Fernando Pisacane, un artista poliedrico

23 Marzo 2020 Redazione A&S 267

Brillante manager di importanti società pubbliche e private, fotografo, scenografo, arredatore, attore, regista teatrale e uomo di cultura, Fernando Pisacane è, soprattutto, un artista molto apprezzato.

L’esperienza e la sua grande umanità, traspaiono dalle sue opere che, progressivamente, sembrano comporsi, venendo alla luce dopo essersi adattate alla notevole e particolare capacità del suo essere poliedrico, che riesce a combinare tele, compensati, paglie, metalli, assemblate con colle, trattate con oli, acrilici, in forme e immagini originali e uniche, in equilibrio naturale.

Una sintesi di concetti e meditazioni interiori sedimentate, che trovano la loro stabilità e definizione nei tenui colori e giochi di luce, che catturano l’attenzione e l’interesse dell’osservatore, aprendo scenari immaginari, mondi interiori per ciascuno, che inducono alla contemplazione e alla riflessione profonda.

La bellezza delle opere si consolida con il tema che l’artista dedica a ogni sua creazione; nell’opera, del 2014, “Il Cristo in soffitta”, un olio su tela preparata con colla di coniglio, nel raffigurare un Cristo scarnificato appena visibile in una luce tenue, in cui l’ombra e l’oblio concorrono in un’ostinata prevalenza, l’artista sembra voler scuotere le coscienze, che tendono ad assolversi facilmente e con efficace sintesi afferma: “Cristo in soffitta è il Cristo della nostra coscienza, l’oblio che rimanda l’impegno, abilita le abitudini, fa dormire lo stato di coscienza con un passo lento e distruttivo.”

Emblematica è anche l’opera, del 2018, “Come in cielo così in terra”, olio e acrilici su tavola preparata a colla, dove simboli e forme fluttuanti da un non luogo sembrano evocare il ricordo di un tempo perduto, un’evanescente atmosfera in cui terra e cielo si confondono in un atto di reciproco e difficile parto.

Un tema che ritroviamo rafforzato in “Interazioni di forme”, del 2019, olio e acrilici, legno, forme in ferro, su compensato preparato a colla, dove un apparente cosmo a forme lignee, tesse movimenti circolari e fra pieghe riavvolte, mostra embrioni circolari a forma di occhio; un severo sguardo e un monito all’umanità distratta e superficiale.

Nell’opera, del 2019, “Il riposo lungo la salita”, olio e acrilici su compensato preparato a colla con tele, carte e forme scultoree, appare un panorama apocalittico in un cielo materico, che si sgretola su di una sola via di fuga, in un’atmosfera cupa, metallica e non rassicurante.

La recente opera “In fondo al mare”, del gennaio 2020, eseguita in olio e acrilici su compensato preparato a colla, mostra animali acquatici in cupi e impervi fondali in cerca di vane alternative di fuga ai disastri ambientali dell’uomo.

Nella mostra del febbraio 2019, presso lo “Spazio Martucci 56” di Napoli, con opere non recenti, di pittura e di scultura, di stili diversi, l’artista tratteggia il proprio pensiero sul “passato”, che considera troppo “invasivo”, non lascia spazio al “nuovo” e lo fa attraverso la sua sintesi: “Siamo circondati e immersi in “pezzi di storia”, che, oramai, sono stantii, prossimi all’avaria, avariati già, oramai inutili che occupano “vuoti”, che si sono stanziati lì, prepotenti, con diritto. Noi esseri abitudinari non ci accorgiamo più della loro presenza, oramai parte della tappezzeria del mondo che ci circonda. E quando ce ne accorgiamo, abbiamo timore di toglierli, quasi li rispettiamo come pezzi di passato, come storia”.

Una continua opera di sensibilizzazione che non si esaurisce con i soli “moniti”, l’artista con l’opera, del 2017, “Paesaggio con farfalle portatrice di buone notizie”, eseguito in plastiche artigianali con vernici e stucchi e olio su cartoncino incollato su tavoletta, sembra aprire alla speranza; infatti, appaiono elementi assimilabili a farfalle che col loro volo sembrano abbandonare una staticità inconcludente e rassegnata, per approdare finalmente a embrioni di vita nuova.

L’artista affianca alle sue doti pittoriche e di scultore una rara bravura nel fotografare, disegnare e raffigurare, come si può osservare nelle produzioni editoriali: “Napoli insolita e segreta”, libro-guida che riporta sue fotografie di oltre trecento luoghi ignoti, incredibili e spettacolari di Napoli, poco conosciuti anche ai napoletani; nelle simpatiche illustrazioni riportate in “Aneddoti” di Giulio Mendozza del 2005; nel suo testo “Si alza la nebbia bisogna far presto”, del 2010, editore Tullio Pironti, in cui la trama del testo viene raccontata con immagini, dipinti, bozzetti, schizzi e foto, evocando stati d’animo ed emozioni, che sembrano quasi materializzarsi.

Un artista completo, di sicuro spessore e dal talento, ormai, consolidato nel tempo, ammirato e stimato dai suoi vari collezionisti, che spesso lo raggiungono nel suo studio di Civitella Alfedena (AQ), per assicurarsi opere che sono ancora in fase di ultimazione.

Pino Cotarelli