Maria Carmen Salis / Critica

20 Dicembre 2023 Redazione A&S 111

NELLA FOTO: SALIS CRITICA.

In questa sezione sono raccolti alcuni testi critici dedicati alla produzione grafico / pittorica dell'artista Maria Carmen Salis.

TESTO CRITICO #1
(di Daniele Radini Tedeschi)

La fluenza grafica e l’ampiezza formale concorrono al vero fine dell’arte: la bellezza. I tratti curvilinei e allungati, i colori utilizzati riflettono un’unità decorativa basata sulla grazia e su eleganti forme lineari.
(“Itinerari d’Arte Contemporanea, dalla Crisi alla Figurazione attraverso la Triennale di Roma 2011” a cura di Daniele Radini Tedeschi, 2011)


TESTO CRITICO #2
(di Andrea Domenico Taricco)

Connotazioni strutturali sviluppate diversamente da Carmen Salis. Nelle sue tempere la figura umana, animale o concreta costituisce solo un punto di congiunzione tra questo mondo e quel mondo, tra vita e mondo, tra la verità e il sogno. Propensa a consolidare le matrici formali in organismi a sé stanti congela i soggetti concreti in metaforiche strutture oniriche in cui l’imitazione della realtà è un paradosso lontano.
(Andrea Domenico Taricco, Corriere dell’Arte, Giugno 2015)


TESTO CRITICO #3
(di Carla D’Aquino Mineo)

Sentimento plastico, precisione prospettica e purezza di colore in una soffusa luminosità si assommano nella pittura dell'artista Carmen Salis, rivisitando il passato storico di maestri del Quattrocento italiano come Piero della Francesca nell'osservazione minuziosa del reale che diviene nel racconto figurativo immaginazione fiabesca. Splendida pittura nutrita di un’ampia ed originale cultura figurativa di evocazione quattrocentesca intrisa di simbologie nelle allusioni della vita, dove emerge un poderoso senso volumetrico ed una saldezza architettonica nel paesaggio, tra complesse composizioni di più figure in azione come cavalieri erranti, danzanti ed eroi del passato. In tal modo, i dipinti dal fascino antico di Carmen Salis esaltano nei volumi idealizzati e nel segno incisivo, tra ampie e calme partiture compositive un dinamismo di immagini che oniricamente si stagliano in uno spazio metafisico e non naturalistico, sospeso nel tempo, mentre affiorano sogni archetipi in una narrazione esistenziale, dove allegorie, personaggi della memoria e antichi borghi medioevali, suscitano un mistero metafisico nell'incanto di romantiche lune rosse che accompagnano poeticamente intrepidi cavalli in un ideale viaggio fantastico. Ecco che allora, tra poesia ed enigma, fantasia e razionalità il racconto di figurazione dell'artista Carmen Salis è espresso in preziose opere d'arte patinate d'antico con raffinati tonalismi, tra i rosati smorzati e gli azzurri polverosi, come se fossero affreschi murali del Quattrocento toscano, rivisitati con una modalità moderna in un'atmosfera metafisica del Carrà e ricondotti ad un sentimento contemporaneo. La sua narrazione pittorica, quindi, interpreta la riflessione esistenziale, mediante un lirismo autentico e personale, tra aspetti psicologici che appartengono alla sensibilità dell'autrice svelando echi interiori nel riverbero dell'inconscio collettivo. Sogni di una realtà trasognata nell’abbandono al meraviglioso caratterizza la sua tematica, che pone nel tema esistenziale la figura umana, tra contraddizioni ed ambiguità in un racconto figurativo con preziosismi medioevali nell’armoniosa coniugazione, tra razionalità e sentimento delle cose per vivere un’unità concettuale in un’ambientazione fantasiosa, mentre approda a spazi surreali. I suggestivi dipinti sono rivestiti di terso colore, tra gli ocra dorati ed i rossi fiammeggianti in musicali intervalli di spazio che assumono una profondità ideale, in cui il tempo trascende la realtà, dove le figure primeggiano, mediante calmi atteggiamenti, rendendo enigmatici i soggetti rappresentativi avvolti in un magico alone di mistero. Ecco perché, le immagini appaiono nell'unità compositiva e nella continuità di un racconto neogotico con un lirico ritmo visuale, tra simmetrie, tra scena e scena nel viaggio di mitici cavalieri, determinando una dinamica vitalità e seguendo la linea ideale di eleganza e di accentuata intellettualità, propria di una pittura del Quattrocento fiorentino. Così, l'incisività del disegno unita ad una costante ricerca cromatica, tra valori soffusi e trapassi di luce nel risalto plastico dei soggetti rappresentati, distingue nel panorama artistico italiano la straordinaria pittura dell’artista Carmen Salis, dove le visioni illuminate dalla dimensione pittorica nella poetica dell’immaginario, seguono l'antica regola medioevale di "spazio-colore-luce" che sublima l'arte nella spiritualità in una atmosfera delicata e trasparente, in cui le forme linearmente disegnate nella purezza delle cromie ci trasportano in raffigurazioni favolose di utopica bellezza ed in un meraviglioso mondo di sentimenti.
(Carla D’Aquino Mineo, Oltre l'incanto del reale nei dipinti dell’artista Carmen Salis, Padova 2018)


TESTO CRITICO #4
(di Carla D’Aquino Mineo)

Antichi borghi, tra accesi tramonti: una meta ideale dove puntare. Molti dipinti dell'artista Carmen Salis hanno questo tema. Talora ad avventurarsi verso l’infinito è la visione di donne danzanti al chiaror della luna, talaltra cavalieri erranti, tra torri e fitti boschi che rendono ancora più sognanti i paesaggi metafisici, mentre l’immagine di donna diviene metafora di una riflessione che si libera in una narrazione allusiva nei silenzi d'animo. Ecco che allora, la splendida pittura di Carmen Salis ha un che di trasognato e fiabesco: ci accompagna con discrezione, aprendoci nuovi orizzonti alla vita. Tutto paradossalmente scavalca le nuvole, tra immense distese di cielo, come se i paesaggi onirici fossero voli dell’anima. Come non seguire, idealmente questo viaggio utopico del pensiero? Metafore, ma vorrei dire apologhi morali che rivelano aspetti formalistici e psicologici dell’uomo nel perenne divenire delle cose. Così, la tensione verso il sogno e la poesia in un’evasione spirituale è coinvolgente. Da un'arte quattrocentesca di Piero della Francesca nel rigore prospettico e nella stupefacente ricchezza di invenzioni figurative con un senso plastico, a Giorgio De Chirico. Ecco perché, il mondo surreale di Carmen Salis riesce mirabilmente a coniugare la sua fuga onirica con una sorta di estrema lucidità, dove i quadri della memoria si abbandonano alle forze dell’inconscio e del sogno che percorrono i meandri della sua dimora esistenziale, mentre poeticamente la figura della donna appare e scompare tra armonie naturali in un arcano da svelare nella fantasia e leggenda. In tal modo, la prospettiva spaziale che Carmen Salis attua è un elemento mobile e fantastico che supera i parametri rinascimentali: essa lievita nella mente, come se nascesse da un’ottica surreale, utopicamente allungata, dove affiorano tra le raffinate tonalità di un caldo cromatismo dei gialli solari, rossi fiammeggianti, bianchi lunari ed intensi azzurri, simboli archetipi del sogno, del vagheggiamento e dell’irrealtà. In tal modo, i soggetti rappresentati appaiono nella poetica dell’immaginario, mentre le visioni si dilatano, aprendosi ad una sovrana limpidezza intellettuale nella simbolica trasfigurazione del reale, in cui aleggia mistero e magica poesia. Sta qui la ragione del fascino, davvero unico, nei dipinti dell'artista Carmen Salis: il perfetto connubio tra fantasia e razionalità, poesia ed enigma, dove la convergenza di fattori che si rivelano apparentemente opposti, creano una nuova “realtà irreale”. Alla fine, l’armonia totale, tra forme e colori delle vedute trasognate ci trasporta lontano nell’avventura del sogno a occhi aperti. Si rimane attoniti, presi da calde visioni in una luminosità avvolgente, così limpide che rimandano ad una finissima lettura simbolica, tra ambiguità ed incoerenze dell’odierna società: l’arte si fa messaggio di valori e sentimenti.
(Carla D’Aquino Mineo, Padova, Luglio 2018)


TESTO CRITICO #5
(di Eugenia Cervello)

Il fascino del mistero, il fascino di una composizione architettata aldi là delle cose apparenti del mondo reale, un viaggio onirico, introspettivo, un viaggio del tempo lineare, in quel luogo non definito dove risiede l’anima: ecco i tratti salienti che caratterizzano l’arte metafisica dell’artista Maria Carmen salis. Prospettiva, profondità e contrasti cromatici tra luminosità delle sue pennellate e i toni scuri che rendono le tre figure, nell’opera LE VEDOVE, similari alle tre entità psichiche dell’Io, dell’Es e del Super Io. La verticalizzazione della struttura delle ombre e dei cipressi sembra trovare corrispondenze nella linea di confine che separa la dimensione terrena da quella spirituale, quella razionale da quella forza sconosciuta che si chiama inconscio. La composizione sembra richiamare, dunque, quel viaggio iniziatico contemplante il ritorno alla polarità in equilibrio, spesso frantumata dagli eccessi della contemporaneità che ha smarrito la sua dimensione spirituale.
(Eugenia Cervello sull’opera “Le Vedove” presentata alla VII Biennale d'Arte e Letteratura, a cura di Eugenia Cervello, Novembre 2019, Sassari)


TESTO CRITICO #6
(di Chiara Pittavino)

In un viaggio suggestivo, Carmen Salis, presenta opere dai personaggi, luoghi, e oggetti, immersi in contesti monumentali e atmosfere rarefatte. Composizioni solenni, forme geometriche e simboli spaziali diventano protagonisti, dunque, si un sistema coordinato all’interno di un tutt’uno organizzato. Lo spazio si confonde con le “cose”, la realtà diventa oggetto e l’oggetto si fa realtà. Una luce intensa sottolinea il linguaggio pittorico dell’artista che avvolge e fa vibrare l’insieme. I colori reagiscono al loro intorno andando a creare un tessuto di relazioni tutte nuove, in rapporto con il mondo circostante continuo. I motivi geometrici e le architetture vivono sulla tela alimentando la sensibilità e la percezione dello spettatore che viene immerso in quadri dalle atmosfere magiche e immobili. Sono opere la cui matrice parrebbe affondare nella tradizione metafisica anche se, nei dipinti della Salis, il confine tra interno ed esterno e forma e contenuto non è più confuso, ma al contrario, di facile e comprensibile lettura.
(Chiara Pittavino su “Art in Tour”, collettiva a cura di Annalisa Boccolini, Viterbo-Spoleto, 2019)