Sulmona riparte con l’Arte: intervista a Latifa Benharara sulla kermesse “Rotonda in Arte 2020” e la personale “Frammenti d’Universo”

31 Luglio 2020 redazione269

Rotonda di "San Francesco della Scarpa" al Centro di Sulmona, L'Aquila (foto di Ivan Guidone)

Lo scorso 25 Luglio 2020 si è tenuta nella splendida cornice della Rotonda di "San Francesco della Scarpa" al Centro di Sulmona (AQ), alle ore 18:00, l’inaugurazione della kermesse culturale “Rotonda in Arte 2020”, che resterà aperta con varie manifestazioni di diversa declinazione sino a 12 Settembre 2020.

Durante l’inaugurazione della kermesse, la Presidente della Associazione Culturale “Ilhem” Latifa Benharara, alla presenza del Sindaco Anna Maria Casini e dell’Assessore alla Cultura Manuela Cozzi, ha presentato il calendario ricco di eventi di elevato spessore culturale. Delle singole manifestazioni, che si terranno tutte nella elegante location della Rotonda, sono state illustrate le finalità, con le quali è nata la iniziativa, e l’importanza che interpretano sotto il profilo dell’attrazione turistica nell’estate sulmonese.

A seguire, il noto sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello ha aperto e illustrato il vernissage della personale di Latifa Benharara, intitolata “Frammenti d’Universo”, per cui è possibile apprezzare le numerose e recenti opere, realizzate nello stile della Fluid Art. La pittrice, nei suoi periodi di permanenza in terra francese, frequentando gli ambienti artistici parigini, ha avuto modo di accostarsi a questo particolare stile d’arte contemporanea penetrandolo, facendolo proprio e diventandone un’esponente di prestigio.

Successivamente, l’autore Massimo Carugno ha condotto gli ospiti in una passeggiata tra le magiche storie del suo romanzo "La foglia d'autunno", corroborata dalla proiezione delle immagini dei tanti luoghi narrati nel libro e allietata dalle canzoni, tra le più famose, della splendida Whitney Houston, eseguite dal vivo dalla mezzo soprano Diana Di Roio, accompagnata al piano da Sabrina Cardone, e dal giovane cantante Jacopo Santilli, davvero bravo.

Eravamo presenti anche noi di Arte & Società rappresentati dal nostro Direttore, il giornalista e sociologo Ivan Guidone che è intervenuto e raccolto svatiate foto dell'evento.

 

Intervista all'artista Latifa Benharara
(a cura del sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello)

D – Puoi segnalare ai nostri lettori il tuo percorso di studi?

R – Ho ottenuto il Diploma di Liceo dello Sport e Scienze Motorie a Sulmona. Ho iniziato il percorso universitario alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Aquila in Scienze Cosmetologiche ed Erboristiche, senza però terminare gli studi preferendo un’esperienza all’estero. Ho cominciato a lavorare in tenera età nella ristorazione e nell’ospitalità e ho maturato negli anni un bagaglio di esperienze e capacità professionali non indifferenti, conseguendo anche corsi di alto livello.

D – Puoi raccontare i tuoi iniziali desideri e i percorsi che volevi seguire?

R – All’età di 14 anni nella scelta del seguito scolastico ho vissuto una forte crisi. Ero portata per le materie artistiche, letterarie, umane e linguistiche. Amavo profondamente la cucina e tutto ciò che è il mondo del servizio e del turismo. Giocavo, però, anche a pallacanestro ed ero piuttosto brava, due volte in fase nazionali, la scelta del liceo per me era fondamentale. Alberghiero? Scienze Sociali? Liceo Artistico? Liceo Linguistico? Alla fine c’era la proposta di questo nuovo Liceo, Scienze Sociali a indirizzo motorio, le prime 2 sezioni, il secondo in tutta Italia, e io che amavo e amo le sfide non potevo sottrarmi e fu così che decisi. Volevo continuare a giocare e, magari, proseguire con un percorso universitario, ma non avevo ancora ben le idee in chiaro. Ho continuata a livello agonistico fino al 2008 quando e seguito ad un incidente compromisi i legamenti del ginocchio e spazzai la mia passione. Non sapevo esattamente cosa volessi fare “da grande”. Sapevo solo che volevo fare quello mi sarebbe piaciuto fare nel momento che mi si presentava l’occasione. Questa consapevolezza mi ha permesso di vivere i miei anni amando la mia vita, vivendola al massimo, realizzando i miei sogni, di volta in volta. Sognavo di viaggiare e di girare il mondo e grazie a Dio ne ho avuto la possibilità, sognavo di lavorare con Chef stellati ed è stato così, sognavo di parlare più lingue e piano piano ne imparo sempre di nuove, sognavo di toccare l’Himalaya e sono arrivata ai piedi dell’Everest. Sognavo di scrivere e lo faccio tutt’oggi con grande passione, sognavo di dipingere e di creare momenti indimenticabili promuovendo l’arte, la cultura e il mio Abruzzo e di sensibilizzare su diverse tematiche ed è ora la mia occupazione principale. Ho ancora un po’ di sogni nel cassetto e prego Dio affinché mi aiuti nel realizzarli.

D – Quando è iniziata la voglia di fare pittura?

R – L’arte mi ha accompagnato durante tutto il mio percorso di vita, i colori sono con me da quando ho memoria, ricordo ancora i rimproveri di mia madre mentre mi divertivo a 3 anni nel colorarmi le mani e le braccia oltre che ai fogli. Pastelli, pennarelli, cera. Poi gli acquerelli e i miei primi pennelli a 5 anni. I colori a olio e le tele sono stati una rivelazione a 8 anni, quando l’acquaragia mi spaventava ancora. Gli acrilici a 10 anni. E ora sono 20 anni di amore. Ho cominciato a portarmi i colori in viaggio nel 2014, grazie anche ad un caro amico ripresi a dipingere dopo una lunga pausa. Fu un momento meraviglioso, improvvisamente ritornai bambina che si divertiva e si esprimeva nel linguaggio più diretto e semplice che conosceva, i colori appunto. Da quel momento decisi che volevo dipingere, perché mentre dipingevo non solo ero felice, ma ero nel qui e ora. In quel momento di forte presenza spirituale ero capace di far uscire tutte le emozioni represse, tutte le riflessioni messe a tacere e tutto quello che il mio Io voleva dirmi e che io non potevo far altro che ascoltare porgendogli il pennello.

D – Quali sono gli artisti bravi che hai conosciuto e con i quali hai lavorato “a due mani”?

R – Non è una domanda facile. Ho conosciuto tanti artisti sia in Italia che in Europa, collaborato con diversi, alcuni anche molto bravi. Ecco a due mani solo con due amici devo dire.

D – Quali tue mostre vuoi ricordare?

R – Sicuramente “Freedom Inspiration” come personale e la collettiva per Edith Piaf di Parigi.

D - Ora, puoi motivare la gestazione della tua ultima esposizione?

R - La “Freedom Inspiration” di dicembre 2019 è andata oltre ogni mia aspettativa. Stupendo coinvolgimento da parte dei visitatori, molto incuriositi e se posso dirlo rimasti affascinati. Indubbiamente una meravigliosa esperienza quella espositiva all’interno della Cappella del Corpo di Cristo dell’Annunziata. “Freedom Inspiration” (ispirazione libera) aveva come focus l’aspetto libero dell’ispirazione, farne appunto il tema della mostra. Opere create in diversi periodi della mia vita, soprattutto negli ultimi due anni. Non solo tele, ma anche opere realizzate con materiali di recupero, come legno, vecchie mattonelle, lampade gettate. L’idea di dare una seconda vita è stimolante e appagante. Nell’allestimento niente era lasciato al caso. L’ambiente e le opere comunicavano, nulla era predominante, c’era armonia. Volevo immergere gli ospiti in un contesto nuovo, diverso dalla classica mostra, una visione più ampia, sensoriale che potesse trasportare loro totalmente nel mio mondo. Le opere, la musica di sottofondo, le lampade dipinte, tappeti, cuscini, tè alla menta e datteri, incensi. Nel momento che si accedeva alla mostra, si entrava in contatto con le mie opere, con me e con la visione spirituale che mi caratterizza. Si entrava a casa mia in un certo senso dove l’accoglienza e l’ospitalità sono aspetti sacri. Posso essere più che felice nell’aver realizzato un’intensa estemporanea, che ha accolto grande interesse.

D – Dentro c’è la tua percezione del mondo, forse, ma quanto e perché?

R – Nel mio modo di dipingere, nella tecnica della “fluid painting” c’è un grande messaggio di vita. Per me la pittura fluida è una metafora che ho sempre ben in mente. In questa vita terrestre, nulla è per sempre, niente rimane fermo, tutto fluisce. Nulla è permanente e tutto è in continuo fluire, quindi. Semplice. Ma spesso difficile da accettare. Accettare la fluidità della vita porta a grandi vantaggi. Si è più leggeri con la consapevolezza che per quanto un evento possa essere tragico e sconvolgente, finirà. Per quanto felice ed entusiasmante, finirà. Questo porta ad affrontare le difficoltà con più pazienza e forza d’ animo, e porta a vivere gli attimi di felicità con totale gioia. Si tende a voler controllare ogni aspetto della nostra vita, da quello legato alla salute, a quello lavorativo, economico, sociale. Basta che ne viene a mancare uno o che non vada come lo aspettavamo che sprofondiamo nelle crisi. Sbagliato. NON sappiamo cosa accadrà domani, né tra dieci minuti. Perché allora non focalizzarsi di più nel presente, l’unica certezza che possiamo controllare? Nella pittura fluida questo concetto è chiaro, poiché il colore che è vivo e si muove, un secondo dopo assume tutt’altra forma. Non si può lasciare la tela e riprenderla bisogna concluderla prima che il colore si asciughi o coli via. Questa è ancora una volta un bel messaggio: quando si comincia qualcosa, bisogna completarla al meglio in un tempo limitato, altrimenti andrà persa, sarà troppo tardi. C’è da dire anche un altro aspetto, ogni opera è unica ed ogni percezione lo è. Uno stesso dipinto può essere interpretato ed avere ogni volta una nuova percezione. Ognuno vede del suo e ciò mi affascina, tanto. Dalla scelta dei colori, iniziale, personale, dettati dai miei stati d’animo o ispirati da ambienti e paesaggi vissuti all’occhio di chi le osserva.

D – L’Italia è sorgiva per gli artisti dei vari segmenti?

R – Credo di sì.

D – Quali piste di maestri hai seguito?

R – Più che piste seguite posso dire di essermi inspirata inizialmente ai grandi impressionisti quali Monet, Renoir, Manet, Matisse. Adoro Van Gogh, Dalì. Picasso. Chaibia Talal, Frida e anche se non è proprio una pittrice Schiapparelli. Sicuramente mi hanno in qualche modo influenzato.

D – Pensi di avere una visibilità congrua?

R – Posso dire che c’è ancora molto da lavorare, sicuramente non mi lamento per essere un’esordiente.

D – Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?

R – Sarò con “Frammenti d’Universo” in mostra dal 25 luglio a Sulmona, alla “Rotonda della Chiesa di San Francesco della Scarpa” nel calendario di “Rotonda in Arte”. È un calendario realizzato con l’associazione culturale “Ilhem”, della quale sono Presidente. L’anno scorso ho portato avanti una serie di eventi artistici e culturali di un certo spessore e così è nata l’idea di fondare una mia associazione, con l’obiettivo di promuovere l’arte e la cultura, il territorio, stimolare la curiosità verso tutte le attività artistiche è la salvezza dell’uomo. Quando parlo di cultura e territorio non mi riferisco solo al contesto italiano. Neanche solo a quello arabo. Ma ad una scoperta del mondo e delle bellezze che vivono nelle culture e nelle forme d’arte di cui scoprendole, non solo le si conoscono ma le si apprezzano e le si fanno un po’ proprie. Si va ad annullare il concetto di estraneo e si apre un mondo. Il nostro.

D – Pensi che sia difficile riuscire a penetrare le frontiere dell’arte?

R – Penso che come ogni settore bisogna sudare. Bisogna credere in ciò che si fa, perseverare e ambire ad alte mete, non adagiarsi e avere sempre voglia d’imparare e migliorare. Se esistono frontiere è perché qualcuno le ha create. Nell’arte, secondo me, non dovrebbero esistere frontiere. Chi ha l’arte nel cuore questo lo sa bene. Non ci si dedica all’arte per un fine materialistico, l’arte è nobile e c’è una bella differenza tra il vivere d’arte e vivere per l’arte.

D – I “social” ti appoggiano?

R – I social sono un efficace mezzo di comunicazione, ma non scordiamoci che dietro i “social” ci siamo noi, persone. Quindi preferisco dire che le persone mi appoggiano.

D – Con chi ti farebbe piacere collaborare per metter su una mostra o una rassegna?

R – Bella domanda. Non facile scegliere, mi piacerebbe, magari: Takashi Murakami, Vincenzo Frattini, Georges Korak e Rabia Mziouka.

D – Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi impegni?

R – Eh. Perché non dovrebbe?! –rido-. Forse, perché per l’arte e la cultura sto donando tutta me stessa, anima e corpo. Tutte le mie forze. Perché sono certa che dove c’è arte e cultura non esiste ignoranza, non esiste odio. L’arte e la cultura hanno il potere di arricchire lo spirito. Un’opera d’arte è in grado di cambiare una vita, sia essa un dipinto, una foto, una poesia, un libro, una melodia. Non si può restare indifferenti davanti alla bellezza così come un popolo non può morire se ha una cultura.

D – Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare l’arte in ambito scolastico, accademico, universitario?

R – Non solo penso che sia giusto, ma che è un dovere. Abbiamo il DOVERE di presentare l’arte durante tutta la vita di un uomo, dalla sua tenera età, all’età matura, all’età avanzata. Non è mai troppo presto né troppo tardi per avvicinarsi al mondo dell’arte.

D – Prossima mossa?

R – Tre bellissime future iniziative. Non voglio svelare nei dettagli ma posso dire che si lavorerà per sensibilizzare sempre di più. Per creare nuove sinergie e incrementare l’interesse verso l’arte. Collaborazioni con scuole, studenti, enti nazionali e associazioni.

D – Che futuro prevedi?

R - Un futuro non facile. La digitalizzazione e la globalizzazione sono realtà che stanno trasformando radicalmente il mondo. Si perderà tanto “savoir faire”. I maestri non esistono quasi più. In compenso si viaggia veloce, forse anche troppo. Sono un’ottimista seriale non lo nego, vedo speranza. Non siamo, poi, così spacciati. Dobbiamo investire di più nell’arte e nella cultura, accompagnare le future generazioni affinché non dimentichino.

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