Roberto Sanchez / Critica

27 Aprile 2023 Redazione A&S 282

NELLA FOTO: SANCHEZ CRITICA.

NOTA CRITICA #2
(a cura di Marco Di Mauro)

Le costruzioni pittoriche di Roberto Sanchez, in bilico tra l’esigenza di un ordine razionale e la volontà di esprimere i propri umori, risentono delle ricerche astratte che, sul finire degli anni Settanta, videro protagonisti Barisani, De Tora, Di Ruggiero, Riccini, Tatafiore e Testa, riuniti nel gruppo di “Geometria e ricerca”. In questo clima culturale, moderno e stimolante, Sanchez ha formato la sua cifra stilistica, orientandosi verso la rappresentazione di piani obliqui che, in movimento continuo, attraversano lo spazio pittorico, s’intersecano e danno vita a trame di luce. Nell’intreccio dei piani s’intuiscono visioni urbane e simulazioni architettoniche, che perdono ogni residuo oggettivo, ogni riferimento alla realtà sensibile, per definire una struttura visiva pura. Una purezza che non è freddezza matematica ma equilibrio delle pulsioni, tradotte in accensioni cromatiche e delicati passaggi tonali. Su questa trama s’impostano segmenti verticali e obliqui, sintetiche allusioni agli uomini che abitano e vivificano lo spazio urbano. Roberto Sanchez, lungi da un’asciugatura dei dati spaziali, tende ad arricchire le suggestioni geometriche con accostamenti di piani-colore a trama e inserisce il principio di scomposizione-ricomposizione tipico dell’anagramma, sostituendo alla parola l’immagine. Sanchez cavalca l’incerto, il provvisorio, cerca di coinvolgere il fruitore. Molte sue opere giocano sulla combinazione, evocano il “tangram”, antico gioco cinese basato su assemblaggi geometrici. Il potenziale dinamismo sotteso alle scansioni astratte diventa un fattore esplicito e determinante nell’opera di Sanchez, che ordina piani obliqui in moto perpetuo. L’artista napoletano guarda alla base geometrica scatolare non come elemento combinante definitivo, bensì come veicolo di aperture poetico-spaziali.

(tratto dal testo critico per la mostra "Opere Mobili" al Museo Minimo, 2004)


NOTA CRITICA #1
(a cura di Rosario Pinto)

Nel contesto espositivo di ‘Tangram’ Roberto Sanchez presenta una rassegna della sua produzione creativa più recente, al cui interno emerge la continuità della sua proposta di carattere astrattista. Quella di Roberto Sanchez è una particolare declinazione delle logiche astrattive e si profila come intervento caratterizzato da forte impronta segnica, ciò che ne fa - come suggerisce Rosario Pinto nel saggio storico-critico che introduce in catalogo l’artista –un esponente di rilievo di quella poetica creativa che coniuga le scansioni analitiche del dato con la consistenza della robustezza materica. Alla luce di ciò, la profilatura della personalità di Roberto Sanchez che, allo stato, va ad offrirsi in una opportunità di resa di bilancio della sua lunga e pluridecennale attività creativa, può trovare una sua giusta ed equilibrata definizione di ‘astrattismo progressivo’. Con tale locuzione, infatti, si rende ragionevolmente circoscrivibile tutto il percorso evolutivo che Sanchez è andato compiendo nel tempo, producendosi in un lavoro di scavo e di indagine che egli ha sviluppato non solo agendo su se stesso, ma anche avendo le capacità di non perdere mai di vista la propria collocazione nel mondo.


NOTA CRITICA #3
(a cura di Giovanni Cardone)

Roberto Sanchez - Un Dialogo tra Spazio e Tempo
[...] Ho sempre amato incontrate gli artisti nel proprio studio è quello che ho fatto anche con Roberto Sanchez essendo uno studioso del futurismo e dell’astrattismo- geometrico sono rimasto rapito dalla sua arte, egli rappresenta in toto l’esistenza e i suoi significati più profondi. Certamente posso dire che la pittura di Roberto Sanchez si avvicina al linguaggio futurista di Giacomo Balla e in particolar lo si evidenzia dal gesto, dalla forma e dallo spazio e dalla scomposizione delle opere che segnano e dividono lo spazio ed aprono per alcuni aspetti a pennellate irregolari e dinamiche. A queste s'intervallano linee sottili costitutive di minimi tracciati poliritmici, penetranti somatizzazioni che registrano la vigorosa rapidità con cui Roberto Sanchez imprime sulla tela la propria indelebile organizzazione astratto-geometrica. La sua pittura sostiene equilibrismi accumulativi ed esercizi di gesto che smembrano la materia colorata con nitida soggettività, frugando il reale e nel contempo scavando animosamente dentro l’inconscio che in automatico produce una tensione moto-emotiva totalizzante, la quale filtra per poi implodere senza leggiadrie superficiali sulla tela, all’interno di movimentazioni cromaticamente disgiuntive-congiuntive. Roberto Sanchez è tenace, non ammette remore nella manifestazione di un “sé” stretto tra visioni e forza interiore; “sé” interloquente con il cosmo ad esso esterno, affidato ad un contatto diretto-autonomo con la pittura e con gli impasti che annullano qualunque ipotesi d’organicità cromatica poiché a questa preferiscono l’azione di un’imprimitura individuale, passibile di forte spiritualizzazione. Un’imprimitura che non lascia fluire accademicamente il colore, ma al contrario porta alla creazione di eccellenti frizioni abrasive, taglienti e spigolose, appassionate come le sfrontate voluttà incisorie dalla classica linearità segnico-direzionale. La capacità di concepire e costruire tramite strumenti “classici” (pennello, colore, tela) appare particolarmente significativa in una pratica processuale che si spinge oltre la generica categorizzazione astratto-geometrico frammento su frammento, le sovrapposizioni cromatiche distribuite da Roberto Sanchez acquisiscono lo status di caratteriali strutturazioni prospettiche, piani intrecciati dove torna puntuale l’azione coprente-velante-sovrastante delle differenti pigmentazioni. La pittura di Roberto Sanchez si distingue anche per il rigore e l'equilibrio formale delle composizioni geometriche e delle ampie campiture che evidenziavano una tavolozza dai toni tenui, e una ricerca di armonia basata su un gioco di pesi e contrappesi, di cui la chiave di volta era, in sostanza, la ubriacante reiterazione e il reciproco bilanciamento di tasselli cromatici dello stesso colore e di forme geometriche simili, anche se sempre, leggermente, sottilmente diverse, le armoniche composizioni di Sanchez si frammentano le forme si frantumano, si addensano in formazioni più complesse e articolate. Spicca energico il colore che sovrasta e avvolge, mettendo in scena un dinamismo de-compositivo di un raziocinio ciclico e indipendente.