CopertinaLibri e Musica“Tutto il mio canto – un battito d’ali”: la poesia come radice e rinascita nei versi di Cinzia Santoro
1 Aprile 2026 Redazione A&S 361
Così Cinzia Santoro racconta la sua terra in "Tutto il mio canto – un battito d'ali", trasportando il lettore in un Sud fatto di memoria, radici e silenzi che sanno farsi materia. Come osservava Eugenio Montale, «La poesia è fatta di cose concrete, che si offrono a chi legge come esperienza del mondo», e nei versi della poetessa e giornalista pugliese questa dimensione si percepisce immediatamente: ogni immagine quotidiana diventa corpo lirico, trasformando il vissuto in memoria e respiro poetico. Nel panorama della poesia contemporanea, la voce di Cinzia Santoro si distingue per intensità lirica e impegno civile. Pubblicato dalla Delta 3 Edizioni, "Tutto il mio canto – un battito d'ali" è una silloge che intreccia memoria, identità e giustizia sociale, dove il Sud diventa coscienza viva e spazio simbolico. La parola poetica si fa corpo e respiro, capace di trasformare il dolore in energia creativa. Abbiamo incontrato l'autrice Cinzia Santoro per approfondire il senso della sua scrittura.
La sua poesia sembra nascere da un legame molto profondo con la sua terra. Quanto questo elemento ha inciso sulla sua scrittura?
«Ho sempre percepito in me il senso profondo delle mie radici, la grande forza delle donne del Sud che lottano per la propria autodeterminazione, in un mondo ancora patriarcale. Questo legame è parte integrante della mia poesia.»
Il tema del dolore e della rinascita è molto presente nella sua opera. Da dove nasce questa tensione emotiva?
«La poesia 'Ora su questa sedia', premiata al concorso internazionale 'Donna' è nata in un momento di forte rassegnazione. Ho scelto di attraversare il dolore, di arrendermi ad esso, e proprio da lì ho trovato la forza per superarlo. La poesia ha il potere di trasformare la fragilità in consapevolezza.»
Durante il periodo della pandemia la scrittura ha avuto un ruolo importante nella sua vita?
«Sì, queste poesie nascono da un lungo periodo di silenzio e riflessione. Scrivere è stata una salvezza e un modo per lasciare traccia del mio sentire nel mondo.»
Nei suoi versi emerge anche un forte impegno civile. Quanto è centrale questo aspetto?
«Mi riconosco nelle battaglie del femminismo. Credo che la società sia ancora patriarcale e che manchi un'educazione all'uguaglianza e al rispetto fin dall'infanzia. Vorrei che uomo e donna potessero avere lo stesso respiro, nel rispetto reciproco.»
La sua poesia è molto legata alla realtà. Che ruolo ha il quotidiano?
«Sono profondamente legata alla mia terra e la racconto attraverso immagini concrete. La poesia deve abitare il mondo.»
Se avesse una figlia, cosa le insegnerebbe, pensando al futuro?
«Le insegnerei ad amare le proprie radici, ma anche ad aprirsi al mondo, come un albero che cresce mantenendo saldo il legame con la terra, ma i propri rami verso il cielo.»
Una poetica, dunque, quella dell'autrice, in cui introspezione e impegno civile si fondono. Il verso libero e frammentato costruisce una musicalità essenziale, mentre le immagini quotidiane assumono valore simbolico, in linea con l'idea di Gaston Bachelard secondo cui l'immaginazione poetica trasforma il reale. La scrittura della Santoro unisce dimensione personale e collettiva, avvicinandosi a quella "poesia dell'esperienza" evocata da Yves Bonnefoy. "Tutto il mio canto – un battito d'ali" è un'opera intensa e autentica, capace di trasformare la malinconia in forza espressiva e restituire, in ogni verso, un equilibrio vivo tra memoria e futuro.
Rossella Cea