“Sintesi”, quattordici artisti si interrogano sull’arte non figurativa

27 Febbraio 2023 Redazione A&S 659

NELLA FOTO: SINTESI QUATTORDICI ARTISTI SI INTERROGANO SULLARTE NON FIGURATIVA.

Dal 12 Febbraio al 5 Marzo 2023, presso lo SPAZIO SV – Centro espositivo San Vidal di Campo S. Zaccaria (Venezia), si terrà la mostra collettiva dal titolo “Sintesi”.

L’esposizione vede quattordici artisti interrogarsi sull’attuale visione dell’arte non figurativa, che spazia dai riferimenti all’astrattismo di Kandinsky ai linguaggi prettamente informali. L’intenzione è anche quella di stimolare nei visitatori una riflessione su questi linguaggi, spesso ancora bistrattati e incompresi dal pubblico. Potete visitare la mostra dal Martedì alla Domenica dalle ore 10:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00. Per contatti potete telefonare al numero telefonico (+39) 349 7745190 o scrivere info@spaziosv.com.

GLI ARTISTI

MARZIO BANFI
Il Maestro svizzero Marzio Banfi, con le sue opere dense di materia di colore, ha la straordinaria capacità di condurre l’osservatore in una dimensione psicologica ed introspettiva del proprio pensiero. Con strati di corpose pennellate che variano dai toni del giallo, del blu e del rosso arancio, nelle due opere esposte in mostra realizzate con tecnica mista, l’autore rimarca, anche attraverso i titoli, il focus della sua indagine artistica: l’analisi dell’inconscio collettivo che avviene per mezzo di un viaggio, di un attraversamento interiore condotto grazie alle suggestioni della materia.

IVO COMPAGNONI
Un patchwork di stoffe, tela di liuta, foglia oro, colate di colori e materiali misti. I lavori di Ivo Compagnoni sono un chiaro riferimento all’Arte povera, a quella fase fondamentale dell’arte contemporanea italiana della seconda metà degli anni Sessanta, in contrapposizione e polemica con l’arte tradizionale. Così, oggi Compagnoni utilizza materiali di scarto insieme ad elementi presi in natura come i meravigliosi alveoli dei nidi d’ape. Tutto viene ridotto ai minimi termini per fare un’operazione filosofica, manifestandosi, proprio come diceva Germano Celant: “nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi".

PATRIZIA DA RE
Un lavoro raffinato quello di Patrizia Da Re che con due opere a tecnica mista e cuciture su tela, crea delle composizioni delicate che incuriosiscono l’occhio di chi guarda. Forme geometriche, riquadri e porzioni di spazio con campiture quasi monocrome, alternate da decorazioni minimali, sottili ed impercettibili. Di riconoscibile in queste due tele esposte vi sono le foglie che suggeriscono un’unica percezione di realtà. e Nelle porzioni di spazio ricavate tra reticoli di linee, vengono accostate delle lettere non tanto per andare a formare delle parole di senso, quanto per richiamare la scrittura ed il mondo della comunicazione fra esseri umani. Due enigmi che ci interrogano con i loro celati simbolismi.

GIOVANNI DE LUCA
Un tripudio di colori, sgocciolature ed incontri di colori accesi e vibranti riportano alla connessione con l’essenza del colore e con la sua capacità comunicativa. Nelle due tele di Giovanni De Luca si intuisce un’estrema necessità di espressione libera ed istintiva attraverso l’utilizzo di una palette di colori sgargianti, che se vogliamo contestualizzare col periodo, ricordano la palette carnevalesca di questi giorni di mostra. Se da un lato De Luca si esprime liberamente senza darsi dei confini, nella seconda tela definisce con un riquadro due settori, che differenzia anche con una diversa pennellata. Due modi differenti per sognare con la mente e farsi inondare di positività grazie all’energia sprigionata dal colore.

MARESA JUNG
L’autrice si contraddistingue dagli altri protagonisti di questa mostra sia per la scelta della digital art sia per quella del bianco e nero. Visioni evanescenti di forme geometriche circolari si ripetono sovrapposte come in un flusso di pensieri. Il riferimento, osservando questo dittico, va alle visioni oniriche, psichedeliche ma sempre connesse con il mondo naturale, dove l’acqua e il vento fanno vibrare campi di fiori o le fronde degli alberi. Qui il movimento si traduce come una suggestione della mente.

CLARA LA MONTANARA
Spesso, nel buio delle tenebre, emergono lampi di genio, scintille di luce o visioni mai considerate prima. Da un fondale blu notte, Clara La Montanara con la varietà della tecnica mista crea spazi complessi, ricchi di elementi e dettagli materici differenti. Emerge una ricerca sofisticata della percezione della superficie, dove l’autrice accumula segni, frammenti di materia, colore denso e granuloso, in un processo che sembra voler esprimere il trasferimento di emozioni profonde e recondite dell’animo.

ANTONELLA LAGANÀ
Un mondo futuristico, un universo di pianeti e costellazioni fantastiche è quello di Antonella Laganà. Con una pittura ad acrilico che svela grande sapienza ed esperienza con il pennello, l’artista ha ricreato scenari fantastici, dove le forme lineari conducono l’occhio in direzioni precise per poi lasciarlo alla perdizione dei minuziosi dettagli, senza dare un senso di smarrimento ma di conforto, aiutato dall’utilizzo di cromie vivaci e rassicuranti. Una città possibile grazie alla potenzialità della mente e alla traduzione in forme e colori che riconduciamo a scenari chimerici dove regna la meraviglia.

SONIA MARTINI
Da fondali lattiginosi si scorgono tracce fluorescenti di vita, spiragli di colore, come a voler indicare un mondo “altro” al di là della superficie. Un lavoro minuzioso e di grande postura quello di Sonia Martini, autrice che titola le sue opere facendo riferimenti al monto naturale, riproducendolo però attraverso le sue lenti d’osservazione. Attraverso una sintetizzazione delle forme e una traduzione analitica della realtà oggettiva e soggettiva, viene condensata su tela una stratigrafia di tempi remoti ma ancora vividi, che invogliano alla loro scoperta ed analisi, catturando l’attenzione di chi guarda attraverso piccoli sprazzi ipnotici di colore, sotto la fitta coltre che spesso annebbia quotidianamente la nostra vista.

CONCETTA MASCIULLO
Due visioni che sono sogno e allucinazione, fantasia e incredibile traduzione visiva delle emozioni. Con una poetica sottile e fondata sullo studio dei colori, Concetta Masciullo realizza l’espressione metafisica del sentire più intimo e vibrante dell’essere umano. Grazie agli accostamenti tra colori complementari e ad una stesura che rievoca bagliori e immagini recondite che ognuno può liberamente ricondurre a proprie interpretazioni, l’autrice riesce a ipnotizzare, affascinare e a condurci dentro alle sue tele con grazia e raffinata gentilezza.

SANDRA MENOIA
Sgocciolamenti, colate di colore, gestualità accentuata e dinamica, veloce. Sandra Menoia porta avanti nei suoi lavori la fusione lenta del colore unita alla fermezza del gesto orizzontale che taglia, definisce, trascina con sé materia sulla superficie della tela. Con l’utilizzo di colori acrilici ci dimostra come è possibile prendersi tutto lo spazio possibile della tela e rappresentare una laguna mentale e immaginaria. Allo stesso tempo, partendo da un fondo bianco asettico, si può costruire una montagna di intenzioni, una vera e propria lotta, un corpo a corpo col supporto, sfidato a colpi di pennello e colore: una sfida “ad ogni costo”.

ELENA NETSAYEF
Questi universi sono forse una bulimia di stelle filanti, costellazioni e turbini di galassie di colori e asteroidi? Gli “Universi” di Elena Netsayef si fanno interpreti di mondi dove domina la ricchezza, l’opulenza di colori, materia, forme. Sono fusioni sensuali di fili che ondeggiano e si incontrano fra loro, su di una variegata distesa di colori. Un’esplosione di vitalità, un inno alla vita, all’allegria e alla continua rinascita, in un universo prospero di stelle e nuove costellazioni. 

BEATRICE ROMAN
Un’indagine sull’assurdità della vita moderna, sull’alienazione dell’uomo contemporaneo nel lavoro e nella sua realtà più in generale. Beatrice Roman costruisce il suo linguaggio espressivo attraverso una sua grammatica ben definita: la ripetizione di forme geometriche rettangolari e la loro disposizione sulla superficie della tela raccontano uno stato delle cose, un disagio profondo, l’alienazione dell’umanità in favore dell’arida meccanicità. Un tratto ruvido, carismatico, che si evidenzia anche nella scelta cromatica di colori che introiettano una luce che diventa quasi segnaletica per occhi stanchi, bombardati da display e dispositivi che inghiottono e anestetizzano.

RENZO SBOLCI
Il totem: la sintesi estetica che in arte ci riporta a culture antiche e lontane nel tempo. Renzo Sbolci reinterpreta il simulacro antico attraverso una frammentazione e riduzione dell’idea a forma astratta e geometrica. Un lavoro con le matite che rendono il colore della superficie tenue ma omogenea, con l’utilizzo di una palette che rimanda sempre al mondo terroso, naturale e delle materie scultoree. Due rappresentazioni affascinanti per il loro rimando all’antichità ma allo stesso tempo per la sintetizzazione contemporanea di idea e spiritualità.

SILVIA ZAMBON
Superfici increspate dal sentire della profondità del pensiero, da flussi di coscienza che smuovono le masse e irruvidiscono la materia. La sintesi di Silvia Zambon è informale nella sua più intrinseca accezione: nessuna forma è riconoscibile, nessuna figura è percepibile nella realtà o nella geometria, solo la materia fa da padrone e così la sua intensa espressività attraverso colore e presenza. L’autrice si affida ai colori dell’oscurità come il blu notte o l’antracite e, con le reciproche diverse sfumature, esprime una geografia dell’anima. Con le rughe e gli agglomerati densi di pensiero, l’artista condensa un sentire intimo attraverso i rilievi che ne scandiscono lo spessore o lungo le spianate levigate che ne determinano la desiderata pace.

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Ultimo aggiornamento: 27/02/2023, 17:08