“Il peso del vuoto”, la mostra di Donatella Giagnacovo sulla condizione femminile

11 Febbraio 2023 Redazione A&S 2421

NELLA FOTO: IL PESO DEL VUOTO MOSTRA DI DONATELLA GIAGNACOVO SULLA CONDIZIONE FEMMINILE.

Dal 18 Febbraio al 18 Marzo 2023, presso lo SCD Studio a Perugia (in via Bramante 22/n), si terrà la mostra “Il peso del vuoto”, personale di Donatella Giagnacovo.

L'inaugurazione della mostra di Donatella Giagnacovo, a cura di Barbara Pavan, è prevista per il giorno il 18 Febbraio 2023, alle ore 17:00. Per ulteriori informazioni, potete contattare il numero +39 347 177 6001 o scrivere all'indirizzo di posta elettronica scdtextileandartstudio@gmail.com.

La mostra

L’artista aquilana che da anni pone al centro della propria ricerca la questione femminile nella sua globalità attraverso questo corpus di opere riporta il focus sulle diverse declinazioni della discriminazione nei confronti delle donne sollecitando un’osservazione capillare dei fenomeni, partendo dall’analisi certosina delle parole che usiamo e del loro significato recondito, del pensiero che sottintendono e che inconsciamente e inaspettatamente tradiscono. Lo fa immergendo il visitatore tra i fantasmi, donne di cui è rimasto il guscio che evoca esistenze segnate da una molteplicità di ferite – fisiche, spirituali, emotive – tanto più profonde quanto più invisibili; esperienze traumatiche, dolorose, faticose nascoste tra le pieghe di una normalità che nessuno vuole indagare, seppellite sotto strati e strati di doveri e divieti, zavorrate all’inferno dal peso insostenibile dei sensi di colpa. È il peso del vuoto, l’eredità infame di secoli di sottomissione e di dipendenza; come dice Giagnacovo di uno dei suoi eterei abiti/corpo - “nulla che veste il nulla”.

La mostra desta da un torpore indotto da una sottovalutazione delle ombre lunghe delle dinamiche relazionali tra gli individui, tra gli stessi e le comunità in cui vivono, tra queste e la società contemporanea: cullati da una ambigua certezza di aver ormai superato brillantemente i tempi oscuri della discriminazione nella nostra società matura e impermeabile a fenomeni sessisti, continuiamo a considerare ogni femminicidio come uno sporadico, tragico, singolo evento eccezionale.

La drammatica urgenza delle molte istanze legate al femminile è restituita qui da un’uniformità monocromatica comune a tutto il corpus di opere: il bianco diviene esso stesso linguaggio e metafora di quell’ambiguità tra essere ed apparire che spesso inganna nella percezione della realtà. Evocativo di un ideale di purezza, a differenza del colore che è clamore, rumore, caos, il bianco induce una condizione di rilassato abbandono, allude ad una quiete domestica e sicura sottolineando quanto sia facile, rassicurati dall’apparenza, non accorgersi della vera sostanza delle cose che vediamo. Ci muoviamo a lungo tra queste figure leggere quasi in uno stato di piacevole suggestione prima di riuscire ad udire e comprendere la loro voce e destarci da un sonno che è rifugio e difesa dalle brutture della veglia per scoprire la struggente verità che il bianco aveva così diligentemente custodito.

Transitiamo dunque con una nuova consapevolezza attraverso il percorso della mostra in cui riconosciamo ora una moderna e laica via crucis, espiando la colpa di una superficialità diffusa che in parte è endemica del nostro tempo e che non raramente poggia sulle spalle dei più indifesi. Ne usciamo sicuramente scossi dall’aver improvvisamente sollevato il velo su una realtà che sembrava altra da ciò che è. L’artista consegna un testimone, l’invito ad andare oltre la superficie, ad agire per cambiare le cose, per alleggerire quel peso e colmare quel vuoto che non appartengono solo all’altrove.

L’artista

Donatella Giagnacovo si diploma presso l’Accademia di Belle Arti nel corso di Decorazione e consegue il Diploma di Laurea di secondo livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo - Decorazione - Beni Storico Artistici. Docente di Laboratorio di Disegno e Didattica dell’Arte e dell’Immagine presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi dell’Aquila. È formatrice nell’ambito della didattica dell’arte, è autrice di testi.  Da artista ricerca nella dialettica tecnico-espressiva la costante tensione tra materia e forma per un’azione rivolta al valore della comunicazione. Nel suo lessico artistico il pensiero è rinforzato a volte da grafemi che interagiscono o mutano la visione dei dettagli narranti materici. La restituzione essenziale è sintesi comunicativa che gioca sulla sembianza, la simbologia, la metafora e la percezione attraverso l’utilizzo di medium dialettici che spaziano dal tessile alle carte alle plastiche riciclate. Attenta da sempre alle dinamiche sociali, registra segnali emozionali di una quotidianità condivisa, ritenuti collanti comunicativi. Pone molta attenzione alla condizione femminile consegnando all’esperienza visiva una dialettica impattante e interlocutoria. Ha all’attivo numerose mostre e pubblicazioni e ha conseguito riconoscimenti e premi in ambito nazionale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimo aggiornamento: 12/02/2023, 19:33