Parlando di “Aporofobia”: intervista all’autore Fabrizio Nicola Mitidieri

8 Dicembre 2023 Redazione A&S 661

NELLA FOTO: APOROFOBIA INTERVISTA A FABRIZIO MITIDIERI.

Il saggio Aporofobia è il debutto alla Scrittura dell’artista Fabrizio Nicola Mitidieri.

In questo libro di recente pubblicazione, edito da Nonsolopoesie Edizioni, l'artista tratta alcune tematiche sociali importanti che imperversano ai nostri giorni, quali la ricchezza illusoria e la povertà spirituale. Per Fabrizio Nicola Mitidieri, la Pittura e la Scrittura rappresentano gli strumenti ideali attraverso i quali egli comunica allo spettatore ed al lettore la sua precisa volontà di porsi accanto ai più deboli. In un precedente articolo abbiamo già avuto modo di parlare della ricerca pittorica di Fabrizio Nicola Mitidieri e, con questa intervista testuale, conosceremo meglio anche la sua produzione letteraria. Per chiunque fosse interessato all'acquisto di “Aporofobia”, può trovarlo su tutte le principali piattaforme digitali, quali Amazon e Feltrinelli.


INTERVISTA A FABRIZIO N. MITIDIERI
(a cura della Redazione di A&S)


Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere questo libro?

Il libro è nato dall’aver veduto una povertà auto-culturale e, bensì, un’ambiguità limitrofa manifestata da quel che potrebbe essere definito desiderio di ricchezza. Detto ciò, il manoscritto non vuol essere un giudizio ma, bensì, un’espressione dei volti della povertà esistenziale che sono, più o meno, rispecchiati da ognuno di noi. Mi sono basato, infatti, su di un principio che è quello dell’inconsistenza dell’indigenza esistenziale caratterizzata dalle cose che si vorrebbero avere che è una condizione anche per quella ricchezza illusoria che, appunto, ignora i due aspetti caratteristici della povertà: la mancanza di un qualcosa e il suo desiderio senza conoscerlo. Considerando questo: chi ha il diritto di potersi sentire superiore a qualcun altro soltanto perché possiede una macchina più costosa o avere una posizione sociale più adagiata, tanto da poter puntare il dito disprezzando i più poveri, dal punto di vista economico? Questo tipo di discriminazione non solo avviene da parte delle fasce più adagiate ma pure da quelle di minor rilevanza. Entrambe ignorano la propria condizione umana e quel desiderio di ricchezza radicato nella più profonda povertà non è l’equivalente a quello più reale che si rende conto della propria miseria per realizzarsi spiritualmente. Non è, infatti, una posizione economica a caratterizzare una ricchezza, in quanto non è la temporale posizione sociale nel mondo a manifestare un benessere o, al contrario, un malessere ma è ciò che si vive nel luogo della propria esperienza quotidiana che può, appunto, portare ad una reale ricchezza cioè a quella spirituale.

Aporofobia: perché proprio questo titolo?

La parola ‘Aporofobia’, mi ha ispirato fin da subito; in poche parole dal momento in cui ne sono venuto a conoscenza tutto ciò che avevo intuito prima di allora si accese come d’un lampo. Così il mio spirito è stato, profondamente, motivato a sviluppare, grazie a questo termine, tutto ciò che avevo riscontrato nella realtà di quel senso comune quotidiano. La scelta del titolo riflette, perfettamente, ciò che è avvenuto nel mio interiore dal momento della presa di coscienza del termine nel senso che incorpora tutto ciò che racchiudeva il mio interiore, come adesso il titolo di copertina racchiude tutto il complesso che, poi, ho espresso grazie alla parola ‘Aporofobia’.

Come ha conciliato la sua attività di artista visivo con quella di scrittore?

Entrambe le cose sono biforcazioni di un solo percorso. Ciò che, magari, risulta difficile da esprimere con la pittura, risulta facile farlo con la scrittura e viceversa. Potrei dire che la conciliazione sia la terza forza che completa il percorso culturale e sorprendente della mia creatività sempre alla ricerca di quel qualcosa che non vede ancora e di quel qualcos’altro che vede e che, per un attimo, sembra fuggire.

C’è un legame tra la sua Pittura e la sua Scrittura?

Nella pittura sto scoprendo, sempre più, la Sua essenza; nella lettura, invece, sempre più il senso della bellezza, bensì della realtà; Così la scrittura racchiude sia la pittura che la lettura, poiché non avrei dipinto se non avessi letto approfonditamente e non avrei letto se non avessi detto una parola insicura; Così la pittura è una sorta di insicurezza e la scrittura è una sorta di sicurezza, ma restano pur sempre due aspetti realizzati di un solo slancio; ciò che la pittura realizza per sicurezza la scrittura realizza per insicurezza; per cui ciò che contiene la pittura è differente da ciò che contiene la scrittura, ma, entrambe, sono co-esistenti nell'artista come nella vita, infatti la parola colora e il colore parla.

Quanto tempo ha impiegato per scrivere questo libro?

Il libro l’ho scritto in un momento dove il tempo, estendendosi, si è genuflesso a me come fosse, quasi, un contorno invisibile per l’atto del comporre. Non potrei organizzare, periodicamente, quel momento perché, quando ci si relaziona in maniera creativa con il tempo, l’intelligenza smette di essere all’interno di una clessidra; per questo non saprei quantificare la durata che ho impiegato per la realizzazione dello scritto ma potrei dire di averci impiegato la tempistica esatta che doveva essere utilizzata nel momento della sua stessa composizione.

Che importanza pone alla Solidarietà ed alla Gentilezza?

La solidarietà, nella sua azione, esclude il fiume apparente di impressioni e, non considerando l’apparenza, si potrebbe lasciare spazio all’amore anziché al desiderio. La gentilezza reale non è governata dal desiderio esattamente come non lo è la solidarietà ed entrambe si muovono oltre l’apparenza creando fiducia sociale nel senso che non si attuano per ottenere qualcosa bensì per partecipare, naturalmente, nel mondo come un frutto dolce di un albero si dona agli altri. Così penso che, in nome del benessere sociale, non sia opportuno tentare di sopraffare il prossimo ma, appunto, trovare un punto di incontro partendo dai gesti più comuni. E la gentilezza, che compensa la solidarietà nella nostra contemporaneità, sembra che sia nascosta per paura di un’imprudenza sempre più feroce. Ma è da tenere ben presente che, soltanto la solidarietà, riuscendo a mettere tra parentesi i pregiudizi, donandosi con altruismo, esprime la più alta forma di fiducia. Questo possiamo notarlo nella Natura, ad esempio, che dona i suoi frutti senza voler nulla in cambio.

Perché consiglierebbe la lettura del suo libro?

Un povero artista, nel suo vivere quotidiano, non cerca popolarità, soldi e fama, ma di formarsi culturalmente e con onestà per, poi, esprimere quello che sente in dovere di fare, indipendentemente, dal metodo o dal luogo. Io cerco di rispettare la mia predisposizione naturale e, ciò che faccio, non è chiedere né un consenso al mondo né, forse, essere riconosciuto ma un voler esprimere esperienze perché, poi, ritengo che una sia l’esperienza di tutti. Detto ciò la lettura del mio libro non la consiglierei se non ci fosse un reale interessamento, prima di tutto, personale bensì radicato nel percorso di una persona. Essendo parte del mio vissuto l’esperienza è una condivisione con gli altri di ciò che ho ritenuto importante osservare. Dipende da ciò che si cerca e, se si tratta di alcune cose, allora il libro, in senso lato, essendo un’esperienza esistenziale nel mondo che è qui, per il lettore diviene un percorso già accaduto nella quale ci si può riflettere dal momento in cui non si pensa di non dover più ascoltare proprio perché si vive il proprio cammino in maniera possibile. Ecco, consiglierei la lettura del mio libro perché le parole scritte al suo interno danno questo senso di “non arrivo” e, in un certo modo, rappresentano un’esperienza vissuta e, quindi, preziosa come quel qualcosa a cui affidarsi nella propria memoria per andare verso il futuro risolvendo questioni.

Prima di concedarci, che cosa vuole dire ai nostri lettori?

Mi piacerebbe che le persone, al di là dei titoli, imparassero ad essere libere nel vero senso della parola, che riuscissero ad amarsi considerandosi parte di un’unica grande relazione e, poiché la vera educazione è quella che si rende consapevole del proprio tesoro nel cuore della vita, si potrebbe parlare, con onestà planetaria, di auto-educazione anche se è molto arduo auto-educarsi proprio perché il contesto contemporaneo esclude ciò che non deriva dal contesto stesso. Così mi piacerebbe vedere la gente più libera, nel giusto senso della parola sperando che la lettura dei libri buoni, in generale, possano educare indulgendo a preziose riflessioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimo aggiornamento: 08/12/2023, 14:28