Wunderkammer, le stanze delle meraviglie. Mostra fotografica di Luca Manfredi a Reggio Emilia (articolo + foto)

28 Giugno 2021 Redazione A&S 617

Nella foto: il fotografo Luca Manfredi insieme ad alcuni partecipanti al progetto.

Presso il Palazzo dei Musei a Reggio Emilia, sta per concludersi la mostra fotografica Wunderkammer: le stanze delle meraviglie che ha visto protagonisti il fotografo Luca Manfredi e sei ragazzi e ragazze con fragilità. La mostra, iniziata lo scorso 21 Maggio 2021, sarà ancora aperta al pubblico per l’ultimo weekend, Sabato 3 e Domenica 4 Luglio dalle 10:00 alle 20:00, e rimarrà allestita per offerte formative ai centri diurni e cooperative socio-occupazionali. L’ingresso è libero e a numero contingentato, per informazioni: http://www.musei.re.it/

Luca Manfredi, fotografo di moda stimato e conosciuto nel suo ambiente, da Ottobre 2020 ha intrapreso un’operazione artistica fuori dai canoni che ha coinvolto fotografia, arte, fragilità e i Musei Civici di Reggio Emilia. Attraverso un percorso laboratoriale durato sei mesi, Manfredi, Edoardo, Davide, Tania, Marco, Sara e Franco, i protagonisti del progetto, con l’aiuto di diversi professionisti nel campo dell’educazione e dell’arte hanno potuto osservare, creare e immaginare nuove forme di espressione artistica, prendendo ispirazione proprio dalle meraviglie contenute ai Musei Civici.

Wunderkammer: le stanze delle meraviglie è la mostra che raccoglie i frutti di questo percorso in cui i partecipanti hanno liberato la propria immaginazione e progettato le loro personali “stanze delle meraviglie”. Una struttura lignea a forma di cubo ha accolto i diversi set fotografici; l’obiettivo di Luca Manfredi, coinvolgendo i ragazzi nell’azione e regalando loro un ricordo indelebile della loro stanza delle meraviglie, è stato quello di immortalarli in sei grandi scatti che campeggiano sulle pareti bianche dell’ultimo piano di Palazzo dei Musei a Reggio Emilia.

Visitando la mostra è possibile ammirare sia le fotografie realizzate dal fotografo, sia entrare fisicamente negli spazi abitati dai ragazzi nel corso del laboratorio. Le pareti sono decorate con scritte, fotografie, disegni, oggetti e memorie che dimostrano la grande creatività e sensibilità dei protagonisti; una video-installazione racconta il percorso fatto attraverso la loro testimonianza diretta. Wunderkammer: le stanze delle meraviglie si presenta come un modo diverso per affrontare le tematiche legate alle persone fragili, ma soprattutto da prova di un modo alternativo per fare arte.

IL PROGETTO

Cosa faresti se potessi avere accesso a un intero Museo per realizzare la tua personale Camera delle Meraviglie? A Sara, Marco, Edoardo, Davide, Tania e Franco è stata posta questa domanda e il risultato è stato sorprendente. Negli ultimi sei mesi, i ragazzi e le ragazze hanno partecipato a percorsi laboratoriali costruiti ad hoc ai Musei Civici, in cui nuove esperienze si sono intrecciate a nuove idee di cultura, cittadinanza, arte, ma anche di amicizia e condivisione. Il museo si è offerto come luogo non solo del sapere e dell’apprendimento, ma soprattutto della meraviglia, dello stupore; un onnivoro contenitore culturale, in cui l’immaginario di ciascun partecipante ha trovato sostanza e stimolo. I linguaggi della grafica e della fotografia hanno caratterizzato i pomeriggi, durante i quali i partecipanti hanno potuto osservare, descrivere, fotografare e disegnare oggetti o texture per i quali provano particolare interesse. Lo sguardo non si è fermato al Museo ma si è allargato alla città, agli spazi verdi, agli arredi urbani, luoghi iconici, indagati attraverso l’obiettivo fotografico, filtrati da uno schermo e catturati da un occhio meccanico.

LE CAMERE DELLE MERAVIGLIE

Ricollegandoci all’idea seicentesca di Wunderkammer quale luogo delle meraviglie, è stato chiesto ai partecipanti di immaginare la propria: un luogo intimo, personale, magico in cui raccogliere ricordi, emozioni, fantasie. Una grande scatola di legno, la “Stanza”, ha accolto i diversi set fotografici progettati dai partecipanti, in cui tutto è diventato possibile e, per una volta, realizzabile. La luna, simbolo del cosmo, meta e oggetto di tante fantasie e desideri, è la protagonista della stanza di Franco, raffigurata in modo simbolico dal pesce luna. Una pletora di animali fantastici e trascrizioni personalizzate di quelli custoditi al museo fa da sfondo al pesce luna, trasformando così la volta celeste in un mondo terreno. Due farfalle si rincorrono in un paesaggio sconfinato di cortaderie; la stanza di Tania racchiude in sé tutto il senso di libertà, di leggerezza, di vicinanza e gioia che anima il legame profondo tra una sorella e il fratello lontano. Il mondo sottomarino è il protagonista della stanza di Edoardo, un mondo soffuso, intimo, silenzioso, illuminato da luci fioche e popolato da piccoli esseri: conchiglie, granchi, stelle marine. La musica è la dimensione più affine a Marco, mondo nel quale dare forma attraverso parole e note ai propri pensieri e sentimenti. Alle pareti i ritratti dei musicisti amati e un jukebox che suona in lontananza. Un piccolo orso domina la stanza di Davide, fatta di cose quotidiane ma rassicuranti quali il letto. È nell’orso che Davide si identifica, nella sua forza, ma allo stesso tempo nella sua mansuetudine e dolcezza. La stanza di Sara evoca il mondo delle giostre, luogo di divertimento, ma anche adrenalinico, dove libertà, pericolo e spensieratezza si alternano regalandoci momenti di euforia.

BIOGRAFIA DI LUCA MANFREDI

Luca Manfredi nasce nel 1962 a Grosseto e cresce nella comunità di Nomadelfia fondata da don Zeno Saltini. Proprio in questo ambiente, sensibile alla documentazione della sua storia, Manfredi inizia a familiarizzare con le varie tecniche sia fotografiche sia cinematografiche. Il suo primo incontro con la fotografia è stato però all’età di otto anni, a fianco del padre in camera oscura nello sviluppo di alcuni negativi. L’eccitazione di vedere emergere immagini dall’oscurità l’ha legato indissolubilmente alla fotografia. A diciott’anni inizia a lavorare come assistente accanto a suo fratello adottivo Beppe Lopetrone, fotografo di moda, e collabora con Aldo Fallai, Bob Krieger, Klaus Wickrath. I suoi primi reportage sono dedicati a nuclei comunitari; ha immortalato, ad esempio, la comunità sinta di Saintes-Maries-de-la-Mer durante la processione di Saint Sarà, o i bambini irlandesi gipsy nel suo recente libro “Pavee kids ireland”. Grazie alla collaborazione con testate come Hachette Rusconi, Rizzoli e Conde’Nast torna a dedicarsi alla moda firmando diverse campagne pubblicitarie e accompagnando, in qualità di creativo, diverse aziende nel loro percorso di crescita. La vita non gli ha riservato solo riconoscimenti, ma anche difficili prove: un figlio con disabilità, che gli ha fatto conoscere un mondo inaspettato. Giorno dopo giorno ha sentito l’esigenza di fare suo questo mondo, di nutrirsi di quella ricchezza umana che la disabilità offre e allo stesso tempo di donare, attraverso l’obiettivo, la sua ricchezza creativa ai soggetti fragili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA