Focus sulla mostra “Crucifige” di Gaetano Fiore (articolo + foto)

27 Marzo 2026 Redazione A&S 451

NELLA FOTO: FOCUS SULLA MOSTRA CRUCIFIGE DI GAETANO FIORE.

“Crucifige” è un percorso visivo che invita lo spettatore alla riflessione sul significato della Pasqua e della Passione.

In un articolo precedente, abbiamo già parlato della mostra “Crucifige” di Gaetano Fiore, visitabile fino al 12 Aprile 2026 presso lo spazio espositivo “La Porta del Cielo” di Treviglio, dove l'artista rende omaggio alla tradizione figurativa ed alla spiritualità dell'arte sacra, dialogando idealmente con il maestro del simbolismo italiano Gaetano Previati. Le opere proposte da Fiore accompagnano il visitatore in un percorso visivo che invita alla riflessione sul significato della Passione di Cristo e sul mistero pasquale.

La ricerca di Fiore si colloca all'intersezione tra astrazione espressionista, simbolismo colto e recupero spazio-materico. La sua cifra stilistica è definita da un profondo dialogo con la storia dell’arte del Novecento e con la dimensione sacrale dell'esistenza. Particolarmente significativo è il suo legame con la letteratura, culminato nel 2015 con il ciclo Stimmen in Farbe (Voci nel colore), dedicato alla poesia di Rainer Maria Rilke, dove il colore si fa traduzione visiva della parola poetica.

Nella sua installazione “Crucifige” alla Porta del Cielo, suggestiva location adiacente alla Basilica di Treviglio di San Martino e Santa Maria Assunta, Fiore indaga il concetto di "archeologia del presente". In dialogo con il Polittico rinascimentale di San Martino di Zenale e Butinone, scrigni-icone, disegni a punta d’argento accolgono rami e legni restituiti dal mare – simboli di croci preesistenti e testimonianze di una memoria naturale – Fiore trasforma l'elemento organico in una reliquia artistica. Questo approccio materico si fonde con una pittura colta e rigorosa, che trova i suoi riferimenti nei codici luministici di Gaetano Previati e nella drammaticità formale di Graham Sutherland, approdando a un linguaggio tragico e spirituale al tempo stesso.

Tra i suoi lavori più recenti e complessi, qui spicca la reinterpretazione delle 14 stazioni della Via Crucis e la realizzazione di una grande tela dedicata alla Crocifissione, opera monumentale in cui la tensione del segno e la stratificazione cromatica si pone come indagine universale sulla fragilità e la resilienza umana.

La cifra distintiva di Gaetano Fiore risiede nella capacità di trasformare il trouvé naturale in un elemento liturgico. L'integrazione dei rami restituiti dal mare all'interno delle icone non è un semplice esercizio di riciclo materico, ma un atto di riconoscimento: quei legni sono "croci che ci sono già state", frammenti di natura che portano in sé la memoria della deriva e della resistenza. L'opera diventa così un punto di incontro tra il tempo ciclico della natura e il tempo lineare della sofferenza umana.

La ricerca di Fiore si innesta in un dialogo colto e profondo con la storia dell'arte del Novecento, in cui spiccano l'eredità di Previati e la tensione di Sutherland. La luce e la frammentazione cromatica di Gaetano Previati sono i codici da cui Fiore parte, cercando una spiritualità che si dipana attraverso il colore. Tuttavia, Fiore rifugge ogni pacificazione estetica, i suoi riferimenti al dramma Rothkiano e ad un’eterea spazialità lasciano spazio a pennellate dinamiche, dinamismo che si carica di una tragicità espressionista e di una drammaticità formale alla Graham Sutherland. Le forme diventano laceranti, a testimonianza di una fede o di un’arte che non ignora il tormento.

Il legame di Fiore con la letteratura, e in particolare con la poesia di Rilke, è un asse portante della sua produzione. Il ciclo Stimmen in Farbe (Voci nel colore) non è un'illustrazione del testo poetico, ma una trasmutazione cromatica della parola. Qui il colore si fa voce, e la voce si fa spazio. La dedica a Rilke attraverso tre icone specifiche sottolinea una ricerca di "sacralità laica", dove l'opera d'arte diventa il luogo in cui l'invisibile si manifesta attraverso il visibile.

Nel confronto con le quartodici stazioni della Via Crucis, Gaetano Fiore raggiunge una sintesi compiuta tra la tradizione dell’icona e la rottura del contemporaneo. Le sue stazioni non sono solo narrazione religiosa, ma un'indagine esistenziale sulla fragilità, dove il legno marino e la tela si fondono in un'unica, intensa preghiera visiva.

Ivan Guidone

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Ultimo aggiornamento: 27/03/2026, 20:09