I colori ritrovati dell’Oratorio del Santissimo Nome di Maria e San Ranieri a Crespina Lorenzana (articolo + foto)

6 Aprile 2021 Redazione A&S 1064

Nella foto, l'oratorio del Santissimo Nome di Maria e San Ranieri a Crespina Lorenzana (PI).

L’Oratorio del Santissimo Nome di Maria e San Ranieri a Crespina Lorenzana, provincia di Pisa, risalente al XVIII secolo e facente parte di un complesso progetto architettonico, è stato restaurato nel suo prospetto esterno nel Marzo 2019, grazie al generoso finanziamento della Fondazione Pisa. Questa prima fase ha riguardato il restauro e risanamento conservativo del tetto, delle strutture murarie e dei paramenti esterni, gli intonaci e i raffinati stucchi floreali. Il restauro ed il relativo finanziamento non si sono però interrotti con questa prima consegna, infatti nel Maggio 2020 sono iniziati i nuovi lavori di restauro delle articolate e preziose superfici interne dell’Oratorio, il cui termine è previsto per la fine del 2021.

L’Oratorio nasce per conservare un prezioso rilievo cinquecentesco a cui la famiglia Del Testa, fondatrice dell’edificio, era molto affezionata perché antico dono di nozze tramandato da generazione in generazione. Il rilievo rappresentava un’immagine devozionale di Maria con il bambino Gesù, trafugata nei primi del 1900 e sostituita con una copia in gesso. La devozione molto sentita dalla nobile famiglia, in modo particolare dalla contessa Giovanna Cataldi Del Testa, cui resta un ritratto collocato al centro della controfacciata, portò alla realizzazione di un edificio di notevole bellezza come atto devozionale, in cui furono impiegati esperte maestranze e raffinati materiali, per niente minore ad edifici di rappresentanza dei centri urbani più importanti.

L’interno dell’Oratorio emula i modelli delle chiese romane cinquecentesche, in modo particolare San Pietro, in cui ripropone in scala minore l’impianto planimetrico. Il Tarocchi, architetto del progetto, riesce in questo edificio a suscitare forti emozioni pur avendo a disposizione una piccola superficie di costruzione. Le pareti sono dipinte con finte paraste scanalate terminanti con eleganti architravi e capitelli a volute in stucco, sormontate da volte a botte e tre cupole dipinte con finti cassettonati ottagonali. L’abside dove si conserva la preziosa immagine è decorato con un doppio ordine di arcate dipinte in cui si alternano ovali con i quattro evangelisti e santi.

L’intervento di restauro tutt'ora in atto ha permesso di studiare ed esaminare questo eccelso patrimonio artistico, sia sul lato tecnico-esecutivo che estetico. L’edificio progettato nel suo interno in ogni dettaglio strutturale, decorativo, illuministico e sonoro, fu rivestito dalle eleganti e pregiate pitture dell’artista Tempesti che prevalentemente operò nella zona absidale e nella controfacciata e del Tarocchi che svolse anche il ruolo di decoratore di finte prospettive. La famiglia Del Testa quindi non badò a spese, impiegando infatti materiali di altissima qualità per realizzare gli stucchi, rigorosamente modellati a mano e i raffinati intonaci, progettò ogni singolo elemento, dall’altare alle porte, dagli arredi lignei alle finestre. Un corpo organico e completo, pensato con attenzione fin dall’inizio in ogni dettaglio della sua progettazione.

L’edificio al momento dell’intervento presentava una situazione conservativa estremamente compromessa, dovuta alla presenza dell’acqua per risalita capillare, condensa ed infiltrazioni dal tetto e dall’impiego di malte bastarde a base cementizia, impiegate nei precedenti interventi di restauro. Gli intonaci, gli stucchi, il metallo e gli arredi lignei presentavano divere alterazioni e degradi come: decoesione dei materiali costitutivi, attacchi biologici, macchie e scurimenti diffusi, corrosioni, abrasioni, mancanze e lacune di diversa grandezza, rigonfiamenti, deformazioni, efflorescenze saline, distacchi di porzioni d’intonaco e di stucco, fratture e fessure diffuse, concrezioni, depositi incoerenti, attacchi di insetti stilofori.

L’intervento conservativo – seguito con sensibilità e competenza dal direttore dei lavori, arch. Alessandro Biagioni, dalla dott.ssa Mariagrazia Ristori (funzionaria storica dell’arte MiBAC), dalla dott.ssa Eva Pianini (funzionaria restauratrice MiBAC), da Pietro Giovanni Vecchio (direttore di cantiere) e dalla presente autrice, dott.ssa Cinzia Giorgi (direttore tecnico e coordinatrice dei lavori di restauro) – sta riportando alla luce una lettura coerente e chiara delle superfici decorate, in cui la bellezza e i colori originali ritrovano il loro perduto splendore.

Cinzia Giorgi

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