Anche l’artivista GildaPan partecipa alla collettiva “Un segno per Eleonora”

10 Maggio 2026 Redazione A&S 577

NELLA FOTO: ANCHE LARTIVISTA GILDAPAN PARTECIPA ALLA COLLETTIVA UN SEGNO PER ELEONORA.

Dal 16 Maggio al 12 Giugno 2026, presso gli spazi de La Stanza dell'Arte – ubicati in via Annibale Caccavello 59/b Napoli – si terrà l'esposizione collettiva Un segno per Eleonora a cura di Aldo Capasso.

Tra i settanta artisti che partecipano alla mostra interamente dedicata ad Eleonora de Fonseca Pimentel, martire della rivoluzione napoletana del 1799, è presente anche l'artivista salernitana GildaPan (nome d'arte di Gilda Pantuliano) con l'opera "Parlò", realizzata appositamente per l'appuntamento espositivo con tecnica mista su tela di 20 x 20 centimetri. L'opera è stata realizzata dall'artista mediante varie stratificazioni: al fondo, composto da vari frammenti de Il Monitore Napoletano (diretto proprio da Eleonora de Fonseca Pimentel) resi illeggibili per simboleggiare la damnatio memoriae avvenuta dopo la sua morte, sono stati sovrapposti due frammenti del libro Il resto di niente di Enzo Striano, a dimostrare che la voce di Eleonora sopravvive attraverso le parole altrui.

Da questo fondo – ci spiega l'artista GildaPan – emerge il volto di Eleonora, non come ritratto ma come costruzione instabile, generata da ciò che resta. Gli occhi, dei quali uno dipinto con il mio sangue, introducono una dimensione fisica e irreversibile: non rappresentano, ma testimoniano. In fronte, il simbolo dell'infinito a mo' di terzo occhio agisce come struttura silenziosa: un ciclo continuo di parola, soppressione e riemersione. Sulla bocca è applicato un bavaglio in merletto cartaceo, applicato dalla nobiltà dell'epoca, sulla cui superficie la scritta “Parlò” è composta da capelli: materia organica, identitaria, residuo del corpo. La parola è al passato, ma insiste. È pronunciata e insieme negata.

L'artista, conclude, specificandoci che: La figura di Eleonora, martire colta e libera che sfidava i ruoli di genere tradizionali per l’epoca, si sovrappone alle immagini contemporanee delle donne iraniane, sottoposte a controllo, violenza e repressione, anche istituzionale. Le proteste esplose dopo la morte di Mahsa Amini hanno reso visibile a livello globale un sistema in cui il corpo femminile è ancora campo di imposizione e punizione e che, tra XVIII secolo e presente, continua a ripetersi in voce, repressione, cancellazione, resistenza: ciò che resta – frammento, reliquia, traccia – continua a parlare. 

Questo lavoro di GildaPan è particolarmente singolare poiché rappresenta il punto d'incontro tra due dei suoi cicli di opere: [Reliquia], in cui materiali organici vengono utilizzati come tracce di presenza (sangue) e resistenza (capelli, in segno di adesione al movimento Donna, Vita, Libertà), e Parole in luce, dove vengono utilizzate pagine di vecchi libri che rappresentano la trasmissione della nostra memoria nell'era della digitalizzazione del sapere. L'artivista salernitana Gilda Pantuliano è sicuramente une affaire à suivre...

Ivan Guidone

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Ultimo aggiornamento: 05/06/2026, 05:55