Valeria Vitulli / Note critiche

23 Marzo 2022 Redazione A&S 96

NELLA FOTO: VITULLI CRITICA.

Di seguito sono raccolti alcuni testi critici (o stralci di essi) dedicati alla produzione scultorea della artista Valeria Vitulli, seguiti da una galleria fotografica di eventi e/o premiazioni.


NOTA CRITICA / 1

La creatività è umana perché possiede il linguaggio delle parole, delle immagini, delle note musicali espanse  oltre la realtà  percepibile, oltre la fisicità del mondo per diventare qualità di pensiero che modella altri pensieri e così fino alla rete interattiva tra gli umani e oltre. Una scultrice dialoga con se stessa, muove la muscolatura mentre batte la materia dipingendo la sostanza della gravità emessa dalla forma richiesta sibillina  dal marmo o dalla pietra. Questo è lo spirito di Valeria Vitulli dettato dal compito di saziare le tensioni che respirano da sempre nella natura delle cose.

Antonio Picariello / Critico d'arte


NOTA CRITICA / 2

Il lavoro plastico di Valeria Vitulli assume valori simbolici, contemplazioni nelle quali la compresenza della beltà e della sublimità congiunge anche l’incombenza della visione alienante dell’uomo moderno, diviso tra dimensione fantastica del sogno e il contagio della quotidianità. In modo dissolubile, intelligenza e bellezza, non disdegnano la profondità del pensiero ”debole” della moderna filosofia della tentazione relativistica, della piena conoscenza di un mondo che si contrappone, spesso, ai valori dell’uomo e dell’arte, imprescindibili nella ricerca autonoma e audace della scultrice.

Anna Sciacovelli / Poetessa


NOTA CRITICA / 3

Si contrappone al clima di concettualismo e installazioni dilagante. Insegue, con coerenza e passione, il sottile piacere della scultura in pietra e marmo e la rappresentazione dei mezzi espressivi che si richiamano alla tradizione artistica europea.

Pino Bonanno / Critico d'arte


NOTA CRITICA / 4

Valeria Vitulli è un’artista di grande raffinatezza intellettuale e formale. Guardando all’arte primitiva e arcaica la nostra artista cerca di andare verso un simbolismo primario della scultura; indirizzarsi all’essenzialità plastica di forme semplici e sintetiche, al fascino di soggetti assoluti, autosufficienti perché lontani da ogni subordinazione naturalistica fra significato e significante, presenze espressivamente potenti in sé stesse, nell’identità esplicita e nell’espressività dei suoi materiali. Valeria Vitulli aspira a realizzare opere che abbiano una dimensione universale nella forma e nel contenuto. All’essenzialità dei volumi corrisponde il significato primario dei temi legati alla vita e alla natura. Nasce dagli anni Venti un genere di scultura, che va al di là della concezione rappresentativa e imitativa della realtà esterna. Non parte da presupposti cubisti e non ha espliciti riferimenti primitivisti, ma si propone di creare, con modalità direttamente generative, nuovi corpi plastici attraverso la ricerca di una sintonia profonda fra l’azione e l’immaginazione, i ritmi e processi di crescita, di evoluzione e di trasformazione delle forme naturali (animali, vegetali e minerali). Valeria Vitulli accetta e fa suo questo tipo di linguaggio plastico definibile come biomorfico e a matrice organica che, in particolare con accentuate connotazioni metamorfiche e connessioni con l’automatismo psichico, contraddistingue in modo specifico uno dei filoni della scultura in rapporto più o meno stretto con il movimento surrealista. L’artista trova nel biomorfismo una grande ispirazione e nella sua delicatezza e sensibilità inserisce la levigatezza delle sue opere quasi intangibili ma che creano nello spettatore il desiderio di toccarle per riuscire a penetrarle e fruirne al meglio. Questi tipi di forme, per molti versi, sono viste anche come uno degli sviluppi della scultura definita ‘astratta’. Grande precursore e Pigmalione della nostra artista è Henry Moore nel quale ritrova due forze operative: il vitale e il mitico. Dalla fonte vitale deriva ogni cosa rappresentata dalla parola “concrezione” (coerenza formale, ritmo dinamico), la realizzazione di una massa integrale nello spazio effettivo. Da quella mitica proviene la misteriosa vita delle figure e composizioni, e cioè la loro dimensione magica. Nell’ultima sua opera, invece, sembra fare ritorno alle cere di Medardo Rosso in quanto ricerca la massima dinamicità e fluidità evocativa delle forme, sfruttando l’azione disintegrante della luce atmosferica, con le sue variazioni, per rendere più vive le superfici e più “aerea” la materia. Valeria Vitulli insomma è un’artista che spazia da Medardo Rosso a Moore passando per Brancusi, con la consapevolezza di rimanere sempre sé stessa, con una manualità ed un’idealizzazione delle forme sempre diversificate ma fedeli al loro essere.

Federica Pasini / Storica dell’Arte