariana di maniera. Questa nuova corrente artistica gravitava intorno ai nomi di critici importanti come Italo Tomassoni, Maurizio Calvesi e perfino Giulio Carlo Argan che aveva, in parte, abbandonato i percorsi astrattisti degli anni Sessanta e Settanta. Tuttavia, la figura di spicco del movimento, colui che la forgiò nella sua completezza e ne curò la diffusione in Italia e anche in America, fu Giuseppe Gatt.

Antonella declina i suoi amori, nel senso che recupera quelle Opere che la solleticano e le reinterpreta con i nuovi mezzi e modi linguistici che si è appena inventata.

È ciò che accade, ad esempio, con l’Annunciazione di Botticelli conservata agli Uffizi, quella che aveva già impiegato per il suo Primogenito con la tecnica delle pennellate di carta, adesso è diventata un teatrino con tanto di cornice da cui fuoriescono le ali dell’Arcangelo Gabriele che, felice, esibisce il velluto di quella veste botticelliana che Alessandro Filipepi mai avrebbe potuto immaginare nei termini con cui Antonella l’ha restituita. Di certo ne sarebbe stato felice e di certo avrebbe notato le sottili trame che la Pittrice di Ischia tesse con le sue citazioni-reinvenzioni. In questo modo, i rimandi e gli intrecci si moltiplicano e se il Candido di Voltaire, come si è visto, richiama Italo Calvino, si capisce perché un altro di questi sogni di gommapiuma, sia dedicato al Barone rampante, dove il giovane protagonista del romanzo, Cosimo Piovasco di Rondò, inizia alla lettura il bandito Gian de Brughi, con cui stringe amicizia, e lo indirizza, ovviamente, sulle pagine di Voltaire.

In altri termini, Antonella dice più di quel che dipinge e una tecnica, se si vuole povera, come quella di fil di ferro e gommapiuma, finisce per amplificare l’argomento, tanto che i sogni si rincorrono in un gioco di sponda. Il che, però, non vuol dire che Antonella non possa, in certi casi, quando vuole, graffiare e criticare inserendo una riflessione polemica fra i suoi sogni, come con Operetta, ispirata al testo celebre di Bertolt Brecht intitolato L’Opera da tre soldi, ma resa attuale dalla presenza di alcune caricature di parlamentari italiani. Del resto, il risvolto politico dell’Arte è una costante di tutte le epoche, come sa bene Antonella che non ha potuto fare a meno d’inserire nella sua Galleria dei sogni Il bacio di Hayez ridotto a teatrino. Non è un segreto per nessuno che nelle tre versioni dal 1859 al 1861, al 1867, alludeva all’innamoramento fra Italia e il suo Popolo. Come si vede, le tecniche non convenzionali risultano particolarmente efficaci per reinventare l’Arte e aprire nuove strade alla Creatività.

Questa seconda edizione della Mostra si inaugura Venerdì 25 Marzo 2022 alle ore 18:00 nelle Sale Espositive della Galleria Accademie con l’esecuzione di Arie d'Opera interpretate da Salvina Maesano e rimarrà aperta tutti i giorni, esclusi i festivi, fino a Venerdì 8 Aprile 2022. Disponibile in Mostra il Catalogo generale e la Monografilm DVD di Antonella Cappuccio. L’ingresso è libero nel rispetto delle condizioni di sicurezza indicate dalle vigenti Norme anti-Covid

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Ultimo aggiornamento: 24/03/2022, 17:41