Fumetto: intervista allo sceneggiatore Michele Assante del Leccese

12 Giugno 2026 Redazione A&S 296

NELLA FOTO: FUMETTO INTERVISTA ALLO SCENEGGIATORE MICHELE ASSANTE DEL LECCESE.

Nato a Napoli nel 1972, Michele Assante del Leccese è un noto e valido sceneggiatore di fumetti, con numerose opere pubblicate a livello nazionale, come "Il patto del dottor Faust" (Dago, n° 326), "La valle dei segni" (Dago, n° 335), "Appuntamento al buio" (Lanciostory, n° 2394), "Il potere e la fede" (Dago, n° 316), "I giganti, il mago e l'imperatore" (Dago, n° 321) e tanti altri, che testimoniano il suo valido contributo alla letteratura fumettistica contemporanea. Oltre al Fumetto, Michele Assante del Leccese è noto per il suo impegno politico e civile per Procida e per essere divenuto negli anni portavoce di importanti progetti culturali – tra cui rappresentazioni teatrali, esposizioni d'arte ed eventi letterari – per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico dell'isola. Conosciamolo meglio con questa inedita e ricca intervista testuale che il talentuoso sceneggiatore partenopeo ci ha voluto concedere.


INTERVISTA A MICHELE ASSANTE DEL LECCESE
– a cura di Ivan Guidone / Sociologo e Giornalista


Qual è stata la sua primissima collaborazione con il mondo dei Fumetti?

La mia prima collaborazione “da professionista” è stata con NeroNapoletano, una graphic novel pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno, un’opera corale, con cinquanta disegnatori per cinquanta episodi da due tavole che componevano una sola grande saga criminale napoletana, tra cronaca e mito. Io scrissi undici episodi su cinquanta in totale. Mi chiamò Mario Punzo, direttore della Comix, la scuola di fumetto che coordinò il progetto e dove avevo frequentato anni prima il corso di sceneggiatura.

E quando nasce in Lei il bisogno di scrivere?

Praticamente da sempre, sin da quando ero un bambino ho sempre sentivo l'esigenza di scrivere, di creare storie, di inventare mondi. Scrivere, per me, è qualcosa di appagante, che mi rende felice.

Ha trovato difficoltà a far parte di questo mondo?

Come tutti i settori dell’Arte non è facile trovare il proprio posto, ed è forse per questo motivo che mi sono “diversificato”, scrivendo fumetti di ogni tipo: dal graphic journalism al fumetto storico, da quello fantasy a quello didattico-divulgativo.

Come vede il fatto che il Fumetto sia ancora considerato da alcuni come una forma artistica "minore", di serie B?

È una cosa assurda per me, anche se penso che le cose stiano pian piano cambiando. Il Fumetto è sempre più presente nelle librerie e nelle biblioteche, purtroppo a discapito delle edicole che stanno man mano sempre più scomparendo! In ogni caso, quando sento questo discorso mi viene sempre in mente una frase di Umberto Eco: “Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi.”

Qual è la sceneggiatura che le è rimasta particolarmente nel cuore?

Tantissime, forse quella dedicata alla morte di Luca de Filippo per Repubblica on-line (che ottenne grandissimo successo) o il primo adattamento a fumetti tratta da un romanzo della serie dei “Bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (con i disegni di Mario Schiano che uscì a puntate sul Corriere del Mezzogiorno), oppure la trasposizione a fumetti tratta dall'opera di Raffaele Viviani “L’ultimo scugnizzo” (con i disegni di Valeria Burzo, in collaborazione con la Comix, ma anche la prima di Dago ambientata nella mia Procida (per la casa editrice Aurea Editoriale, con i disegni dell'illustratore turco Yildirim Orer) o la storia con Dago bambino, la prima di una serie nuova, con i disegni di Ferdinando Silvestri. Ma non posso non menzionare “Il paese delle rarità” sulle malattie rare, con i disegni di Mario Testa o le tante storie di graphic journalism su testate giornalistiche come Terra e Repubblica. E tante altre, alla fine, in fondo in fondo, le amo tutte!

E qual è il suo illustratore preferito?

Beh, ho lavorato con tanti bravi disegnatori, ma se devo citarne uno solo allora scelgo Paolo Ongaro, un grande maestro del fumetto italiano. Ha quasi ottanta anni, ma disegna sempre divinamente! Con lui ho lavorato su Dago e ho avuto l'onore di veder disegnate da lui ben quattro delle mie storie!

Cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole intraprendere questo percorso?

Ci vuole prima di tutto passione ma non basta, ci vogliono costanza ed impegno, tanta volontà e testardaggine. L'importante è non mollare mai, ma gli consiglierei anche di preparare un piano B, perché nella vita bisogna essere pronti a tutto!

Vuole dire qualcosa ai nostri lettori?

Leggete, leggete tanti fumetti, che sia Topolino o Dylan Dog, che sia Zerocalcare o Dago, non importa, voi leggeteli! C'è un tipo di fumetto, un personaggio o una serie pronta per ognuno di voi, tutto sta nello scoprire quale!

Ivan Guidone

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Ultimo aggiornamento: 12/06/2026, 13:19